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Le carte di credito: aspetti etici del loro
utilizzo e del loro funzionamento
Antonio Cameracanna
Si
è registrato recentemente, in Europa, l’innalzamento dei livelli d’uso
dei sistemi di moneta elettronica, come mezzo corrente di pagamento.
Due le cause: l’introduzione dell’euro e l’innovazione tecnologica.
L’euro, specie nella fase di lancio quando era ancora impedito dal
circolare, ha mostrato quanto potesse essere pratico e utile adottare
carte come strumento di pagamento. Il passaggio delle carte di credito
dalla banda magnetica[i]
alla CARTA elettronica[2],
ha convinto che la carta potesse essere conveniente anche per la
liquidazione di piccoli importi, ad esempio presso bar e supermercati.
Con tutto ciò, in Europa, la moneta elettronica non raggiunge ancora i
livelli di circolazione propri degli Stati Uniti d’America. Negli
Stati Uniti circolano 574 milioni di carte di credito e debito, 25%[3]
del totale mondo, che ammonta a due miliardi di carte.
Nel continente è evidente la tendenza ad assumere il costume di
adoperare le carte anche per transazioni di scarso rilievo. Guardando
in particolare al nostro paese, circolano oggi in Italia circa 30
milioni di carte di credito/debito, per 4 miliardi di transazioni.
Etica e attività finanziaria[4]
L’attività finanziaria è tra quelle maggiormente interessate alle
tematiche di “corporate social responsability ”. Inizialmente, la
finanza etica interessava solo quelle banche nate con il diritto
cooperativo, nonché i soggetti finanziari che si rivolgevano al
sociale e al “non profit”. Successivamente, la domanda di etica da
parte dei risparmiatori e la ricerca di prodotti distintivi hanno
fatto nascere un ampio filone di nuovi fondi, conti correnti, servizi
e quant’altro utile a sfruttare il posizionamento connesso all’etica e
alla sostenibilità dello sviluppo economico.
Per finanza etica s’intendono le attività di natura finanziaria che
sostengono progetti con forte significatività sociale (per esempio, il
microcredito, il finanziamento a progetti sociali o di cooperative,
ecc.), ma anche le attività di natura finanziaria che rispettano
codici etici di condotta gestionale.
Per fondi etici s’intendono quei fondi finanziari gestiti nel rispetto
di una carta di valori etici. Da non confondere con i fondi etici a
devoluzione, che invece devolvono una parte della raccolta finanziaria
o degli utili al sociale. In Europa il numero dei fondi etici è
salito, da gennaio a giugno del 2002, da 54 a 251; negli Stati Uniti
quasi il 13% del risparmio è assorbito da prodotti che si ispirano a
una carta di principi etici. In Italia esistono attualmente circa 20
fondi etici di diritto italiano e il risparmio gestito complessivo
ispirato a principi etici è stimato attorno all’1%.
Oggi si può richiedere anche una carta di credito etica, che offre
condizioni vantaggiose e – senza nessun costo a carico del titolare –
finanzia opere di solidarietà. Le carte di credito più note offrono
questa opportunità da alcuni anni, ma negli ultimi tempi si è notato
un vero e proprio picco di azioni eticamente positive da parte dei
sottoscrittori. Alcuni dei quali hanno anche preferito accendere un
conto corrente in una banca che normalmente destina una parte delle
commissioni trattenute su vari tipi di prodotti per finanziare aiuti
umanitari. Si può affermare ormai che il 40% dei clienti abbia
presenti motivazioni etiche nei suoi comportamenti di acquisto e di
uso delle carte.
Carte di credito etiche, fondi etici, obbligazioni etiche sono alcuni
dei prodotti lanciati da un buon numero di istituti di credito per
rispondere alle istanze della clientela verso la solidarietà. Le
aziende bancarie hanno di fatto una certa difficoltà ad operare
direttamente con criteri sociali, causa l’incisività del fine di lucro
intrinseco nel proprio business. Questa situazione ha favorito, da un
lato, la nascita di un’attività bancaria specializzata (le banche
etiche) che si riconosce in primo luogo nei principi di tipo
solidaristico; dall’altro, la nascita di soggetti che per professione
esaminano e controllano l’eticità delle imprese non profit per conto
delle banche e delle fondazioni bancarie quando mettono in atto
progetti e comportamenti etici.
Così si comprende anche che sono solo necessari, ma nient’affatto
sufficienti, i cosiddetti codici etici o deontologici, che impongono
il soddisfacimento di determinati requisiti o di specifiche regole nei
comportamenti degli operatori quali la trasparenza, l’onestà, la
correttezza, l’imparzialità, la professionalità ecc. Si tratta,
infatti, di parametri che, certamente, vanno tutti condivisi, ma che
non possono soddisfare pienamente chi ritiene che per qualificare
come eticamente valida una certa condotta occorre un qualche cosa di
più che la correttezza formale, un di più che si può acquisire solo
dando alla condotta personale una valenza di carattere generale, più
propriamente di ordine universale ed ontologicamente fondato.
Natura delle carte
Le carte per il pagamento elettronico sono distinte in
carte di credito, carte di debito, Smart Card.
Si è creata da parte delle case d’emissione e degli intermediari, una
strategia di sollecitazione a dotarsi delle carte. E’ esperienza
generalizzata, che prescinde dalle distinzioni per età reddito o
ceto, quella di ricevere la proposta di una carta. Sotto questo
profilo non mancano né offerte pubblicitarie né incentivi.
L’offerta di carte di credito, bancomat e pagobancomat è sostenuta da
pacchetti interessantissimi che le banche sottopongono all’attenzione
dei clienti. Una motivazione molto ripetuta è la facilitazione che i
nuovi strumenti di pagamento offrono, rispetto alle modalità
tradizionali del conto corrente, o dell’assegno.
In
realtà, dietro questo stimolo alla facilitazione, vi è un pesante
incentivo al consumo, e ad accrescere i livelli d’indebitamento
personale. Il che poi spiega l’accanimento con cui le banche e altri
intermediari finanziari offrono i loro prodotti elettronici.
Al consumatore l’intermediario finanziario spiega che viene facilitato
il rapporto tra spesa e funzioni di pagamento. Agli anziani dice:
grazie alla carta, non devono perdere tempo e pazienza nel contare le
monete. Ai giovani che non devono calcolare quanta disponibilità di
cassa abbiano in un certo momento. La moneta elettronica, un pezzetto
di plastica che passa all’interno di una macchinetta ed in pochi
istanti risolverebbe il problema di non disporre in un certo momento
del denaro necessario al pagamento, viene presentata come una sorta di
magico ritrovato che fa diventare realtà i sogni di consumo.
Solo un avveduto gestore della propria risorsa plastica, può trarre
vantaggio finanziario dal possesso di carta elettronica. Nei fatti, la
maggioranza degli utilizzatori spenderà di più e peggio di quanto
avrebbero fatto con le sole disponibilità liquide. E’ la tendenza alla
crescita del consumo individuale, provocata dalla disponibilità della
carta che spiega perché non solo banche ed emittenti di carte, ma
anche i commercianti, siano entusiastici sostenitori delle virtù e dei
vantaggi delle carte elettroniche.
C’è inoltre da evidenziare l’insieme di rischi ai quali il possessore
di carta è sottoposto: smarrimento, clonazione, furto, sono i più
appariscenti, e mostrano un potenziale di forte ricaduta negativa
sul patrimonio del titolare della carta.
Ma, più in generale, va rilevato come l’utilizzo della carta consenta
di registrare gusti di consumo, tendenze personali, disponibilità
patrioniali e finanziarie, movimenti e spostamenti del titolare. E’
facile immaginare, soprattutto quando le transazioni avvengano in
rete, come questi dati siano “catturabili” ed “elaborabili” da
eventuali soggetti interessati al loro sfruttamento.
La tutela
dell’utilizzatore di carte
Le
banche centrali hanno compiti istituzionali di sorveglianza nel
settore. La legge affida loro la sorveglianza su qualunque sistema
finanziario di pagamento, la promozione, del loro regolare
funzionamento.
Nel 1998, la Banca Centrale Europea (BCE) e le dodici banche centrali
nazionali dell’area euro, hanno definito una linea politica comune con
riferimento alla moneta elettronica, elaborando un elenco di requisiti
generali per i sistemi di moneta elettronica.
Detti requisiti formano le istruzioni di base per la sorveglianza sui
sistemi di moneta elettronica. Ad essi fanno riferimento le Banche
centrali nazionali dell’area euro. Uno in particolare merita
attenzione, perché riguarda la sicurezza sistemica del meccanismo
delle carte.
I
sistemi di moneta elettronica devono prevedere adeguati meccanismi di
salvaguardia tecnica, organizzativa e procedurale al fine di evitare,
contenere e rilevare eventuali minacce alla sicurezza. Alla luce
dell’interesse nell’assicurare sia la solidità che l’efficienza dei
sistemi di pagamento, la BCE ha fissato una serie di obiettivi di
sicurezza per i sistemi di moneta elettronica (i Common
CRI-TERIA)[5],
sviluppati a livello internazionale. Presentano una struttura
standardizzata, adatta per individuare e valutare le caratteristiche
di sicurezza tecnica dei sistemi di moneta elettronica.
E’ evidente che il ragionamento sulla sicurezza, non può non
coinvolgere la necessaria (e opportuna) collaborazione del titolare
della carta, che deve scontare la possibilità di comportamenti non
etici da parte di interlocutori di mercato con i quali viene a
contatto utilizzando la carta. Il codice segreto (PIN, il numero
personale d’identificazione), ad esempio, non va fornito a nessuno.
Quando si procede al pagamento, non bisogna abbandonare la carta nelle
mani dell’interlocutore; ovvero se il POS, non risulta accanto alla
cassa, è prudente seguire l’operatore sino al lettore della carta.
Il rischio e-commerce
Si prevede che entro il 2006 ci sarà un grande aumento degli
acquisti effettuati online. Lo sviluppo riguarderà soprattutto
Francia, Inghilterra, Germania, Svezia e Danimarca. In Spagna e Italia
le transazioni online cresceranno in misura più ridotta.
Viene evidenziato come in Italia il dato delle truffe in rete sia
relativamente più contenuto che in altri paesi. Non è tanto un
presunto fattore etico a spiegare tale posizione italiana, quanto il
ritardo del nostro paese nell’utilizzo delle vie elettroniche del
commercio. Gli italiani non hanno ancora maturato sufficiente fiducia
verso il meccanismo degli acquisti online.
Il dato risulta evidente quando si pensa alla fiducia che invece il
consumatore mostra verso le transazioni tramite POS, direttamente
presso gli esercizi convenzionati (a dimostrazione del fatto che ci
sono più plastiche in circolazione dopo l’entrata dell’euro, che
vengono utilizzate con più semplicità anche per le piccole spese).
Anche, in questo caso, si raccomanda la massima collaborazione e
allerta da parte del titolare della carta, al fine di evitare le
trappole di pirati informatici e altri intrusori telematici. Ad
esempio, sarebbe opportuno effettuare transazioni in internet solo in
siti conosciuti e che siano dotati del protocollo di sicurezza SECURE
SOCKET LAYER (SSL)[6]
I doveri del commerciante
Anche dal
commerciante si aspettano comportamenti etici. Di fronte al
diffondersi di carte clonate o rubate, deve avere il comportamento del
buon padre di famiglia e premiare la fiducia che gli viene accordata
dal titolare della carta.
Il commerciante dovrà accertarsi che la numerazione della carta
corrisponda a quella che si evince dallo scontrino POS (solitamente 15
o 16 cifre). E’ successo che la numerazione di una carta di credito
sia stata inserita all’interno della banda magnetica di un bancomat.
Dovrà anche verificare che la carta sia firmata. Il confronto tra la
firma riportata sulla carta e quella di un documento d’identità, aiuta
a prevenire le truffe: così si tutela l’eventuale titolare che ha
subito furto o altro danno. L’accertamento dell’identità da parte
dell’esercente, costituisce un servizio eticamente rilevante reso al
titolare.
Anche la cura del macchinario POS e la garanzia di buon stato di
funzionamento rientra nella categoria dei comportamenti etici attesi.
Sciatteria e distrazioni premiano sempre i truffatori. Al pubblico
esercente è affidata la cura del funzionamento di tutto ciò che serve
all’interno dell’esercizio. Da lui ci si attende che svolga
correttamente la sua funzione: fornire un bene o servizio in cambio di
un corrispettivo, in genere la moneta, elettronica o cartacea.
La
Smart Card come risposta tecnologica a problemi etici
Il sistema delle carte di credito e delle carte di
debito, sta migrando verso la sostituzione tramite microcircuito, o
Smart card.
Le carte a banda magnetica in circolazione in Italia verranno
sostituite con le Smart card. Questo processo coinvolgerà le Banche, i
marchi di pagamento, gli esercenti e tutti gli Italiani possessori di
carte di credito o debito; un programma che avrà la sua conclusione
nel 2005.
L’inserimento del Chip offrirà la possibilità di più applicazioni ad
alto livello di sicurezza. Il sistema del microcircuito garantirebbe
serenità per chi lo utilizza e per chi lo riceve in pagamento.
Il primo Paese in
Europa ad introdurre il cambiamento è stato il Regno Unito. In
Germania si è alle prime fasi, mentre in Francia le Smart CARD godono
di buona fortuna da diverso tempo.
La Smart CARD si farebbe raccomandare per la sicurezza
che fornisce al suo titolare. Gli esperti parlano di un duplice
livello di sicurezza:
- il
primo e’ una protezione fisica, uno strato sottile che copre il chip
dalla polvere e in molte versioni fa scattare un meccanismo di
autodistruzione se manomesso;
- il secondo sta nei programmi che contengono dati.
Clonare la Smart CARD è obiettivamente più difficile e complesso,
tant’è che gli attacchi di pirateria sul Microcircuito risultano
ancora molto bassi. Non va dimenticato che la regola aurea, in fatto
di sistemi di protezione, non è tanto la loro inviolabilità, quanto il
livello di costi che la violazione comporta per l’intrusore.
Il
più recente rapporto sul tema, messo a disposizione dell’Associazione
bancaria italiana, Abi, così riassume la situazione in Europa (tab.
1):
|
Tab. 1, Europa |
Carte di debito (Mil.) |
Carte di credito (Mil.) |
|
Italia |
16,2 |
7 |
|
Francia |
30,2 |
0 |
|
Germania |
65 |
13 |
|
Portogallo |
8,1 |
2 |
|
Regno Unito |
36,6 |
36,8 |
|
Spagna |
30 |
12,8 |
|
|
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|
|
Fonte, Abi, ‘98 |
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|
Benché, per gli anni successivi, non siano disponibili dati certi e
comparabili su scala continentale, può dirsi che in Europa
l’espansione delle carte sia tuttora in corso, anche se si resta
lontani dai valori di diffusione statunitensi.
Non
va sottovalutata in tale contesto l’influenza che riveste, sulla
situazione, l’estensione del servizio d’accettazione su base
territoriale. Gli esercenti si mostrano sempre più disponibili ad
accettare il pagamento con carta elettronica, le Banche estendono gli
sportelli automatici dove poter ritirare valuta. Sotto questo profilo,
risulta ricca d’informazioni la tabella 2, sui terminali Pos
disponibili in vari paesi europei; come si vede l’Italia si colloca in
posizione intermedia, accusando un certo ritardo rispetto a
concorrenti come Spagna e Regno Unito. Curioso il dato tedesco, sul
quale evidentemente pesa il ritardo dei territori orientali in fatto
di infrastrutture finanziarie.
|
Tab. 2 Europa |
Terminali
Pos |
|
Italia |
305000 |
|
Francia |
636000 |
|
Germania |
163000 |
|
Portogallo |
60000 |
|
Regno Unito |
530000 |
|
Spagna |
675000 |
|
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Fonte, Abi, ‘98 |
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La
Germania ha, però, con l’Italia il livello più alto di transazione
media (v. tab. 3). In Europa, la Francia appare terza. Sembra di poter
dire che i paesi con maggiore diffusione di carte siano anche quelli
che documentano una spesa media inferiore.
In
quanto alle tendenze in atto in Italia, può anche dirsi che negli
ultimi anni stia requisendo buona parte del mercato la carta
cosiddetta REVOLVE, una carta di debito che dà al titolare la
possibilità di rateizzare il rimborso degli importi spesi; anche
questo fatto mostra come il nostro paese vada progressivamente
acquisendo, in fatto di sistemi di pagamento elettronico, lo stile
comportamentale che da tempo caratterizza i mercati extraeuropei.
|
Tab. 3 Europa |
Transazione media rapportata in Euro |
|
Italia |
77,98 |
|
Francia |
45,96 |
|
Germania |
65,07 |
|
Portogallo |
22,21 |
|
Regno Unito |
43,38 |
|
Spagna |
41,83 |
|
|
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|
Fonte, Abi, ‘98 |
|
[1]
Si definiscono tali le cosiddette TRAVEL & ENTERTAINMENT CARD, ad
esempio AMERICAN EXPRESS e DINERS Club, o quelle promosse da
network bancari come VISA e MASTERCARD.
[2]
Queste sono anche dette “Smart CARD”.
[3]
Fonte,
www.ssb.it rapporto percentuale tra carte di credito e debito
in circolazione nel mondo rispetto agli Stati Uniti.
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