|
Scarica
l'articolo in PDF
Analisi comparativa degli elementi che esprimono il
concetto di sostenibilità
Stefano Gomes
1. Introduzione
I.
Tra i meriti attribuibili al follow-up di Rio de Janeiro del giugno 1992, va
ascritto quello di aver attirato l'attenzione della comunità internazionale al
senso di consapevolezza di fronte al livello di degrado ambientale raggiunto,
nonché di proporre delle strategie economiche innovative che non penalizzino
il livello socio - economico raggiunto.
I 183 Paesi che parteciparono
alla Conferenza patrocinata dall'organizzazione delle Nazioni Unite su
"Ambiente e Sviluppo" (UNCED), concordarono sull'affermazione di obiettivi
comuni (la "Dichiarazione di Rio") mediante la formulazione di un piano di
azione per promuovere delle specifiche iniziative economiche, sociali ed
ambientali da attuare nel 21° secolo, denominato AGENDA 21 (Fig.1).
Originariamente gli strumenti
operativi dell'AGENDA 21 si sarebbero dovuti attuare mediante quattro
Convenzioni internazionali quadro[i],
che avrebbero interagito vicendevolmente, assicurando in questo modo, il
giusto equilibrio del pianeta Terra.
L'AGENDA 21 è strutturata in
quaranta capitoli nei quali sono sviluppati argomenti (o tematiche) reputati
suscettibili di approfondimenti, idonei per garantire un adeguato livello di
integrazione tra ambiente e sviluppo.
Fig.1 - L'articolazione dell'AGENDA 21

II.
Gli esperti che lavorarono sul documento programmatico AGENDA 21, formularono
il concetto di "sostenibilità" sui seguenti tre elementi :
1.
l'integrazione delle considerazioni ambientali in tutte le strutture
dei governi centrali e in tutti i livelli di governo per assicurare coerenza
tra le politiche settoriali;
2.
un sistema di pianificazione, di controllo e gestione per sostenere
tale integrazione;
3.
l'incoraggiamento della partecipazione pubblica dei vari soggetti
coinvolti con richiesta di una piena possibilità di accesso alle informazioni.
Si giunse così alla definizione
finale formulata dalla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo,
presieduta da Gro Harlem Bruntland, : "uno sviluppo che fa fronte alle
necessità del presente senza compromettere le capacità delle future
generazioni di soddisfare le proprie esigenze".
Secondo la definizione proposta,
lo sviluppo sostenibile ricerca, dunque, un rapporto armonico della
qualità della vita, pur rimanendo nei limiti del rispetto ambientale.
In attuazione a questo principio
sono state rese operative le Convenzioni relative ai Cambiamenti climatici,
la diversità biologica e la lotta contro la desertificazione, quali strumenti
di diritto internazionale, che soccorrono in particolare quei Paesi che ancor
oggi soffrono i limiti per l'assenza di democrazia, per garantire la qualità
ambientale globale.
La chiave di lettura delle tre
convenzioni scaturite dal Follow-up di Rio, è inquadrabile nel principio di
interconnessione risultante dai cicli bio-geo-chimici.
I cambiamenti climatici, oltre
ad essere influenzati dalle emissioni industriali e dalla presenza dei CFC (clorofluorocarburi),
sono condizionati dal sistema forestale, in generale e specificatamente da
quello equatoriale, ormai insufficiente a garantire un giusto equilibrio
ossigeno - anidride carbonica. Tagli, incendi, condizioni climatiche
contrastanti non sempre favorevoli sono i tre fattori che condizionano
pesantemente la ricchezza di biodiversità, del sistema forestale influenzando,
in modo rilevante in talune zone, il fenomeno della desertificazione.
Le pratiche sostenibili,
pertanto, sono quel tipo d'interventi necessari tendenti a non aggravare
ulteriormente il sistema da danni irreversibili già provocati.
III.
Negli ultimi trent'anni le convenzioni internazionali per la conservazione
della natura, quali strumenti di diritto internazionale patrocinate dall'ONU,
hanno sviluppato un sistema evolutivo d'approccio passando da:
-
convenzioni di
seconda generazione,
originate dopo la Conferenza di Stoccolma del 1972, focalizzate su tematiche
specifiche, come ad esempio la Convenzione per la tutela delle specie
migratrici (CMS) del 1979 o la Convenzione sul commercio internazionale delle
specie a rischio d'estinzione (CITES), del 1973 ;
-
convenzioni di
terza generazione,
originate dalla Conferenza di Rio de Janeiro del 1992,
dal carattere multidisciplinare, o globale, che perseguono lo scopo di attuare
in modo integrato ed armonico ambiente e sviluppo. Quest'ultimo inteso come
processo economico.
Nella Fig. 2 è stato rappresentato il modello
di E-Governance, cioè le Agenzie delle Nazioni Unite che dal 1972 curano il
processo di attuazione delle politiche internazionali ambientali, incluso il
Vertice di Johannesburg.
Fig.2 -
E-Governance ambientale

IV.
La nostra attenzione si concentrerà sulla Convenzione sulla Diversità
Biologica in quanto, sia dal testo della stessa sia dalle decisioni adottate
dalla Conferenza delle Parti contraenti (COP), sono contenuti una serie
d'argomenti meritevoli d'approfondimenti analitici, d'ordine filosofico e
morale sino ad ora mai posti a confronto.
Ad oggi, sono disponibili una
mole d'informazioni basate esclusivamente su dati scientifici: mancano
adeguati riferimenti che quantifichino il grado di promozione raggiunto
relativamente agli aspetti sociali, economici e politici.
Sulla questione ambientale non è
stata prodotta una Enciclica, anche se numerosi sono gli interventi di valore
Magisteriale di cui il principale è sicuramente ascrivibile al "Messaggio per
la giornata della Pace" pronunciato dal S. Padre nel 1990, elaborato in vista
della Conferenza di Rio de Janeiro.
Nel Messaggio si ribadisce in
primo luogo la visione cristiana basata sul duplice dualismo lavoro e dono e
lavoro e gratuità, cioè l'homo oeconomicus, solidale, proteso a
progettare un mondo per tutti.
La Chiesa, ad oggi,
è intervenuta sulle questioni ambientali soffermandosi principalmente sul
principio interpretativo del concetto di sostenibilità[ii],
in modo indiretto e su tematiche di più ampio respiro che fungono, comunque,
da base applicativa al dibattito odierno come la cooperazione, in tutte le sue
forme, la solidarietà, la sussidiarietà, con un richiamo al principio di
responsabilità dell'uomo verso il creato, senza per altro aver sviluppato un
documento ad hoc.
Traendo riferimento dai
documenti della Dottrina Sociale della Chiesa, nel paragrafo terzo sono stati
riportati i contributi maggiormente significativi, letti in modo comparativo e
comunque riconducibili alle tematiche ambientali come il privilegiare il
coinvolgimento dell'intera umanità, la messa in comune delle risorse, il
rispetto della natura, la responsabilità verso le generazioni future.
V.
In ultima analisi si ritiene che le informazioni attualmente in possesso,
adottate nei diversi fori internazionali, siano sufficienti per completare il
quadro conoscitivo sul reale stato dell'ambiente globale tenuto conto, tra
l'altro, che prossimamente si svolgerà a Johannesburg la manifestazione
celebrativa per il decennale della Conferenza di Rio de Janeiro (Rio+10). La
Commissione Sviluppo Sostenibile (CSS), l'Agenzia ONU istituita dall'UNCED per
dare attuazione ai contenuti dell'AGENDA 21, sarà chiamata ad illustrare i
risultati ottenuti, ed in particolare se lo sviluppo sostenibile è una via
praticabile e percorribile. Le riunioni preparatorie al vertice di
Johannesburg hanno evidenziato le notevoli difficoltà nell'ottenere
soddisfacenti risultati. Se da un lato è stata constatata una piena coscienza
e consapevolezza delle Parti dai diversi problemi ambientali, dall'altro i
risultati sono molto lontani ed ancora non risolti come il surriscaldamento
della Terra, la continua e la lenta perdita della biodiversità, l'azione di
deforestazione a ritmi esponenziali ed il sempre più evidente fenomeno della
desertificazione. Il vertice, pertanto, sarà l'occasione per focalizzare
quattro ambiti tematici strettamente connessi tra loro:
-
Proteggere la base
delle risorse naturali dello sviluppo economico;
-
Integrare gli
aspetti ambientali e l'eliminazione della povertà;
-
Rendere
sostenibile la globalizzazione;
-
Rafforzare il buon
governo e la partecipazione.
Il presente documento, lungi dal considerarsi esaustivo, tenuto conto della
complessità delle diverse tematiche trattate, persegue lo scopo di individuare
e comparare quegli argomenti ritenuti maggiormente significativi che sono alla
base del concetto di sostenibilità per l’apertura di un dibattito, meritori di
ulteriori approfondimenti.
2. Analisi delle principali
problematiche ambientali.
2.1.
Il Contesto internazionale
L’idea di una
Convenzione dal carattere globale, emerse nel corso dell’Assemblea Generale
dell’IUCN (l’Organizzazione internazionale per la conservazione della natura),
nel 1980. Successivamente, nel 1987, il Programma delle nazioni Unite per
l’Ambiente (UNEP) procedette all’istituzione di un gruppo di lavoro specifico
affinché si occupasse delle diverse tematiche afferenti la biodiversità,
anche se il negoziato non iniziò prima del novembre del 1990 per concludersi a
Rio de Janeiro nel giugno 1992.
La Convenzione,
oltre a sancire che la biodiversità costituisce un valore intrinseco da
tutelare e tramandare per le generazioni future, è attenta nel considerare
tutte le implicazioni sociali, economiche, scientifiche, educative, culturali,
ricreative ed estetiche che afferiscono a tale concetto.
L’articolo 1[iii]
contiene le basi concettuali della Convenzione dove è possibile individuare
tre obiettivi principali:
-
primo obiettivo,
la Convenzione sulla diversità biologica persegue la salvaguardia della
variabilità degli organismi viventi di ogni origine, ivi presenti nei diversi
ecosistemi e complessi ecologici di cui fanno parte;
-
secondo
obiettivo,
il perseguimento dell'uso sostenibile delle componenti che
costituiscono la diversità biologica (livello genetico, di specie ed
ecosistemico) mediante l'applicazione dei modelli che consentono di rispettare
i necessari tempi di rigenerazione delle risorse utilizzate. Pertanto, il
fine ultimo è quello di soddisfare le esigenze delle presenti generazioni e
quelle future;
-
terzo obiettivo,
la distribuzione, secondo principi di equità, dei benefici derivanti dall'uso
delle risorse genetiche e da un appropriato trasferimento delle relative
tecnologie.
Sulla base dell'elencazione dei tre obiettivi così delineati, il passo
successivo vede l'individuazione delle tematiche specifiche di rilevo di
nostro interesse.
2.2 La
Cooperazione: le linee guida delle Politiche delle Nazioni Unite per lo
sviluppo
Il tema della cooperazione è sicuramente l'argomento maggiormente trattato
nell'AGENDA 21 per l'attuazione dello sviluppo sostenibile, e dalle relative
Convenzioni che ne derivano, il quale, tra l'altro, è posto tra gli argomenti
prioritari nei piani e programmi dei Paesi industrializzati (Pi), Esso trae
fondamento da diverse fonti.
Il capitolo IX della Carta delle Nazioni Unite
è dedicato alla "cooperazione internazionale economica e sociale", ma già
nell'art.1 della Carta veniva indicata nei compiti e nelle finalità della
nascente Organizzazione internazionale e l'attuale politica delle Nazioni
Unite si sta impegnando a ridurre le drammatiche diseguaglianze che esistono
tutt'oggi tra i Paesi membri.
L'articolo 55 dello statuto ONU stabilisce
quali siano le premesse fondamentali per garantire la stabilità economica così
disponendo: "Al fine di creare le condizioni di stabilità economica e di
benessere che sono necessarie per avere rapporti pacifici ed amichevoli fra le
nazioni, basati sul rispetto del principio dell'uguaglianza dei diritti o
dell'autodeterminazione dei popoli, le Nazioni Unite promuoveranno:
a)
un più elevato tenere di vita, il pieno impiego della mano d'opera, e
condizioni di progresso e di sviluppo economico e sociale;
b)
la soluzione dei problemi internazionali economici, sociali, sanitari e
simili, e la collaborazione internazionale culturale ed educativa;
c)
il rispetto e l'osservanza
universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza
distinzione di razza, sesso, lingua o religione.
Tali premesse rappresentano le basi teoriche
per la formulazione dei principi generali della cooperazione allo sviluppo
contenuti in alcune risoluzioni adottare dall'Assemblea generale, che a giusto
titolo sono considerate storiche in quanto indicano gli elementi fondamentali
del nuovo tipo approccio per la crescita dei Paesi in via di sviluppo come la
Dichiarazione e il Programma d'azione per l'instaurazione di un nuovo
ordine economico internazionale (Ris.3202 e 3202 del 1974) e la carta
dei diritti e doveri economici degli Stati (Ris.3281 del 1974).
In conclusione, gli obiettivi generali
perseguiti dall’ONU[iv]
sono mirati al raggiungimento della giustizia sociale internazionale (Lettera
m della Carta ONU) affinché si attui una politica economica tale da garantire
il giusto rapporto tra i prezzi dei prodotti importati e quelli esportati dai
Paesi in via di sviluppo, la diversificazione delle loro esportazioni, il
miglioramento delle condizioni di accesso al mercato, la stabilità e la
remuneratività dei prezzi delle merci, la conclusione di accordi multilaterali
a lungo termine per i prodotti di base, l'accesso di quei paesi alle
realizzazioni in campo tecnico e scientifico mediante il trasferimento della
tecnologia.
La cooperazione[v]
è sicuramente il tema prioritario, la struttura portante per l'attuazione
della Convenzione. Il tema della cooperazione viene ribadito ripetutamente
sottolineando la necessità di garantire un pari livello di conoscenza tecnica
e scientifica, tra tutte le Parti contraenti da attuare mediante idonee
politiche nazionali, indirizzate alla valorizzazione delle risorse umane,
incluse le pratiche tradizionali mantenute dalle popolazioni locali.
2.3
Gli strumenti del diritto internazionale a favore del principio della
responsabilità (liability).
L'assenza di una legislazione internazionale che regoli le norme di tutela
per l'accesso alle risorse genetiche è uno degli aspetti che maggiormente
influiscono negativamente sulla crescita economica dei Paesi in via di
sviluppo (Pvs) in quanto sono i principali detentori di tali risorse.
L'assenza di tali norme è condizionata da forti interessi economici, da gravi
problemi di giustizia sociale e di democrazia che affliggono questi Paesi.
Consapevoli di questi limiti, i Pvs guardano con molto interesse alla
formulazione di strumenti giuridici internazionali che offrano indicazioni
certe e trasparenti, ispiratori di autentici principi democratici che rendano
consapevoli delle proprie responsabilità i Governi.
La
V° Conferenza delle Parti contraenti della Convenzione (Nairobi, maggio 2000)
con la Decisione V/18 si è pronunciata invitando le Parti, i Governi e le
Organizzazioni internazionali di promuovere e divulgare gli accordi
internazionali a favore dell'ambiente in applicazione al principio della
"responsabilità" (liability), così come espresso nell'articolo 14 del testo
della Convenzione[vi].
Riconoscendo la carenza strutturale ed ideologica di democrazia di alcuni
Paesi, le Parti contraenti hanno promosso, mediante il proprio organismo
scientifico, lo studio per la formulazione di un testo, o linee guida, in cui
vengono individuati i processi, le categorie e le attività suscettibili per la
valutazione d'impatto ambientale.
Con questo riconoscimento, i Governi e le Nazioni si sono resi consapevoli di
operare al meglio per la tutela della biodiversità e della responsabilità nei
confronti dei vicini: la natura non conosce le frontiere geopolitiche ed il
principio di responsabilità sottolinea la consapevolezza di godere ed offrire
i benefici derivati dai beni ambientali; essi possono anche essere depauperati
se accompagnati da una mancata compensazione[vii].
Secondo l'impostazione teorica formulata da Buchanan e Stubblestine, è stato
possibile individuare due tipi di esternalità, denominate rispettivamente
unidirezionali e reciproche. Nel primo caso si ha quando una persona, o
ditta, impone una esternalità all'altra senza che quest'ultima la impone a sua
volta, nel secondo caso gli effetti sono reciproci nel momento in cui le
esternalità sono prodotte da due soggetti contemporaneamente.
Una
applicazione di tale principio risulta evidente nel testo del Protocollo di
Cartagena (o Biosicurezza), relativo al movimento trasfrontaliero di
organismi geneticamente modificati, nel quale è stato incluso un articolo
specifico (il 27) denominato "Responsabilità e riparazione" (Liability and
redress) in cui viene detto espressamente che dovrà essere elaborato uno
specifico strumento di diritto internazionale che definisca i termini della
questione mediante idonee procedure. Il testo, una volta ultimato, sarà
adottato dalla Conferenza delle Parti come requisito necessario per la sua
attuazione a livello mondiale.
Tra le varie iniziative[viii]
è meritorio ricordare l'impegno dell'Unione Europea che sin dal 1985, con una
Direttiva, definiva quali classi di progetti dovevano essere sottoposti agli
studi di valutazione di impatto ambientale.
Successivamente nel 1993 ha pubblicato un "Libro Verde". Un'opera di valore
conoscitivo che ha condotto alla formulazione e alla pubblicazione negli anni
successivi del "Libro Bianco" sulla responsabilità ambientale (COMM(2000) 66
Final) nel quale sono stati delineati gli orientamenti politici fondamentali
per poter operare in un regime di sicurezza, circoscrivendo al massimo le
attività pericolose per la protezione della diversità biologica.
2.4
Il ruolo fondamentale dell'informazione.
Con il termine di complessità, la teoria dei sistemi indica l’esistenza di un
problema operativo o conoscitivo relativo alla dinamica di un sistema in
duplice riferimento:
1.
In funzione alla necessità di mantenere stabili i confini di sistema
durante gli scambi tra interno ed esterno di una struttura;
2.
In relazione alla prospettiva di un osservatore, che valuta la
complessità stessa, come eccesso di possibilità decisionali, ovvero come
insufficienza del suo punto di vista rispetto alla necessità di agire
praticamente o di spiegare le interdipendenze che vi si affollano intorno.
La complessità, sta quindi ad indicare la circostanza secondo cui le possibilità
di scelta, di controllo e di conoscenza, offerte da un sistema, sono superiori
alle capacità di scelta, di controllo e di conoscenza possedute da un
osservatore del sistema stesso.
La Convenzione sulla Diversità Biologica è una convenzione quadro che racchiude
una molteplicità di argomenti, incidenti gli uni con gli altri in modo
trasversale. Da ciò nasce l'esigenza di poter disporre di uno scambio
razionale delle informazioni che favorisca la condivisione del patrimonio
delle conoscenze e il perseguimento dei molteplici obiettivi secondo i
seguenti punti:
1.
Facilitare il confronto tra le diverse esperienze relative alla ricerca
e alle sue applicazioni;
2.
Accrescere la consapevolezza del fatto che la conservazione della
biodiversità nel tempo è un obiettivo comune;
3.
Evitare la duplicazione degli sforzi di ricerca;
4.
Fornire gli strumenti a tutti i Paesi, in particolare quelli in via di
sviluppo, per affrontare le problematiche relative alla gestione sostenibile
del territorio e del patrimonio in fatto di biodiversità;
5.
Mantenere la diversità culturale.
La diffusione
delle informazioni scientifiche, tecniche e socio economiche avviene
attraverso la letteratura specialistica, la partecipazione a congressi,
convegni e corsi di formazione, allestimento di campagne informative,
l'incentivazione di partenariati attivi e di cooperazione internazionale, e
attraverso la produzione di strumenti informativi multimediali.
Al
fine di perseguire una efficace azione di cooperazione è necessario sviluppare
e migliorare i meccanismi della condivisione, gestione e diffusione delle
informazioni.
Per questo scopo la COP, quale massimo organo decisionale della Convenzione, ha
promosso la creazione di un meccanismo di scambio delle informazioni.
Tale meccanismo denominato "Clearing-House Mechanism- CHM" è uno strumento
flessibile decentralizzato che consente l'equa distribuzione e fruizione delle
informazioni, basandosi sulle necessità degli utenti sia privati sia
operatori del settore pubblico e decisori.
L'approccio epistemologico della CHM, dal carattere non esclusivamente
scientifico, si rivela come lo strumento idoneo per l'indagine critica
sull'origine e la struttura della conoscenza, ovvero offre l'opportunità ad
ogni Paese di poter sviluppare un adeguato processo civile e democratico.
La CHM è, dunque, la giusta risposta a quanto affermato dal Principio 10 della
Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo: "la maggiore efficienza nella
gestione ambientale si raggiunge con la partecipazione di tutti i cittadini e
l'accesso alle informazioni ambientali detenute dalle autorità pubbliche".
In tale
contesto, risulta significativo evidenziare il progresso raggiunto nel campo
dell'informazione ambientale raggiunto con la Convenzione di Aarhus.
Storicamente il
processo negoziale è iniziato nel 1995 per concludersi nel 1998, con la firma
da parte di 39 Stati e dell'Unione Europea hanno dato vita ad una Convenzione
adottata sotto gli auspici della Commissione Economica per l'Europa delle
Nazioni Unite (UN-ECE) che persegue come principale obiettivo "…
contribuire alla protezione del diritto di ogni persona, della presente e
delle future generazioni, di vivere in un ambiente adeguato alla propria
salute ed al proprio benessere, ogni Parte garantirà i diritti di accesso
all'informazione, alla partecipazione pubblica nel processo decisionale, e
l'accesso alla giustizia in materia di ambiente.." (Art.1), e che si
propone tre specifici settori di intervento quali:
¨
Sviluppare l'accesso dei cittadini all'informazione di cui dispongono le
autorità pubbliche;
¨
Favorire la partecipazione dei cittadini alle attività decisionali aventi
effetti sull'ambiente;
¨
Estendere le condizioni per l'accesso alla giustizia.
Il senso di
consapevolezza e responsabilità nel fornire, e garantire sempre una corretta
informazione è sottolineato dall'Art. 2, comma 3, che ne definisce il termine
"con informazione ambientale s'intende qualsiasi informazione scritta,
visiva, radiofonica, elettronica o qualsiasi altra forma riguardante:
a)
Lo stato degli elementi dell'ambiente, quali aria ed atmosfera, acqua,
terra, suolo, territorio, paesaggio e siti naturali, la biodiversità e le sue
componenti, inclusi gli organismi geneticamente modificati e l'interazione tra
questi elementi;
b)
Fattori, quali sostanze, energia, rumore e radiazioni, ed attività o
provvedimenti, inclusi i provvedimenti amministrativi, accordi volontari
ambientali, politiche, normativa, piani e programmi, che influenzano o che
possono influenzare gli elementi dell'ambiente compresi nell'ambito della
lettera (a), ed analisi dei costi/benefici ed altre analisi economiche
utilizzate nei processi decisionali relativi all'ambiente".
La Convenzione,
sottoscritta ad Aarhus dai Paesi interessati, nel 2001 è stata resa operativa
grazie all'impegno politico perseguito, mediante gli atti di ratifica attuati
dagli Stati, tra cui anche l'Italia.
L'informazione ambientale
si sta rivelando sempre di più un argomento di non facile approccio, dato
l'alto livello specialistico dei temi trattati, con implicazioni che spesso
s'interfacciano tra scienza, politica e mezzi di comunicazione.
I ricercatori del settore
sono consapevoli di essere chiamati a restituire fiducia, garantendo la
massima trasparenza, indicando preventivamente gli obiettivi prefissati, i
risultati e i potenziali rischi.
3.
L'insegnamento sociale della Chiesa.
3.1 La Cooperazione e responsabilità.
Per quanto concerne il tema della
cooperazione, la Dottrina sociale della Chiesa, ricca nella sua tradizione nel
perseguire i due principi fondamentali della continuità con il passato e nella
capacità di rinnovarsi, intervenne già nel 1961, quando la problematica non
aveva assunto i drammatici toni odierni affrontando le questioni legate
all'economia internazionale.
E' la figura di Giovanni XXIII, che con la
Mater et Magistra, inizia il processo di analisi delle problematiche
legate allo sviluppo dei popoli in funzione dell'economia internazionale,
ponendo particolare attenzione alle relazioni tra paesi industrializzati e
paesi in via di sviluppo, o sottosviluppati secondo la terminologia
dell’epoca.[ix]
Nell'Enciclica viene evidenziato il processo
dell'interdipendenza a livello mondiale: "I progressi delle scienze e della
tecnica in tutti i settori della convivenza moltiplicano ed infittiscono i
rapporti tra le comunità politiche, e rendono perciò la loro interdipendenza
sempre più profonda e vitale. Di conseguenza può dirsi che ogni problema umano
di grande rilievo, qualunque ne sia il contenuto, scientifico, tecnico,
economico, sociale, politico, culturale, presenta oggi dimensioni
soprannazionali e spesso mondiali" (MM. 200-201).
Nel passo
successivo (MM. 202) viene, inoltre, sottolineata l'impossibilità per
qualsiasi popolo di risolvere i propri problemi rendendo necessario attivare
una base d'intesa e di collaborazione per garantire il raggiungimento degli
obiettivi e solo l'assenza di reciproca fiducia, ne svia il percorso.
Per il superamento di questo stallo,
l'Enciclica (MM) indica la necessità di attuare un "ordine morale" (MM.
207) in grado di sviluppare tra i popoli una collaborazione economica elevata.
Giovanni XXIII, già nel 1960 lanciò un grande
appello alla solidarietà a favore dei paesi sottosviluppati nel corso della
Conferenza internazionale presso la FAO
[x] e successivamente nella MM verrà puntualizzata la
differenza che sussiste tra emergenza e cooperazione allo sviluppo Questo
passaggio è sicuramente il più importante in quanto anticiperà il concetto di
sviluppo sostenibile espresso successivamente, nel 1992 con la "Dichiarazione
di Rio"[xi]:
distruggere o sciupare beni che sono indispensabili ad esseri umani per
sopravvivere è ledere la giustizia e l'umanità" (MM. 161).
La constatazione storica del momento poneva in
evidenza il divario venutosi a creare, indirizzando le maggiori critiche al
principio d'intervento dell'emergenza, contrariamente ad una base
programmatica di cooperazione per incidere, in questo modo, in primo luogo sul
sistema economico ed in secondo luogo di far acquisire "ai propri cittadini
attitudini e qualifiche professionali e competenze scientifiche e tecniche ed
a mettere a loro disposizione i capitali indispensabili per iniziare ad
accelerare lo sviluppo economico con criteri moderni" (MM.163).
Il pensiero di Giovanni XXIII, si ritrova nel
Principio 9 della Dichiarazione di Rio[xii]
in cui si definisce con il termine di "capacity-building", la conoscenza
tecnica e scientifica, inclusa lo scambio di tecnologia innovativa adeguata,
quale necessaria base d'intervento idonea per il perseguimento ed attuazione
del modello economico locale definito sviluppo sostenibile.
Il concetto di "capacity-building", la capacità del saper fare, non risulta in contraddizione quando, nel momento in
cui viene riconosciuto il sapere tradizionale, è assegnato alla popolazione
indigena e alle comunità locali il ruolo vitale per la gestione e lo sviluppo
dell'ambiente così come espresso nel Principio 22[xiii].
Concetto che troverà successivamente la sua collocazione, con l'articolo 8(j),
nel testo della Convenzione sulla Diversità Biologica.
Il valore spirituale tracciato dalla Mater et magistra sul tema
della cooperazione economica internazionale, verrà successivamente
ripreso nel Concilio Vaticano II, con la Gaudium et Spes, (1965) e da
Paolo VI con la Populorum Progressio, (1967).
I
due documenti sociali saranno per lungo il punto di riferimento della
riflessione cattolica sull'economia internazionale. Ad essi si aggiungeranno
in seguito "La giustizia del mondo" del Sinodo dei Vescovi nel 1971,
il documento "Al servizio della comunità umana: un approccio etico al
debito internazionale " elaborato dalla Pontificia Commissione "Iustitia
et Pax" nel 1986 e nel 1987 in omaggio alla al 20° anniversario della
Populorum Progressio, Giovanni Paolo II presenterà l'enciclica
Sollicitudo Rei Socialis.
Punto di partenza della dottrina del Concilio è che mediante l'interdipendenza
e la solidarietà "si stabilisca una maggiore cooperazione internazionale in
campo economico" in attuazione degli scopi prefissati dalle organizzazioni
internazionali (GS. 85,1).
Dal
canto suo Paolo VI nella Populorum Progressio afferma che "i popoli
ricchi godono di una crescita rapida, mentre lento è il ritmo di sviluppo di
quelli poveri. Aumenta lo squilibrio: certuni producono in eccedenza beni
alimentari di cui altri soffrono crudelmente la mancanza, e questi ultimi rese
incerte le loro esportazioni. Nello stesso tempo, i conflitti sociali si sono
dilatati fino a raggiungere le dimensioni del mondo " (PP 8-9). Una
siffatta congiuntura mina allo sviluppo integrale dell'uomo il quale è privato
della solidarietà umana dunque della nazione.
Di
fronte a una situazione da cui emergono solo sforzi dispersi ed isolati, Paolo
VI ha posto l'accento sull'azione della "concertazione" tramite un programma
escludendo la prassi dell'intervento occasionale lasciato alla buona volontà
del singolo: "Esso suppone (…) studi approfonditi, individuazione degli
obiettivi, determinazione dei mezzi, organizzazione degli sforzi, onde
rispondere ai bisogni presenti e alle prevedibili esigenze future. Ma è anche
molto di più in quanto trascende le prospettive della semplice crescita
economica e del progresso sociale e conferisce senso e valore all'opera da
realizzare. Nell'atto stesso in cui opera nella migliore sistemazione del
mondo, esso valorizza l'uomo" (PP 50).
La raccomandazione di adottare programmi concertati e integrati non è vista in
modo primario come un principio di efficienza, bensì di atteggiamento
spirituale "Senza dubbio, degli accordi bilaterali o multilaterali[xiv]
possono utilmente essere mantenuti, in quanto permettono di sostituire ai
rapporti di dipendenza e ai rancori derivati dall'era coloniale delle
proficue relazioni di amicizia, sviluppare su un piano di uguaglianza
giuridica e politica. Ma incorporati in un programma di collaborazione
mondiale essi sarebbero immuni di ogni sospetto. Le diffidenze di coloro che
ne sono i beneficiari ne uscirebbero attenuate, poiché essi avrebbero meno
ragioni di temere, dissimulare sotto l'aiuto finanziario o l'assistenza
tecnica, certe manifestazioni di quello che è in termini di pressioni
politiche e di potere economico esercitati allo scopo di difendere e o di
conquistare una egemonia dominatrice." (PP 52).
Il merito attribuito a Giovanni Paolo II con l'enciclica Sollicitudo Rei
Socialis, oltre ad analizzare le cause del ritardo politico dello
sviluppo del Terzo mondo, tra cui il conflitto allora ancora esistente tra i
due blocchi Est-Ovest, contiene delle precisazioni sulla dottrina della
solidarietà già esposta in altri documenti.
La solidarietà non è semplice consapevolezza della interdipendenza, è un
atteggiamento morale propriamente detto: "è la determinazione ferma e
perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di
ciascuno, perché tutti siano veramente responsabili di tutti" (SRS 38).
L'enciclica insiste sul tema della solidarietà tra i paesi sottolineando
l'importanza della riforma del sistema commerciale internazionale, il sistema
monetario finanziario internazionale e specificatamente la richiesta di
giungere ad un miglioramento delle procedure in materia di scambi di
tecnologia (SRS 45).
Un contributo importante alla riflessione sino ad ora condotta, emerge dai
risultati del Convegno "Futuro della nostra terra. Responsabilità cristiana
per il sociale, il lavoro, l'ambiente" (Assisi, maggio, 2001) promosso
dall'Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro della Conferenza
Episcopale Italiana, in cui sono stati, tra l'altro, riconosciuti che ai tre
grandi principi dell'etica cristiana, bene comune, solidarietà e sussidiarietà,
se ne aggiunga un quarto, la sostenibilità in quanto racchiude in se la
dimensione economica, sociale, politica ed ecologica.
Elemento di forza delle conclusioni sono offerte dal punto 9 della CHARTA
OECUMENICA, un importante documento firmato congiuntamente dai Presidenti
delle Conferenze delle Chiese europee (KEK) e dal Consiglio delle Conferenze
episcopali europee (CCEE) il 22 aprile 2001 a Strasburgo, con la quale le
Chiese dichiarano espressamente il loro impegno per uno stile di vita
sostenibile "… per realizzare condizioni sostenibili di vita per l'intero
creato. Consci della nostra responsabilità di fronte a Dio, dobbiamo far
valere e sviluppare ulteriormente criteri comuni per determinare ciò che è
lecito sul piano etico, anche se è realizzabile sotto il profilo scientifico e
tecnologico… un impegno a sviluppare uno stile di vita nel quale, in
contrapposizione al dominio della logica economica ed alla costrizione al
consumo, accordiamo valore ad una qualità di vita responsabile e sostenibile".
3.2 Il principio
dell'universalità.
La sostenibilità, come espressione della responsabilità cristiana verso il
creato, è la risposta ad alta valenza significativa con la quale si è
pronunciata la Terza Conferenza dei Responsabili presso le Conferenze
episcopali d'Europa (CCEE) riunita a Badin (Slovacchia, 2001) rivolgendosi a
tutti i credenti.
Gli
oltre 60 delegati di 20 Paesi hanno concordato sul fatto, che la questione
ambientale è considerata una sfida sociale di vasta portata che rivela, tra
l'altro, una crisi etica e spirituale dell'uomo moderno.
Nel
riconoscere la lotta globale alla povertà, la compatibilità ecologica e
l'efficienza economica nello sviluppo sociale, quali elementi portanti del
principio di sostenibilità, è riconoscibile la radice comune nella dottrina
sociale cristiana.
In conclusione, la Chiesa attraverso i suoi documenti è consapevole di un nuovo
ordine mondiale caratterizzato dalla diversificazione di più tipi di modelli
di sviluppo, fortemente segnato dalle disparità e dalle disuguaglianze che si
sono sviluppate dal dopo guerra ad oggi.
Vasti settori sono ancora non completamente esplorati come il commercio dei
servizi, dove la dipendenza è ancora maggiore che per i beni, la circolazione
della moneta, lo scambio di tecnologie, la proprietà intellettuale legata alla
gestione delle risorse genetiche, la circolazione delle informazioni,
tematiche, queste che sono alla base della tutela dell'ambiente.
L'appello finale alla Chiesa è quello di continuare a considerare la
dimensione internazionale, ponendo sempre in rilievo l'azione di solidarietà
verso tutti i popoli.
4.
Considerazioni finali.
L'indagine
condotta, e riassunta nella Tabella Comparativa (Tab.1), pone in evidenza i
numerosi punti di convergenza tra le azioni poste in essere all'indomani della
Conferenza di Rio e gli insegnamenti contenuti nei documenti della Dottrina
Sociale della Chiesa.
Una sintesi a
quanto delineato, si trova nelle parole del Pontefice durante il Giubileo
degli agricoltori il 12 novembre 2000 a piazza S. Pietro.
In quella occasione Giovanni Paolo II, rivolse
l'invito a contribuire, in modo sempre più incisivo, ad una "cultura della
solidarietà sul piano politico, economico, nazionale ed internazionale, verso
iniziative generose ed efficaci a vantaggio dei popoli meno fortunati", ed
ancora occorre "resistere alle tentazioni di una produttività e di un
guadagno che vadano a discapito della natura".
Tab.1 -
Tabella Comparativa
|
|
Contesto
internazionale |
Conv.
sulla Diversità Biologica |
Magistero
della Chiesa |
|
Cooperazione |
-
AGENDA 21;
-
Meccanismi finanziari;
-
Convenzioni internazionali;
-
Ruolo degli stakeholder; |
-
Art. 5, cooperazione;
-
Art. 8(j), pratiche tradizionali;
-
Art. 15, accesso alle risorse genetiche;
-
Art.16,accesso alla tecnologia;
-
Art.18, cooperazione tecnica e scientifica; |
-
MM (163)
-
PP (8, 9 , 50, 52)
-
GS (85,1)
-
SRS (45) |
|
Responsabilità |
-
Convenzione di Basilea;
|
-
Art. 19.3, gestione della biotecnologia e distribuzione dei
benefici;
-
Protocollo di Cartagena (Art. 27)
|
-
SRS (38)
-
CCEE
-
Charta Oecumenica (9) |
|
Informazione |
-
Principio 10 della Dichiarazione di Rio
-
Convenzione di Aarhus |
-
Art. 17, scambio di informazioni |
Universalità |
Lo spirito del
messaggio papale si coglie anche nei documenti preparatori al Vertice di
Johannesburg, che si terrà nel settembre prossimo, fissando tra i principali
obiettivi strategici:
1.
l'eliminazione della povertà
Numerosi Paesi in
via di sviluppo vivono in condizioni di estrema povertà e questa grave
situazione richiede uno sforzo decisivo da parte dei Paesi industrializzati;
2.
i modelli di consumo e di produzione sostenibile
Gli attuali
modelli di consumo e di produzione comportano un uso eccessivo di risorse
naturali e un'ampia produzione di rifiuti. Le negative conseguenze
sull'ambiente richiedono soluzioni urgenti per utilizzare in modo efficiente uso
delle risorse, promuovere l'uso delle risorse rinnovabili, principalmente per
usi energetici;
3.
la gestione sostenibile delle risorse naturali
L'eccessivo
sfruttamento delle risorse naturali continua a produrre ingenti danni
all'ambiente ad ogni livello dell'ecosistema naturale. Le risorse, un tempo
abbondanti, si stanno riducendo e pertanto occorre intervenire per garantire un
adeguato principio di tutela e gestione per il beneficio delle future
generazioni;
4.
la globalizzazione sostenibile
Molti Paesi hanno
registrato una più intensa crescita economica, grazie ad una progressiva
apertura dei mercati. Tuttavia i benefici dello sviluppo non sono equamente
distribuiti, producendo maggiori disparità di reddito anche nei Paesi
industrializzati.
5.
Il Governo dello sviluppo sostenibile
Rappresenta il
livello più alto della consapevolezza politica basato su un processo decisionale
aperto con l'impegno condiviso da parte di tutti i membri della società civile.
Se da un lato
l'intera umanità ha preso coscienza delle precarie condizioni ambientali,
dall'altro pervade un certo scetticismo, sia per gli scarsi risultati ottenuti
in dieci anni dovuti al mancato raggiungimento degli obiettivi fissati
dall'AGENDA 21, come ad es. il controllo dei cambiamenti climatici, il
contenimento della perdita di biodiversità del pianeta, la gestione delle
foreste, la distribuzione dei benefici, sia per la tentazione di alcuni Paesi a
voler riaprire il piano negoziale di alcuni ambiti tematici che si ritengono già
consolidati come il Protocollo di Cartagena.
Nel riassumere i
principali elementi affrontati, risulta opportuno sottolineare in primo luogo
l'aspetto peculiare che deve acquisire la cooperazione, connaturandosi in un
cammino che porti alla piena consapevolezza di "imparare a fare", e non soltanto
ricevere.
In secondo luogo
l'emergere di una società dell'informazione costituisce un'importante elemento
di sviluppo sociale. Gli strumenti dell'informazione dovranno nel futuro, sempre
e maggiormente, garantire il ruolo della trasparenza e della crescita
democratica e civile della società mediante il costante coinvolgimento di tutti
gli attori sociali.
In terzo luogo,
incoraggiare il senso di consapevolezza, mediante lo sviluppo di normative che
definiscano il principio della responsabilità verso se stessi e verso gli altri.
Infine procedere
sul piano comparativo, l'analisi critica degli elementi strutturali che pur
esprimendosi unitariamente contribuiscono a rendere concreto il concetto di
sviluppo sostenibile.
Quest'ultima
affermazione trae spunto dalla riflessione condotta in questi anni nell'ambito
della Chiesa Cattolica e dai risultati conseguiti a livello locale, nazionale ed
internazionale[xv],
nel definire il ruolo e la funzione della responsabilità dei credenti nei
confronti del creato producendo un'abbondante letteratura. Pur considerando
prioritario il principio della responsabilità, appare rilevante iniziare ad
affrontare il ruolo e la funzione degli "strumenti operativi" dell'etica
ambientale cattolica.
Il "Documento di
Basilea" del 1989[xvi],
al punto 76, offre l'opportunità per una riflessione finale: "Consideriamo
vitale ed urgente che le risorse di questa terra devono essere condivise con
tutte le prossime generazioni e la vita futura".
NOTE
[i]
Gli auspici degli estensori del documento AGENDA 21 erano di poter
completare il quadro delle Convenzioni, articolate su quattro temi
fondamentali: il controllo della funzione dei cambiamenti climatici, la
conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica, la lotta contro
l’avanzare del fenomeno della desertificazione e la protezione delle foreste
equatoriali. Mentre le prime tre convenzioni sono attualmente in una fase
operativa ed organizzativa avanzata, con l’avvenuta istituzione di un
Segretariato, lo svolgimento delle Conferenze delle Parti, la creazione di
organismi scientifici sussidiari di supporto alle decisioni politiche,
l’istituzione di meccanismi finanziari, ecc.., per quanto riguarda la
Convenzione sulle foreste tropicali, pur riconoscendo l’importante ruolo che
svolgono le foreste sui cambiamenti climatici, hanno operato diverse
strutture a livello di Panel intergovernativo e nonostante gli sforzi, non
si dispone ancora di uno strumento legislativo idoneo, ma solo guidelines di
scarsa incisività.
[ii]
Il Consiglio delle
Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE) ha promosso dal 1999 un ciclo di
consultazioni di cui la prima si è tenuta a Celjie (Slovenia) sui fondamenti
teologici e |