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Simone Morandini
(ed.)
Etica e
stili di vita,
Padova,
Gregoriana Libreria Editrice 2003, 351 pp.
Mardones, J.M.; Reyes Mate, M.,
(ed.)
La ética ante las víctimas,
Madrid, Anthropos
2003, 271 pp.
José Ramón Lopéz de la Osa González
Questo
libro è lo sviluppo di una riflessione collettiva, organizzata dalla
Fondazione Lanza, che ha riunito 18 specialisti per trattare un tema
che ha un carattere preminentemente interdisciplinare. A prima vista
risulta una prospettiva troppo ampia e per questo ambivalente: troppi
“stili di vita”.
Fin dal primo momento si sviluppa la “pluralità differenziata
delle forme di vita sociale”. Il fine di questo studio è partendo dal
raggruppamento di tutta questa diversità, creare da questa
ambivalenza originaria una visione più organizzata delle relazioni e
delle interconnessioni delle diversi forme che rivestono, e poter così
creare un discorso razionale sugli stessi stili di vita e rendere
possibile la visione e la valutazione etica.
Lo sviluppo presentato della maggioranza di questi interventi non
cerca tanto di inquadrare la vastità del termine “stile di vita” nel
contesto di una tarda modernità ma si concentra nel ricercare e
indagare la possibilità etica di ognuno degli ambiti scelti.
I contributi contenuti in questo volume abbracciano aspetti molto
diversi: la bioetica, il mondo dell’economia, della politica,
dell’ambiente, della filosofia, e a livello più ampio, il mondo della
teologia morale. Gli autori di questi interventi sono i professori: A.
Autiero (Università di Monaco), A. Da Re (Università di Padova), L.
Biagi (Studio Teologico di Treviso), G. Dianin (Facoltà di Teologia
di Padova), G. Galli (Università di Macerata), D. Gobber (Università
di Padova), G.Goisis (Università di Padova), D. Loro (Università di
Verona), S. Morandini (Istituto di Studi Ecumenici “S. Bernardino”,
Venezia), A.Poppi (Università di Padova), P.Sgori (Istituto di Studi
Ecumenici “S. Bernardino”, Venezia), D. Signorini (Fondazioni Lanza), G. Toffanello (Facoltà di Teologia di Padova), G. Trentin
(Facoltà di Teologia di Padova), G. Tusset, (Università di Padova) e
P. Zecchinato (Università di Cassino).
Come si può constatare dal numero dei contributi, è un volume ricco di
apporti e suggerimenti, e la sua lettura è veramente proficua, direi
necessaria. Questo lavoro è infatti un primo avvicinamento ad un
tema che è stato sempre difficile da concretizzare ed esaurire. Un
contributo così numeroso di specialisti in una presentazione tanto
aperta, fanno di questo libro lo strumento ideale per iniziare una
ricerca che il lettore potrà successivamente concretizzare. Dalla
descrizione degli “stili di vita” e la sua concettualizzazione, in
ogni caso, fino alla formulazione etica e teologica morale degli
stessi argomenti, la lettura ci porta attraverso temi, tanto centrali
per noi, come oggi sono la morale fondamentale, l’individualismo, il
dialogo comunicativo, la estetica, la dimensione misterica e
spirituale dell’essere umano, la bioetica, l’ecologia e l’economia.
In tutta l’opera c’è un tratto di fondo che considero fondamentale:
l’abbordare i grandi temi politici e sociali d’oggi, dalla prospettiva
più concreta di ognuno degli “stili di vita” qui esposti. In questo
senso, come ho già detto e voglio sottolineare ora, questo lavoro è
uno strumento fondamentale per rispondere alle tante domande che ci
poniamo oggi di fronte a problemi come la diversità culturale, la
creazione dei grandi blocchi di nazioni sotto un’unica Costituzione,
le grandi questioni poste in essere da quel processo irreversibile che
è la globalizzazione; i limiti della crescita economica e le sue
conseguenze ambientali, ecc.
È un opera di suggerimenti e orientamenti delle vie da seguire. Non
cerchi, il lettore, risposte definitive, ma si lasci ispirare dalle
proposte, intenzionalmente assiologiche, e che con uno sforzo chiaro
tentano di organizzare almeno concettualmente, una nozione tanto
vasta e aperte come quella dello “Stile di vita”.
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Si può parlare
d’etica da diversi punti di vista, ma forse è più chiaro dire che
tutto il pensiero di ognuno si localizza in un luogo determinato e da
lì si cerca di guardare la realtà con gli occhi di ognuno e dalla
“finestra” che questa posizione consente. Non è difficile vedere le
diverse morali che nascono da posizioni ideologiche divergenti e
opposte. Allo stesso modo è giusto dire che talvolta non siamo
coscienti del luogo da cui noi parliamo. Potremo sentirci certi di
parlare dal nostro universo culturale, dal momento che quando apriamo
bocca, il nostro parlare è culturalmente influenzato e questo parlare
“influenzato” è la forma comune a tutti attraverso la quale ci
esprimiamo.
In questa situazione, l’interlocutore che ci ascolta, in particolare
se appartiene ad un ambiente e una cultura diversa, senza dubbio,
saprà bene quale sia il nostro punto di partenza, perché ovviamente
contrasta con il suo. Questo perché il nostro pensare è costretto a
reagire secondo gli schemi della nostra cultura, nella quale siamo
totalmente immersi, e pertanto la struttura di ragionamento e il modo
di sentire e capire le cose, è in sintonia con i modelli propri del
nostro contesto. Però ugualmente si può parlare di diverse forme di
etica all’interno dello stesso modello culturale. E questo è proprio
l’intento dell’opera che stiamo presentando.
Non cerca di assumere un punto di vista culturale distinto ma di
render chiaro che le vittime della storia, i morti a causa di violenza
e dolore ingiustamente causato, sono testimoni unici, che molto hanno
da dire nel momento di ripristinare la giustizia e la politica nelle
nostre società. Qua si prova ad assumere il punto di vista delle
vittime della violenza per osservare la realtà etica e la politica.
Da questa prospettiva non servono gli sforzi per l’imparzialità
formale delle etiche liberali-eurocentriche, ne tantomeno il
principio del dialogo che parla d’una situazione ideale per tutti,
proprio dell’etica comunicativa.
Questa è un’etica della responsabilità levinasiana, dove la situazione
dell’Altro, il suo sguardo, la sua impotenza mi impongono questioni
sulla realtà che mi rendono soggetto morale. Assumermi questa
responsabilità dipende assolutamente ed esclusivamente dalla mia
volontà di fronte alla realtà della sua situazione, e solo così posso
riscoprirmi come soggetto morale. Questa è un etica dell’eteronomia,
di fronte alle etiche illuministiche dell’autonomia.
Non cerca di assumere un
punto di vista culturale distinto ma di render chiaro che le vittime
della storia, i morti a causa di violenza e dolore ingiustamente
causato, sono testimoni unici, che molto hanno da dire nel momento di
ripristinare la giustizia e la politica nelle nostre società. Qua si
prova ad assumere il punto di vista delle vittime della violenza per
osservare la realtà etica e la politica.
Da questa prospettiva non servono gli sforzi per l’imparzialità
formale delle etiche liberali-eurocentriche, ne tantomeno il
principio del dialogo che parla d’una situazione ideale per tutti,
proprio dell’etica comunicativa.
Questa è un’etica della responsabilità levinasiana, dove la situazione
dell’Altro, il suo sguardo, la sua impotenza mi impongono questioni
sulla realtà che mi rendono soggetto morale. Assumermi questa
responsabilità dipende assolutamente ed esclusivamente dalla mia
volontà di fronte alla realtà della sua situazione, e solo così posso
riscoprirmi come soggetto morale. Questa è un etica dell’eteronomia,
di fronte alle etiche illuministiche dell’autonomia.
E’ un etica che assume la diseguaglianza della realtà; non permette
dunque nessuna formalizzazione né figura euristica che renda
possibile uno Stato di natura immaginario in cui si possa proclamare
l’uguaglianza delle persone; pertanto afferma così un’imparzialità che
renda possibile una teoria della giustizia, in cui tale
giustizia non sarebbe tale dal punto di vista della realtà ma una mera
formalizzazione concettuale dei valori e della sua gerarchizzazione.
L’etica delle vittime è un’etica del decentramento e dunque del limite
della filosofia ed il suo incontro con una realtà materialmente
sparita, viva attraverso la memoria e il ricordo e il cui “parlare”,
da questa situazione, è un “parlare” privilegiato al momento di
configurare la realtà etica del presente.
Possiamo trovare in quest’opera l’influenza di Adorno, Horkheimer,
Benjamín, Rosenzweig, Kafka e i presupposti della Filosofia della
Liberazione. Il libro è frutto della collaborazione di diversi
partecipanti al progetto di ricerca, La filosofia dopo l’Olocausto,
dell’istituto di filosofia CSIC di Madrid e nasce nel contesto (come
sottolineato nell’introduzione) di sette anni di studi, seminari e
incontri che hanno coinvolto più di trenta persone sul tema della
memoria della Shoah.
E’ evidente che non sia ancora il risultato finale delle ricerche
fatte, ma lo è il contributo parziale di alcuni dei partecipanti. Dico
parziali perché altre opere individuali di alcuni partecipanti stanno
uscendo in questo periodo, con studi esaustivi rispetto a temi di cui
qui vi è solo una parte.
E’ il caso di Reyes Mate con l’opera “Memoria di Auschwitz. Attualità
morale e politica” (Trotta 2003) e di Marta Tafalla ed il lavoro
“Theodor W. Adorno. Una filosofia della memoria” (Herder 2003).
Collaborano a questo lavoro: Fernándo Bárcena (Madrid) Mónica
Cerutti (Mendoza, Argentina), Santiago Kovadloff (Buenos Aires),
Sirio López Velasco (Rivera, Uruguay), José María Mardones (Madrid),
Manuel Reyes Mate (Madrid), Joan-Carles Mélich (Barcellona), Javier
Muguerzaz (Madrid), Silvana Rabinovich (Morelos, México), Alberto
Sucasas (El Ferrol), Marta Tafalla (Barcellona) y Tomás Valladolid
(Madrid). Il lavoro è diviso in tre parti; la prima si apre con un
contributo di Javier Mugerza sull’utopia della non violenza, cui
segue il lavoro di Kovadloff sul tema della sofferenza nella natura
umana.
La seconda parte di questo lavoro è dedicata allo sviluppo del
problema dell’etica dalla prospettiva delle vittime. Questa è la parte
che costituisce il nucleo fondamentale del lavoro e affronta i temi
della preminenza della responsabilità sulla libertà (Rabinobich), la
costituzione del soggetto etico assumendosi la responsabilità da parte
delle vittime (Sucasas), la teoria della giustizia dalla prospettiva
delle vittime (Reyes Mate), il “ricordare per non ripetere” come
imperativo categorico (Tafalla) e alla fine di questa seconda parte,
l’aspetto filosofico politico del diritto delle vittime (Valladolid).
Nell’ultima parte troviamo le conseguenze d’un etica comunitaria
attraverso la riflessione brasiliana (Vélasco), lo sguardo delle
vittime come prospettiva eccentrica e le sue conseguenze nel mondo
educativo (Bárcena), la compassione in Horkheimer e l’immagine di Dio
(Mardones) e la riflessione etica politica sui desaparecidos
durante la dittatura argentina (Cerutti).
È un lavoro profondo, stimolante, immaginativo e con una visione
dell’etica decentralizzata e critica. Affronta con rigore filosofico e
con valore il mondo delle vittime: i loro interrogativi, i loro
sentimenti, il loro valore nell’elaborazione dell’etica e,
soprattutto, la loro sopravvivenza.
Non è possibile trascurare un tema tanto centrale quando si lavora
all’elaborazione del senso autentico e reale di giustizia. Bisogna
porsi lontano da una formulazione teoretico-formale ed entrare
pienamente nel concreto del problema del dolore e della sofferenza. Un
dolore e una sofferenza che mai sono potute accadere invano, che non
possono essere più dimenticate e che sono al centro della riflessione
stessa sull’etica.
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