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MAIDAN[i]
– TOPOS DELLA PURIFICAZIONE SOCIALE
Ovvero
Riflessione sulla nona beatitudine
Yuliya
Shcherbinina
Per più
di un mese il cuore dell’Ucraina ha battuto in un posto preciso:
Maidan (dall’ucraino - piazza); tanto che ormai questa parola
indica un fenomeno piuttosto che un posto geografico.[ii]
Per analizzarlo fino al fondo ci vorranno studi specialistici. Intanto
vorrei presentare alcuni immagini immediate di quelli giorni che sono
entrati nella storia del mio paese sotto il nome di “rivoluzione
arancione”.
1. Maidan come spazio mitologico della vita politica
La dimensione mitica (ideale) della vita politica è indispensabile
per la costruzione, la solidificazione e lo sviluppo della società.
L’assenza o un semplice dimenticare il proprio “mito” segna l’epoca
del declino della vita politica (non a caso gli intellettuali europei
sono preoccupati della spossatezza del “mito” iniziale dell’Unione
Europea!) e della dis-aggregazione della società. Le grandi ambizioni
della coscienza politica richiedono un ancoraggio a miti che rivelano
le verità profonde sull’uomo, sul bene e sul male.
Il Maidan ha ri-vitalizzato la dimensione mitica della politica, in
modo particolare il vecchio sogno della “rinascita della nazione”, “il
potere del popolo”, “la rivoluzione democratica” ecc. D’altra parte,
sono stati distrutti i miti della “nazione di creoli”, “dei piccoli
russi”, incluso quello più moderno della produzione di Huntington: la
frontiera dello “scontro delle civilizzazione” non è coincisa con la
linea che separa gli elettorati dei due candidati presidenziali!
Forse proprio per questa capacità di risvegliare la dimensione mitica,
la dimensione profondamente toccata dal Maidan, è una delle principali
cause del ruolo importante svolto dai giovani nella rivoluzione
arancione. Sognare alla grande è proprio della gioventù!
Il mito proposto da Maidan va oltre una semplice “filoeuropeizzazione”,
è molto più complesso e audace. Lo chiamerei alla Chesterton - “uno
sviluppo conservativo-rivoluzionario” radicato nella coscienza di
essere eredi della missione educatrice della Rus di Kyiv, della
dignità dei cossak, della Slavia Orthodoxa con la sua profonda
religiosità e la capacità di unire l’Est con l’Ovest. Questo potrebbe
diventare la “terza via” dell’Ucraina.
2.
Maidan come agorà di risveglio sociale
I giorni delle proteste hanno restituito a Maidan quella funzione
storica, ormai arcaica, di agorà – del posto dove si incontrano
i cittadini per discutere, condividere e gestire la propria vita, del
posto dove si sente il respiro della Storia. Partendo dalla condizione
di “popolo” il Maidan ha convertito ogni ucraino in un piccolo
demiurgo del proprio futuro, ha restituito quel senso di valore della
persona e messo in evidenza l’importanza della voce di ognuno, cose
che sembravano orami cancellate dagli anni di regime comunista e
distorte dal governo post-sovietico. Il Maidan, come specchio della
società ucraina, ha abbracciato tutti gli strati della nostra società:
dagli studenti ai pensionati, dai disoccupati agli uomini di affari,
dagli ucrainofoni ai russofoni, dai cristiani agli ebrei, estendendo
le proprie braccia colorate di sole al di là di Ucraina verso tutti
gli ucraini che si trovarono all’estero, dove, in quasi ogni città del
mondo con una presenza significativa di ucraini, sono apparsi dei
piccoli maidan[iii].
Ma ciò che impressiona ancora di più è che il Maidan si è mostrato
come un trionfo delle caratteristiche del genoma sociale ucraino: la
fraternità, l’auto-gestione e l’auto-organizzazione, la non-violenza e
l’umorismo.
Il paesaggio di Maidan è stato il frutto dell’iniziativa partita dal
basso: tutto - dal villaggio di tende, al traffico per il centro della
città, alla distribuzione del cibo – o in gran parte è stato
organizzato e gestito ancor prima che i politici si accorgessero della
rilevanza del fenomeno e del bisogno di una coordinazione. Il Maidan
ha avuto le proprie regole (ad esempio, il divieto di bere alcol), il
proprio codice “deontologico”. Gli stessi leaders
dell’opposizione affermano che senza un altissimo livello
dell’auto-organizzazione dei cittadini sarebbe stato impossibile
mantenere nella salute “il corpo e lo spirito” del Maidan. Non
dimentichiamo che stiamo parlando di un luogo dove sono state riunite
circa 500,000 persone e dove a volte, per fare solo un semplice
esempio, per fare del thè si distribuivano 15,000 tonnellate di acqua
calda al giorno!
I gesti di solidarietà provenivano sia dalle imprese (portando gratis
i prodotti alimentari, la stoffa arancione, le scarpe calde) che dalla
gente comune: gli abitanti di Kyiv portavano a Maidan il cibo, le
medicine, i vestiti caldi, 35,000 famiglie hanno ospitato nelle
proprie case coloro che venivano dalle altre regioni del paese (cioè,
gente assolutamente sconosciuta!).
Questa fraternità espressa a livelli mai visti prima si è estesa non
solo ai “compagni di protesta” ma anche a quelli “dell’altro lato
delle baraccate”: sia verso le forze militari che verso i sostenitori
di Yanukovich. Una fraternità che ha portato un senso di inevitabilità
della vittoria, evidenziando il valore del dialogo e della
non-violenza.
3.
Maidan come un happening post-moderno
Questo carattere apertamente pacifista della protesta
insieme con un certo senso d’umorismo ha reso il Maidan una specie di
festival della creatività e fantasia ucraina. Molti testimoni
riportano la natura quasi “carnevalesca” del Maidan. Questa energia di
protesta e di mobilitazione del Maidan a carattere festoso, in gran
parte, è stata prodotta dalla presenza dei giovani; ma nello stesso
momento è stata il motivo per cui il Maidan ha esercitato tanto
fascino nei loro confronti.
Il vasto spettro di musica (da quella ritmica, quella rock alle
canzoni folcloristiche e i canti dai cartoni animati del periodo
sovietico!), le danze, la diversità delle bandiere e delle lingue, il
teatro, i concorsi dei graffiti sulla neve, del migliore poster
rivoluzionario o della scultura dalla neve, le palline d’aria e fiori
(messi dai manifestanti anche sugli scudi delle forze armate!), le
barzellette e gli scherzi a tematica rivoluzionaria nati “al volo”,
creavano quell’ambiente irrepetibile che potrebbe essere indicato come
una festa della libertà, un happening post-moderno tollerante
verso quasi tutte le espressioni culturali ma intollerante solo verso
la falsità. Ecco perché i simboli della rivoluzione ucraina non sono
stati il carro armato come in Russia o la ghigliottina come in Francia
ma il palcoscenico e il microfono con tutte le sue connotazioni
ironiche e allo stesso tempo profonde. Comunque, occorre non
dimenticare lo sfondo nel quale era ambientato questo nuovo formato
carnevalesco di non-sottomissione civile: la minaccia continua di un
assalto o la dispersione violenta da parte del governo e il fatto che
la gente dormiva nelle tende in piazza dove c’era una temperatura di
15°C sotto zero!
4.
Maidan come fenomeno di metanoia spirituale
Il fulcro delle elezioni ucraine, coincise con
quelle americane, ironicamente era lo stesso: non tanto la direzione
della politica internazionale o economica quanto i valori messi in
gioco. Ed in questo il Maidan è in debito a un fattore soggettivo – la
moralità personale del suo leader, Victor Yushchenko, persona
profondamente religiosa. Il suo volto sfigurato dall’avvelenamento che
lui stesso molte volte ha paragonato con il volto d’Ucraina, è stato
un simbolo della fine dell’era dell’“homo sovieticus” nella politica[iv]
guidato dal proprio incondizionato interesse. Per tutta la nazione il
fatto di vedere un politico, che molti chiamano “predicatore”
piuttosto che “rivoluzionario”, che mostra una stretta coerenza tra il
dire e il fare, ha avuto una forza di testimonianza personale
fortissima. Yushchenko rappresentava per il Maidan il portatore di una
nuova cultura politica che parte non dalla discussione dei salari e
delle pensioni, della crescita economica o dalla problematica etnica
ma dai diritti fondamentali dell’uomo: la dignità umana, il diritto di
condurre una vita onesta e degna. Ed in realtà, non forse è questa la
rivoluzione più profonda che sconvolge i cuori, che restituisce i
valori, che provoca una metanoia spirituale? Il Maidan è stato
una specie di “scuola morale” che educava alla giustizia, alla
non-violenza, alla fraternità e al pacifismo, all’eleganza dello
spirito.
E interessante che la recente ricerca dei psicologi sociali in Ucraina
abbia mostrato che il fenomeno di Maidan senz’altro abbia effettuato
una “correzione” dei valori nella nazione, specialmente tra i giovani.
Se nel 1998 i valori principali dei giovani ucraini erano la salute,
il benessere personale, l’amicizia, l’amore e la felicità, dopo il
Maidan tra le priorità nuove sono apparse la pace in Ucraina, il
benessere del paese, l’unita nazionale e una coscienza pulita.
Non si può dimenticare il ruolo della Chiesa Cattolica, specialmente
quella di rito bizantino che senza riserva o alcuna attesa non
smetteva a pronunciare la sua posizione: “Quando il popolo scende in
piazza pacificamente per difendere i propri diritti costituzionali,
non è una massa oscura “fuori strada”. Sono persone coraggiose,
responsabili e con spirito di sacrificio, che dovrebbero essere
onorati e la voce dei quali deve essere ascoltata, giacchè “la voce
del popolo è la voce di Dio”[v].
Una delle immagini che rimarrà per sempre impressa nel mio cuore è la
visione del Maidan dove 100,000 persone – ortodossi e cattolici,
praticanti e non – recitano il Padre Nostro per chiedere la verità, la
pace e il benessere d’Ucraina…
Lo storico A.R.Tawney, che occupandosi delle sommosse contadine
nell’Inghilterra del XVI sec., scrisse: “Tali movimenti sono prova di
rigorosa vitalità e di uno spirito esuberante e prode… Beata la
nazione il cui popolo non ha dimenticato come ci si ribella”. Sta ai
teologi sviluppare questa nona beatitudine “sociale” e ai giovani di
portarla in altri paesi dello spazio post-sovietico[vi].
[i] Maidan
Nezalezhnosti (in ucraino indica la Piazza dell’Indipendenza) è la
piazza centrale di Kiev, il posto centrale delle proteste contro i
brogli elettorali avvenuti durante le ultime elezioni
presidenziali. La parola Maidan (piazza) è ormai diventata un nome
proprio.
[ii] Infatti,
oggi sono di uso comune le espressioni come “nel tempo di Maidan”
o “le leggi di Maidan”.
[iii] A Roma, il
25 novembre 2004 si è svolta un’azione di protesta organizzata
dalla comunità ucraina in Italia. Secondo i calcoli apparsi sulla
stampa ucraina alla manifestazione hanno partecipato 3,000
persone.
[iv] Anzi si è
cominciato già a parlare della necessità di una
“de-kuchminizzazione” in Ucraina.
[v]
Dall’Esortazione del Sinodo dei Vescovi della Metropolia di
Kyiv-Halyc della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina ai fedeli e a
tutti gli uomini di buona volontà in occasione della situazione
attuale in Ucraina, 23 novembre 2004
[vi] Si parla
molto oggi della possibilità di “esportare” la rivoluzione
arancione in Bielorussia, Moldova e, addirittura, inRussia.
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