Piotr Kulczycki
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Giuseppe Lazzati divenne una delle figure chiave nella diffusione fra i cattolici di una cultura della partecipazione attiva nella politica, anche se personalmente non sentì una vocazione alla politica. In quest’articolo, è discusso il suo contributo intellettuale, e in particolare, come esso dipenda, ma anche superi, il pensiero di Maritain. Come Maritain, Lazzati aveva capito che erano necessari partiti di ispirazione cristiana, piuttosto che partiti cattolici, così come esiste una distinzione importante fra il lavoro dell’Azione Cattolica, nell’aiuto alla missione evangelizzatrice dei vescovi, e quello dei cristiani nella politica. Sono due campi di azione distinti ma non separati. Questa linea di pensiero conduceva a controversie nel partito cristiano democratico nuovamente fondato dopo la guerra, partito in cui alcuni non volevano accettare l’autonomia dell’azione politica cristiana dal controllo ecclesiastico. Allo stesso tempo, il suo gruppo (i dossettiani) doveva combattere contro quelli che volevano separare il cattolicesimo dalla politica. Benché la rivista Cronache Sociali del gruppo non avesse spesso testi che si riferivano esplicitamente a Maritain, alcuni articoli chiave di Lazzati sono chiaramente basati sul pensiero maritainiano. Lazzati adotta una prospettiva tomista in politica. L’articolo discute la sua teoria in proposito, il suo carattere fondamentalmente laico ed il bisogno per i laici cristiani di "mediare" fra il campo della fede e quello della politica, utilizzando come mezzo la virtù della prudenza ed il dialogo. Per far ciò, il cristiano deve riconoscere il primato dello spirituale nella sua vita; l’efficacia del suo impegno politico dipende, infatti, dalla contemplazione del divino. Secondo Lazzati, una "società politica" è quella che crea la "città dell’uomo a misura d’uomo", una frase che l’articolo esplora. After the Second World War, Giuseppe Lazzati was one of the key figures in creating a culture of political involvement among Catholics, although he himself did not feel called to be a politician. In this article, his intellectual contribution is discussed, and in particular, how he draws upon but also goes beyond Maritain. With Maritain, he saw that political parties of Christian inspiration were needed, rather than Catholic parties, and that there was an important distinction between the work of "Catholic Action", aiding the bishops in their mission of evangelisation, and that of Christians in politics. These represent two distinct but not separate fields of activity. This thinking lead to controversy in the newly-founded Christian democrat party after the War, where some did not want to accept the autonomy of Christian political action from hierarchical (episcopal) control. At the same time, they had to battle against those who wanted to separate Catholicism from politics. Although the journal, Cronache Sociali, of the group to which Lazzati belonged, i dossettiani, did not often carry articles with explicit connections to Maritain, a few key articles by Lazzati are clearly based on Maritain’s thought. Lazzati adopts a Thomistic view of politics, and the article discusses his political theory, including its fundamentally "lay" character and the need for the lay Christian to "mediate" between the field of faith and that of politics using the virtue of prudence and dialogue as the means. For this to be possible the Christian needs to recognise the primacy of the spiritual in his or her life and that his or her political commitment depends upon contemplation of the divine. According to Lazzati, a "political society" is one that creates the "human city on a human scale", a phrase which the article explores. |