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La guerra, fattore obsoleto di relazioni internazionali
Luigi Troiani
La guerra
è da sempre strumento della politica internazionale degli stati. Può
essere pensato un sistema internazionale senza guerre? A guardarsi
intorno la risposta è no. Dalla fine del bipolarismo sono diminuite
le guerre tradizionali tra stato e stato, ma cresciuti i conflitti su
base etnica e nazionalista, quelli a intermittenza, le operazioni
coperte di servizi segreti, corpi speciali, terroristi. L’osservanza
del diritto internazionale e di guerra trova, in questo contesto,
sempre minor applicazione. Crescono i rischi perché la tecnologia alza
il potenziale distruttivo delle armi. Serve una teoria della guerra
nel XXI secolo, che parta dall’assunto che la guerra non è più capace
di essere “la prosecuzione della politica con altri mezzi”, come
affermava il polemologo von Clausewitz. La guerra non sa risolvere i
problemi che la motivano, mentre accresce instabilità, distruzioni e
morti. Serve più politica, economia, cultura, e meno guerra. La cosa
più urgente è dare soluzione all’anarchia del sistema internazionale,
al bisogno che questo ha di legge e ordine. Da qui la necessità di
attivare un modello di interdipendenza cooperativa. Per il successo,
servono condivisione ed egemonia, la supremazia del forte che opera
nell’interesse collettivo senza ambizioni a prevalere. Può essere
facilitato dalla diffusione di accordi cooperativi a base regionale:
in Europa l’Ue ha reso obsoleta la guerra come strumento per la
soluzione delle controversie.
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