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Guerre e conflitti, maggio 2004
Luigi
Troiani
Aceh,
regione settentrionale dell’Indonesia.
Afghanistan: continua l’azione delle truppe alleate contro le
sacche di resistenza taleban, ma non mancano azioni belliche tra
fazioni locali.
Algeria: l’insorgenza islamista controlla tuttora intere aree
del paese, mentre si registrano quotidianamente scontri tra militari
governativi e guerriglieri islamici, e/o eccidi sulla popolazione
civile.
Cecenia, nella repubblica federativa russa, invasa dalle truppe
russe prima con Eltsin poi con Putin. Si sono contati 120.000 ceceni
morti nella prima campagna russa tra il ‘94 e il ’96, e più di 60mila
nella seconda (i russi hanno avuto tra i 5 e gli 8 mila morti).
Censura e disinformazione impediscono di sapere cosa stia esattamente
accadendo, salvo prendere nota che gli abitanti sono scesi da 2
milioni a mezzo milione, con centinaia di migliaia di profughi in
Inghushezia.
Colombia, una guerra civile lunghissima e tuttora irrisolta.
Georgia, numerosi focolai all’interno e nelle repubbliche
autonome, Abkhazia e Adjaristan, di fatto indipendenti.
Costa d’Avorio: grazie alla risoluzione del 27 febbraio 2004 n.
1528 del Consiglio di sicurezza, da aprile i caschi blu delle Nazioni
Unite sono impegnati a garantire il cessate il fuoco, distruggendo le
armi e riconvertendo i combattenti agli impieghi civili. Con loro, gli
effettivi della forza regionale fornita da sei paesi.
Eritrea: il confine con l’Etiopia è garantito dalle Nazioni
Unite, e gli eserciti delle due parti si fronteggiano a poca distanza
lungo il presumibile confine. Non c’è stata smobilitazione: l’Eritrea
spende il 20,9% del bilancio per la difesa, l’Etiopia il 17% .
Filippine: conflitto aperto con minoranze religiose ed etniche
tese all’indipendenza.
Iraq: nonostante la conquista di Baghdad e la cattura di Saddam
Hussein, è ancora guerra e guerriglia con l’accumulo di un elevato
numero di distruzioni e vittime.
Israele: i territori palestinesi sono ben lontani dalla pace,
con Israele che spende per la difesa il 9,5% del bilancio e si è
dotata di circa 200 testate nucleari attive.
Kosovo: recenti scontri tra serbi e albanesi confermano che il
fuoco sotto la cenere è tuttora vivido, nonostante la presenza di
truppe internazionali.
Macedonia: minoranze albanesi infiltrate dal Kosovo creano
occasioni di scontri armati.
Sri Lanka: Le Tigri Tamil sono in rivolta da anni, e vi è
guerra anche al loro interno tra fazioni su base ideologica o
regionale.
Sudan: Il conflitto strutturale è tra nord musulmano e sud
cristiano. Dal febbraio 2003 il Movimento di liberazione del Sudan si
batte per i diritti delle popolazioni nere, emarginate dal governo
arabo di Khartoum. Come in altre guerre africane e asiatiche
combattono anche bambini e fanciulli. Il paese soffre malattie e fame,
anche come effetto della guerra. Quasi 700 mila profughi in fuga da
parti diverse. Altri centomila profughi in Ciad, paese poverissimo,
solo nel 2003, a causa dei combattimenti tra ribelli e governativi
nella regione sudanese del Darfur. L’11 aprile è entrato in forza un
accordo di cessate il fuoco: fonti statunitensi dicono che è stato
subito violato. Spende per la difesa il 4,3% del suo bilancio.
Timor-Leste (già Timor orientale): a fine maggio spira il
mandato Onu per il mantenimento del cessate il fuoco.
Aree di
crisi significative
Angola, nonostante il processo di pacificazione, azioni contro i
ribelli dell’Unita. Spende tuttora in difesa, il 17% del suo bilancio.
Armenia-Azerbaijan: Irrisolta la questione del Nagorno-Karabakh,
enclave armena in territorio azero, controllata dall’Armenia.
Burundi, un cessate il fuoco tra etnie che regge con
difficoltà.
Ciad, instabilità e scontri tribali.
Cipro: La parte nord del paese è occupata da soldati turchi, e
l’isola è divisa in due dal luglio 1974. Nella capitale, Nicosia, c’è
l’ultimo muro d’Europa, che divide in due la capitale cipriota.
Colombia, governo contro fazioni di estrema sinistra.
Congo R.D.: cessate il fuoco garantito dall’Onu, ma spende
ancora per la difesa l’8,9% del bilancio.
Corea: Il 25 giugno ‘50 dieci divisioni del nord invadono il
sud e arrivano alle porte di Seul: così ha inizio la crisi coreana,
tuttora aperta. Il 27 luglio ‘53, a Panmunjom, è stata firmata una
tregua: gli eserciti sono ancora là, e il paese è diviso in due.
Indonesia/Molucche: la comunità cristiana continua a subire
attacchi da quella islamica.
Indonesia/Sulawesi: non cessano aggressioni alle popolazioni
cristiane dell’isola.
Kashmir: conteso tra India e Pakistan, dispone di un movimento
di liberazione nazionale pronto alla guerra.
Kurdistan/Turchia: i curdi soffrono meno repressione rispetto a
decenni precedenti, ma continuano a non godere di molti diritti.
Liberia: il cessate il fuoco resiste.
Marocco/Saharoui: una delle poche crisi sotto management Onu
abbastanza efficace: i Saharoui lottano per l’indipendenza e attendono
di celebrare un referendum.
Myanmar: già Birmania, con scontri tra governo centrale e
minoranze etniche, e repressione da parte del governo verso
l’opposizione democratica.
Ruanda: le stragi etniche di dieci anni fa hanno lasciato il
segno nella popolazione.
Senegal/Casamance: scontri e attentati nell’area del Casamance,
abitata soprattutto da cristiani, in cerca di autonomia da Dakar.
Taiwan: Rivendicata dalla Cina, anche con dimostrazioni di
forza militare. Ha relazioni diplomatiche ufficiali con più di 30
paesi. paesi. Entra nell’Omc dal 2002, insieme alla Cina.
Thailandia: ribelli birmani ad ovest e tumulti della minoranza
malay aSud, con insorgenza islamica sempre più aggressiva.
Zimbabwe: Il presidente Mugabe diventa sempre più dittatore,
reprimendo con ferocia opposizione e minoranza bianca.
Fonti
Un, Ue, The Economist, Financial
Times.
Le percentuali di spesa in difesa iscritte nei bilanci
nazionali sono tratte da: The Economist, World in Figures, edition
2004.
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