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Hugues Puel,
Economie et Humanisme dans le mouvement de la
modernité,
Cerf, Paris 2004, 237 pp.
Francesco Compagnoni
Nonostante la piccola mole si tratta di un
libro dalle caratteristiche multiple: storiche, teoretiche e
biografiche. Il testo è diviso in tre parti che corrispondono ad
altrettanti periodi successivi di Ėconomie & Humanisme (EH): l’epoca
della presenza del fondatore, il domenicano Louis- Joseph Lebret; il
periodo di adattamento immediatamente successivo alla sua morte, nel
1966; e l’ultimo periodo, l’attuale, iniziatosi nel 1989.
Significativamente le parti, corrispondenti a periodi ventennali,
portano il titolo: Modernità contro cristianità, Modernità contro
modernità, Umanesimo e nuova modernità. L’idea di fondo è che EH, sia
come movimento che come centro di ricerca, dalla sua fondazione nel
1941 è passato attraverso diverse fasi di relazione e reazione al
mondo che cambiava.
Il domenicano H. Puel, che ha avuto un ruolo determinante presso EH
negli ultimi 40 anni, interseca, al racconto storico ed al tracciato
intellettuale ermeneutico e teoretico, la descrizione dell’evolversi
della sua posizione personale.
A causa di questi svariati piani che si intersecano, il libro, pur
scritto con molta chiarezza, non è facilmente presentabile: le varie
componenti sono sempre e comunque presenti e si intrecciano e
giustificano reciprocamente.
EH è stata dunque un’impresa intellettuale nata negli anni ’40 ad
opera di una gruppo ristretto di religiosi domenicani francesi, il cui
merito principale è stato quello di portare l’economia al centro della
considerazione degli studiosi cattolici di etica sociale e di dottrina
sociale della Chiesa. Il culmine della sua influenza si è avuto con il
grande lavoro che il suo fondatore fece per l’enciclica di Paolo VI
Populorun Progressio (1967). Infatti Lebret, già alla fine degli
anni ’40, aveva scoperto il sottosviluppo mondiale e vi si era
applicato per renderlo comprensibile nella sue cause strutturali e
proporre i corrispondenti rimedi. Merito insigne di EH fu quello di
sviluppare parallelamente delle tecniche di ricerca sociologica sul
territorio e di impegnarsi a fondo per la formazione di operatori nel
campo suo specifico: la possibilità di una economia che rispetti la
persona, che sia compatibile con l’umanesimo.
Nel primo periodo di EH, il confronto con il marxismo fu molto
intenso, ma altrettanto fu lo sforzo di sviluppare una spiritualità
cristiana dell’impegno: per questi due motivi specifici il confronto
tra questo periodo e i due successivi non è facile.
Qui a noi interessa piuttosto esaminare un aspetto: il rapporto di EH
con quello che H. Puel chiama ‘le mouvement de la modernité’. Lebret
parte dalla posizione di Maritain di una società cristiana da
costruire in modo non sacrale: una società al cui centro resti il
cristianesimo ma che sia democratica e quindi capace di integrare le
altre famiglie di pensiero. Ben presto egli viene influenzato da
Mounier e tende piuttosto ad una presenza non esplicita dei cristiani
nella società pluralistica: tutti noi collaboriamo al bene comune
anche se ci rifacciamo ad ideologie diverse. Questa posizione è
diventata prevalente in EH nel suo secondo periodo e si è sviluppata
ulteriormente nel terzo, assumendo caratteristiche che possiamo
definire molto aperte.
Alla fine di un seminario triennale (1999-2001) un gruppo di EH ha
potuto formulare alcuni punti fermi. Essi rappresentano una forma di
umanesimo e di personalismo come oggi EH potrebbe sostenerli.
1. Prendere la vita sul serio, realizzarsi come soggetti e cercare
piuttosto il senso della propria vita che un senso della vita.
2. L’uomo è un essere incompiuto. Ogni mancanza sentita come luogo di
sofferenza è anche il luogo possibile di una nascita.
3. Portare la propria attenzione sulle realtà naturali dell’esistenza,
sia per quello che riguarda lo sviluppo della vita umana che quello
dell’ambiente.
4. Essere disposti, e disporsi, all’incontro con l’altro e con il suo
mistero. Appoggiandosi alle capacità del soggetto e alle risorse della
sua interiorità, e ispirandosi a Simone Weil, “amare lo straniero come
sé stessi, implica amare sé stessi come uno straniero”.
5. Ritrovare il gusto del dialogo come luogo di nascita di una parola
personale e sociale, aprendosi ai problemi di un mondo alla ricerca
del suo sviluppo e della sua coerenza.
6. Affermare la responsabilità di ogni uomo come primo valore nella
scoperta dell’altro, per es. in un’esperienza come l’incontro dei
poveri e in unio ne con tutte le azioni di lotta contro le esclusioni
e le discriminazioni di qualsiasi natura.
7. Malgrado tutte le analisi delle soggettività irriducibili, per
ciascuno e per il corpo sociale stesso, è necessario che possa essere
conosciuto e diffuso il modo con il quale le persone e i gruppi
aderiscono a quello che essi considerano come valori loro propri.
8. Quello che qui è proposto è un cammino di umanità, qualsiasi siano
le referenze e le appartenenze religiose di ciascuno.
Queste convergenze ideali sono dunque il punto, probabilmente solo
temporaneo, al quale EH è giunto attualmente e che costituiscono
praticamente la conclusione del libro che stiamo recensendo e in
qualche modo il suo messaggio.
L’impresa di EH è stata quella di permettere l’incontro dell’idea
etica con la realtà sociale ed economica. Anzi è proprio attraverso il
sociale che l’umanesimo viene messo a contatto con l’economia. Impresa
rischiosa perché implica, non solo una conoscenza dell’economia e
un’interpretazione costante dei grandi fenomeni economici, ma anche un
costante ripensare del contenuto dell’etico che diventa sociale. In
pratica, lo sforzo è quello di applicare principi molto astratti a
situazioni strutturali ed individuali con crete, nello sforzo di non
perdere la sostanza dei due poli: la concretezza e l’idealità.
In questo sforzo, attualmente, sono presenti in campo cattolico altri
esempi molto interessanti. Prima di tutto quello dell’ Economia di
Comunione nato all’interno del Movimento dei Focolari, ma anche la
teoria dell’Economia Civile che è portata avanti da L. Bruni e S.
Zamagni. Essi sostengono una forma di umanesimo nell’economia che
avrebbe avuto il suo inizio nel tardo medioevo europeo, sviluppandosi
nell’umanesimo e rima nendo presente fino al XVIII secolo. Si tratta
di una visione dell’economia colta all’interno di una società che è
retta non solo dai principi del contratto e della distribuzione, ma
anche da quello della reciprocità, nel senso che la socialità naturale
dell’uomo, sostenuta dalle sue virtù civiche, è il quadro entro il
quale l’attività economica può contribuire alla felicità umana.
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