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Equità e/o Efficienza? - Economia della Sanità per
non economisti[*]
Alessandro Lanteri, Francesco Paolucci
1.
Introduzione
Lo scopo di questo breve saggio è di offrire un’introduzione –
necessariamente essenziale ed incompleta – all’economia della sanità.
Le ragioni per farlo sono numerosissime: noi riteniamo che la più
importante sia di offrire ai non economisti una doverosa spiegazione
delle ragioni per e del modo in cui la disciplina economia si
interessa di sanità. Troppo spesso, infatti, alla nostra professione
vengono rivolte critiche dovute a un fraintendimento del ruolo della
nostra disciplina. D’altro canto è innegabile che gli economisti
manchino di umiltà e tendano a derivare dai loro ragionamenti astratti
conseguenze direttamente applicabili al mondo reale. In fondo, noi
speriamo che questo articolo possa insegnare qualcosa anche agli
economisti. A noi certamente ha insegnato che l’economia applicata è
una scienza umana e che in quanto tale non può prescindere dalla
riflessione etica, di cui anzi è una concreta realizzazione.
Quando pensa ad un sistema sanitario, la maggior parte delle persone è
d’accordo che esso debba: fornire la miglior assistenza possibile a
tutti, garantire un trattamento uguale il cui finanziamento sia
equamente distribuito, offrire libertà di scelta sia ai fornitori che
ai consumatori delle prestazioni e tenere i costi sotto controllo[1].
Tuttavia queste caratteristiche sono spesso in tensione tra di loro:
diventa allora necessario scegliere. Benché la maggior parte delle
decisioni sia sostanzialmente istintiva e non accuratamente ponderata[2],
le conseguenze di tale linea di condotta si rivelano spesso
fallimentari[3].
Sono numerosi i casi in cui è doveroso non solo trovare una soluzione
che ‘appaia’ adeguata, ma che sia, di fatto, la migliore possibile[4].
Se l’economia sia la disciplina in grado di fornire questa soluzione è
una domanda a cui due economisti come noi preferiscono non dare
risposta. Speriamo tuttavia, da economisti, di fornire gli elementi
necessari a formarsi un’opinione in proposito.
2. Complessità e intuito
Il mondo che ci circonda ci bersaglia continuamente con un’enorme
quantità di stimoli e di informazioni: basti pensare che l’edizione
della domenica di un generico quotidiano, con tutti i suoi allegati,
contiene un quantitativo di informazioni superiore a quelle di cui un
uomo medio del sedicesimo secolo veniva a conoscenza nell’arco della
sua intera esistenza. La frenesia della nostra epoca, correttamente
definita “età dell’informazione”, è tale che continuamente ci troviamo
ad affrontare delle scelte, non solo tra un numero sempre crescente di
alternative, ma anche con un sempre minor tempo a disposizione. Per
queste ragioni i nostri processi decisionali non possono tenere in
considerazione tutti i possibili risultati di ogni opzione, ponderarli
in base alla probabilità che ciascuna ha di esplicitarli ed infine
scegliere quelli che meglio sembrano assecondare i nostri obiettivi.
Forse per via di un adattamento evolutivo della nostra specie o
semplicemente perché costretti dalle condizioni ambientali, ci basiamo
soprattutto sull’intuito e non vagliamo accuratamente ogni scelta. Si
provi ad immaginare l’incontro con un amico: ci si scambia un saluto
convenzionale o rituale, a seconda del grado di confidenza ed alla
formalità del contesto, senza disporre del tempo necessario a valutare
tutte le possibili modalità di saluto e a praticare quella che meglio
enfatizza il perseguimento dei nostri scopi. Tuttavia ‘sentiamo’ che
una certa forma si rivelerà adeguata e nella maggioranza dei casi è
proprio così. Questo tipo di comportamento ‘automatico’ non si
applica, ovviamente, solo alle formalità sociali, ma a quasi tutti gli
ambiti della nostra esistenza: alle valutazioni spazio-temporali[5],
alle preferenze individuali
ai giudizi morali[7]…
Si può provare a mettersi nei panni di un paziente malato di
cancro ai polmoni che si rivolge a due professionisti per ottenere un
parere sulle possibili terapie. Entrambi propongono due profili
terapeutici alternativi: la chirurgia oppure il trattamento con i
raggi. Ciascuno specialista rivela come l’esito dei due interventi sia
tipicamente il seguente:
Primo Medico:
Chirurgia: su 100 pazienti, 90 sopravvivono all’intervento, 68 sono
vivi dopo un anno e 34 sono vivi dopo cinque anni.
Raggi: su 100 pazienti tutti sopravvivono all’intervento, 77 sono vivi
dopo un anno e 22 sono vivi dopo cinque anni.
Secondo Medico:
Chirurgia: su 100 pazienti, 10 muoiono durante o subito dopo
l’intervento, 32 muoiono entro un anno e 66 muoiono entro cinque anni.
Raggi: su 100 pazienti, nessuno muore durante o subito dopo
l’intervento, 23 muoiono entro un anno e 78 muoiono entro cinque anni.
(Fonte: McNeil, Pauker, Sox e Tversky 1982)
È evidente, accostando i suggerimenti dei due specialisti (Tabella 1),
che essi propongono esattamente le stesse alternative, con le medesime
caratteristiche. Una semplice differenza nella formulazione delle
proposte, che enfatizza ora il numero dei successi ora quello dei
fallimenti delle due terapie, provoca un clamoroso cambiamento nel
modo di interpretare i dati da parte dei pazienti. Infatti l’82% dei
pazienti del primo medico sceglie la chirurgia, mentre solo il 56% dei
pazienti risponde nello stesso modo. Possiamo davvero fidarci del
nostro intuito?
Mettiamolo ancora alla prova, immaninando di vestire i panni delle
autorità sanitarie che si trovano ad affrontare una inaspettata
epidemia di SARS che colpirà 600 persone uccidendole. Due equipe di
esperti si mettono al lavoro per individuare un programma che contenga
l’impatto del contagio; nuovamente entrambe propongono due programmi
tra cui scegliere.
Equipe 1:
se si sceglie il programma A, si salveranno 200 persone.
se si sceglie il programma B, c’è 1/3 di probabilità di salvare 600
persone e 2/3 di probabilità di non riuscire a salvarne nessuna.
Equipe 2:
se si sceglie il programma C, moriranno 400 persone.
se si sceglie il programma D, c’è 1/3 di probabilità che non muoia
nessuno e 2/3 di probabilità di muoiano tutte.
(Fonte: Tversky e Kahneman 1981)
Nel caso della prima equipe il 72% degli intervistati
sceglierebbe il programma A, che promette di salvare delle vite umane.
A questo punto non sorprenderà: lo speculare programma C, che
enfatizza il numero delle vittime, raccoglie solo il 22% delle
preferenze nella formulazione della seconda equipe. Nuovamente le
stesse soluzioni vengono accolte in maniera assai differente ed ancora
una volta il nostro intuito ci inganna e ci impedisce di scegliere
lucidamente. In situazioni di incertezza, siamo più propensi a correre
quei rischi che contengano le perdite piuttosto che quelli che mettono
a repentaglio i guadagni[8].
La scelta della terminologia determina l’inquadramento (‘framing’) del
contesto decisionale e ci impedisce di applicare il fondamentale
principio aristotelico di equità: giudicare ugualmente i casi uguali e
diversamente i casi diversi.
Simili situazioni diventano problematiche quindi non solo per il
paziente che non sa come comportarsi nell’esprimere la propria
preferenza quando si trovi a prestare il proprio consenso rispetto ad
una prestazione medica ed ovviamente anche per il medico che si trova
a dover affrontare l’incertezza della statistica. Queste
considerazioni rendono ancora più delicato il rapporto medico-paziente.
Il problema sussiste inoltre, ad un livello superiore, nella
definizione del sistema sanitario, del modo in cui esso deve operare e
intervenire che è il principale focus di questo saggio. È per queste
ragioni che diventa cruciale scendere in maggiore profondità,
comprendere a fondo le dinamiche di un processo sanitario e non
limitarsi semplicemente a proclamare una preferenza intuitiva e
difficilmente giustificabile. Anche nei dilemmi etici infatti ci si
trova spesso a proporre giudizi intuitivi ed ingannevoli.
In Gran Bretagna e in Giappone, per esempio, negli anni ’70 si era
deciso di sospendere la somministrazione dei vaccini DPT (contro
difterite pertosse e tetano) tipicamente usati come strumenti
preventivi contro la pertosse perché potevano causare effetti
collaterali, compresa la morte di una minima percentuale dei vaccinati
pur sempre però inferiore al numero delle vittime della pertosse in
assenza di trattamento. Similmente, il vaccino contro la poliomielite
Sabin è più efficace del Salk, tuttavia il primo può causare la polio
nel paziente. Nonostante questo rischio, il numero di vite salvate
complessivamente dal Sabin rimane considerevolmente superiore. Molti
specialisti hanno tuttavia preso le difese del trattamento meno
efficace[9]
sulla base di un giudizio morale intuitivo che molti di noi
condividono: è peggio “fare” del male che “non evitare di fare” del
male. Siamo più indulgenti con le omissioni che con le azioni[10].
Anche in questi casi l’intuito era all’opera, ma – se l’obiettivo
dell’intervento era di contenere l’impatto della pertosse e della
polio – ha suggerito una reazione inadeguata.
Purtroppo ci sono occasioni in cui la risposta automatica che
siamo propensi a suggerire non ci soddisfa: essa si rivela
ingannevole, inadeguata oppure non è la migliore possibile, mentre noi
vorremmo che lo fosse. Diventa quindi importante analizzare a fondo il
contesto di scelta e soppesare le alternative possibili sia nel caso
di decisioni individuali che collettive. È quindi desiderabile
disporre di un apparato teorico di riferimento, che nel caso di cui si
tratta in questa sede è l’economia sanitaria.
|
Casella di testo: BOX:
Contesto Decisionale
- un’opzione è un’azione che
si può compiere o non compiere
- un risultato è un evento che si può verificare o non verificare
- una decisione è una situazione in cui (i) si ha più di
un’opzione, (ii) l’opzione scelta influenza il risultato, (iii) si
può pensare a quale opzione scegliere
- un’intuizione è un giudizio del tipo meglio/peggio che ci viene
in mente senza bisogno di riflettere
(ricavato da Baron, 2000) |
Tabella 1
|
TEMPO |
Primo
Medico |
Sopravvissuti |
Vittime |
Secondo Medico |
|
Intervento
1 anno
5 anni |
Chirurgia |
90 |
10 |
Chirurgia |
|
68 |
32 |
|
34 |
66 |
|
Intervento
1 anno
5 anni |
Raggi |
100 |
0 |
Raggi |
|
77 |
23 |
|
22 |
28 |
Tabella 2
|
Equipe 1 |
Sopravvissuti |
Vittime |
Equipe 2 |
|
Programma |
200 |
400 |
Programma |
|
A |
|
|
C |
|
Programma |
1/3p
600 |
1/3p
0 |
Programma |
|
B |
2/3p
0 |
2/3p
600 |
D |
3. L’approccio
dell’economia
L’economia è la scienza sociale che studia in che modo
risorse limitate vengono ripartite tra usi alternativi. Queste risorse
(beni e servizi) possono essere soldi, tempo, attenzione, spazio,
oggetti e così via. Le decisioni di impiego riguardano sia l’uso di
fattori produttivi per attività diverse (es. l’utilizzo di mattoni per
costruire una casa o un ponte), sia l’allocazione dei prodotti finali
tra gli individui. Gli economisti si concentrano specialmente sulla
questione se la divisione delle risorse sia efficiente, ma si trovano
spesso nella condi zione di doverne considerare anche l’equità.
Gli individui, le aziende, i governi cercano di distribuire le loro
risorse in modo tale da ottenerne la massima soddisfazione possibile.
Per esempio, avendo una somma di denaro a disposizione, un bambino
decide di acquistare le figurine, mentre una adolescente sceglie dei
nuovi trucchi. La nostra disciplina non ci dice se fanno bene o fanno
male; ci dice semplicemente che, se il bambino comprasse dei trucchi,
farebbe una scelta inefficiente poiché sarebbe più contento se
acquistasse delle figurine. Ci dice che, se il bambino possiede dei
trucchi e l’adolescente delle figurine, entrambi sarebbero più
contenti se li scambiassero. La teoria economica spiega in che modo le
persone, sapendo cosa preferiscono, fanno in modo di procurarsene il
massimo quantitativo possibile, rinunciando a ciò che desiderano di
meno, tenendo un comportamento razionale e coerente. Per quanto
riguarda gli enti collettivi, come aziende o governi, si ipotizza che
– sulla base degli scopi che ciascuna istituzione si prefigge – sia
possibile trattarli come un singolo agente che persegue la propria
missione in maniera analoga ad un individuo che soddisfa i propri
bisogni.
Gli individui acquistano quei beni e servizi che ritengono avere un
valore superiore al loro prezzo e continuano ad acquistarne fino al
momento in cui il prezzo raggiunge quel valore. Immaginate di avere
sete ed di essere disposti a pagare una determinata cifra per
acquistare una bottiglia di acqua. Dopo averla bevuta, qualcuno
sarebbe disposto ad acquistarne un’altra allo stesso prezzo. Qualcuno
sarebbe disposto ad acquistarne anche una terza e una quarta. Ma chi
potrebbe desiderare una decima bottiglia di acqua dopo averne bevute
nove? Il beneficio che traiamo dal consumo di un’unità aggiuntiva di
un bene tende a diminuire a mano a mano che il quantitativo di beni
consumati aumenta.
Di conseguenza gli individui smettono di acquistare nel momento in cui
la soddisfazione che deriva da un’ulteriore dose di un certo bene
diventa, soggettivamente, inferiore al suo prezzo. Allo stesso modo le
aziende che producono quei beni li vendono ad un prezzo che sono
disposte ad accettare e continueranno a produrne finché ci saranno
consumatori disposti a versare una somma sufficiente a compensare il
costo di produzione di quell’ultima unità prodotta. Attraverso questo
meccanismo di domanda e offerta che si incontra nel mercato, avviene
un’allocazione efficiente dei beni nota con il nome di ottimo
Paretiano[11].
Gli individui perseguono il proprio appagamento personale, le aziende
i profitti ed in questo modo il risultato finale è efficiente e
soddisfacente per tutti: guidato da quel fenomeno che Adam Smith
chiamava la mano invisibile.
A dispetto di queste ragioni gli stati europei contemporanei si
premurano di procurare direttamente ai propri cittadini un uguale (o
quanto meno adeguato) accesso a determinati beni e servizi sulla base
della convinzione che essi siano desiderabili per gli individui e
benefici per la società nel suo complesso[12].
Tra questi, la sanità ricopre una posizione preponderante. A partire
dalla metà del secolo scorso, infatti, tutti gli stati, compresi i
meno regolamentati e anche al di fuori dell’Europa, hanno sviluppato
dei sistemi basati su un apparato di regolamentazione (spesso
accompagnato dalla fornitura diretta) dei servizi sanitari. Per quale
ragione?
4. L’intervento dello stato in sanità: I mercati
imperfetti ed il problema dell’efficienza
Il dibattito attorno ad una revisione ed ad una riforma dei
sistemi sanitari nella maggior parte dei paesi occidentali si è
concentrato sull’idea emergente che, per dare una risposta risolutiva
al problema del contenimento della spesa, le forze di mercato debbano
intervenire sostituendosi alle regole delle autorità governative. È
questo un concetto diffuso nella teoria economica tradizionale che da
più parti afferma la superiorità del mercato in termini di efficienza.
Alla base di una simile conclusione vi è una serie di ipotesi[13]:
·
l’ottimo di Pareto (si veda sopra) come stato desiderabile;
·
i consumi individuali non hanno effetto sugli altri (assenza di
esternalità nei consumi);
·
le preferenze dei consumatori sono predeterminate;
·
perfetta conoscenza da parte degli individui di ciò che per
loro è meglio in assoluto;
·
perfetta capacità di scegliere ciò che meglio;
·
le scelte rivelano perfettamente le preferenze individuali.
Tuttavia abbiamo visto come l’intuito agisca in maniera ingannevole
facendo sì che alcune di queste condizioni si realizzano difficilmente[14].
Sarebbe quindi impossibile per i governi lasciare interamente
l’allocazione dei beni e dei servizi sanitari a dei meccanismi di
libero mercato. Esistono infatti due ordini di problemi principali[15]:
imperfezioni del mercato e considerazioni di equità. Le prime sono
dovute al fatto che esiste una marcata asimmetria tra le informazioni
disponibili a fornitori, intermediari e consumatori, che impedisce il
verificarsi di condizioni di efficienza; le seconde sono legate al
principio che la disponibilità di cure debba essere indipendente dal
reddito, ovvero la sanità viene considerato un ‘bene di merito’[16].
Dal momento che gli individui tendono a preferire la certezza al
rischio[17]
e per incontrare quei principi intuitivi di equità suggeriti in
precedenza, la quasi totalità dei sistemi sanitari prevede che il
paziente corrisponda una percentuale assai contenuta del costo della
prestazione che riceve nel momento in cui la riceve, momento in cui –
oltretutto – la sua capacità di produrre reddito è verosimilmente
ridotta per via del suo stato di salute. In quel momento intervengono
infatti dei meccanismi assicurativi (siano essi pubblici o privati) e
sono proprio questi meccanismi a rappresentare il nocciolo della
questione dell’asimmetria informativa. Per esempio, i pazienti hanno
una conoscenza assai ridotta, se non nulla, dei trattamenti sanitari
che ricevono[18],
della loro appropriatezza, delle loro conseguenze e della loro
desiderabilità. È per questa ragione che gli stati subordinano la
pratica delle professioni sanitarie al conseguimento di una speciale
qualifica, tale da garantire che i professionisti sanitari dimostrino
quelle competenze ritenute fondamentali. In una situazione in cui gli
agenti non godono delle stesse informazioni, infatti, emergono due
tipologie di problemi.
Selezione avversa: l’assicuratore conosce ben poco delle condizioni
sanitarie dell’assicurato ed è quindi spinto a vendere il suo servizio
(copertura assicurativa) ad un prezzo che tenga conto delle condizioni
medie dell’intera popolazione. A queste condizioni, tuttavia, solo gli
individui in cattiva salute saranno incentivati ad acquistare la
copertura[19],
non esiste infatti una ‘assicurazione media’ che garantisca il
verificarsi di condizioni di equilibrio su un mercato coordinato
unicamente dalla mano invisibile[20].
Azzardo morale: dopo che la copertura assicurativa è stata ottenuta,
oltretutto, l’assicurato si trova nelle condizioni di beneficiare dei
trattamenti sanitari ad un costo estremamente contenuto, di
conseguenza sarà indotto a consumarne fino a quando il beneficio di
un’ulteriore unità di trattamento ricevuto non raggiunge il costo
(assai ridotto) che viene corrisposto[21].
Anche i fornitori di tali prestazioni, del resto, sono incentivati a
venderne una quantità superiore a quella effettivamente necessaria
ovvero ad un prezzo superiore a quello di mercato, dal momento che
l’acquirente è disposto a farne uso. Un’altra forma di azzardo morale
si verifica in quanto gli individui possono, in una certa misura,
razionalmente condizionare la probabilità di necessitare di assistenza
sanitaria attraverso il loro comportamento.
La teoria economica attribuisce a questi fenomeni la responsabilità
per i cosiddetti “fallimenti del mercato”[22].
Eppure non c’è nulla che non vada nel meccanismo di mercato: nella
quasi totalità dei mercati si verificano problemi dello stesso tipo[23].
Conoscendoli è possibile correggerli privatamente, ovvero all’interno
del mercato. Ci sono due modi per farlo: il primo consiste nella
stesura di contratti completi che includano esplicite clausole e
prescrizioni comportamentali in ogni possibile contingenza del
rapporto; il secondo è semplicemente un proporzionale aumento del
prezzo che garantisca l’interessato dal rischio che la controparte
metta in atto comportamenti opportunistici. Di fatto, il primo è
irrealizzabile ed il secondo inaccettabile in sanità.
·
l’ottimo di Pareto (si veda sopra) come stato desiderabile;
·
i consumi individuali non hanno effetto sugli altri (assenza di
esternalità nei consumi);
·
le preferenze dei consumatori sono predeterminate;
·
perfetta conoscenza da parte degli individui di ciò che per
loro è meglio in assoluto;
·
perfetta capacità di scegliere ciò che meglio;
·
le scelte rivelano perfettamente le preferenze individuali.
Tuttavia abbiamo visto come l’intuito agisca in maniera ingannevole
facendo sì che alcune di queste condizioni si realizzano difficilmente[24].
Sarebbe quindi impossibile per i governi lasciare interamente
l’allocazione dei beni e dei servizi sanitari a dei meccanismi di
libero mercato. Esistono infatti due ordini di problemi principali[25]:
imperfezioni del mercato e considerazioni di equità. Le prime sono
dovute al fatto che esiste una marcata asimmetria tra le informazioni
disponibili a fornitori, intermediari e consumatori, che impedisce il
verificarsi di condizioni di efficienza; le seconde sono legate al
principio che la disponibilità di cure debba essere indipendente dal
reddito, ovvero la sanità viene considerato un ‘bene di merito’[26].
Dal momento che gli individui tendono a preferire la certezza al
rischio[27]
e per incontrare quei principi intuitivi di equità suggeriti in
precedenza, la quasi totalità dei sistemi sanitari prevede che il
paziente corrisponda una percentuale assai contenuta del costo della
prestazione che riceve nel momento in cui la riceve, momento in cui –
oltretutto – la sua capacità di produrre reddito è verosimilmente
ridotta per via del suo stato di salute. In quel momento intervengono
infatti dei meccanismi assicurativi (siano essi pubblici o privati) e
sono proprio questi meccanismi a rappresentare il nocciolo della
questione dell’asimmetria informativa. Per esempio, i pazienti hanno
una conoscenza assai ridotta, se non nulla, dei trattamenti sanitari
che ricevono[28],
della loro appropriatezza, delle loro conseguenze e della loro
desiderabilità. È per questa ragione che gli stati subordinano la
pratica delle professioni sanitarie al conseguimento di una speciale
qualifica, tale da garantire che i professionisti sanitari dimostrino
quelle competenze ritenute fondamentali. In una situazione in cui gli
agenti non godono delle stesse informazioni, infatti, emergono due
tipologie di problemi.
Selezione avversa: l’assicuratore conosce ben poco delle condizioni
sanitarie dell’assicurato ed è quindi spinto a vendere il suo servizio
(copertura assicurativa) ad un prezzo che tenga conto delle condizioni
medie dell’intera popolazione. A queste condizioni, tuttavia, solo gli
individui in cattiva salute saranno incentivati ad acquistare la
copertura[29],
non esiste infatti una ‘assicurazione media’ che garantisca il
verificarsi di condizioni di equilibrio su un mercato coordinato
unicamente dalla mano invisibile[30].
Azzardo morale: dopo che la copertura assicurativa è stata ottenuta,
oltretutto, l’assicurato si trova nelle condizioni di beneficiare dei
trattamenti sanitari ad un costo estremamente contenuto, di
conseguenza sarà indotto a consumarne fino a quando il beneficio di
un’ulteriore unità di trattamento ricevuto non raggiunge il costo
(assai ridotto) che viene corrisposto[31].
Anche i fornitori di tali prestazioni, del resto, sono incentivati a
venderne una quantità superiore a quella effettivamente necessaria
ovvero ad un prezzo superiore a quello di mercato, dal momento che
l’acquirente è disposto a farne uso. Un’altra forma di azzardo morale
si verifica in quanto gli individui possono, in una certa misura,
razionalmente condizionare la probabilità di necessitare di assistenza
sanitaria attraverso il loro comportamento.
La teoria economica attribuisce a questi fenomeni la responsabilità
per i cosiddetti “fallimenti del mercato”[32].
Eppure non c’è nulla che non vada nel meccanismo di mercato: nella
quasi totalità dei mercati si verificano problemi dello stesso tipo[33].
Conoscendoli è possibile correggerli privatamente, ovvero all’interno
del mercato. Ci sono due modi per farlo: il primo consiste nella
stesura di contratti completi che includano esplicite clausole e
prescrizioni comportamentali in ogni possibile contingenza del
rapporto; il secondo è semplicemente un proporzionale aumento del
prezzo che garantisca l’interessato dal rischio che la controparte
metta in atto comportamenti opportunistici. Di fatto, il primo è
irrealizzabile ed il secondo inaccettabile in sanità.
6. Conclusioni
Si è visto come la disciplina economica esprima al meglio le
proprie potenzialità nella valutazione dell’emergere di condizioni di
efficienza. Tali condizioni, tuttavia, possono esplicitarsi solo in
casi limitati, le complessità con cui gli economisti si confrontano
nel mondo reale infatti fanno sì che esse si intreccino continuamente
con preoccupazioni di tipo etico. Non sorprende quindi che negli
ultimi anni si sia verificata una crescente attenzione nei confronti
dell’equità dei sistemi sanitari da parte dell’UE, dell’OSCE, dell’OMS
e di altre istituzioni governative, principalmente a seguito della
presa di coscienza che per la maggior parte dei cittadini l’equità ha
la precedenza sulle altre considerazioni, perfino l’efficienza[34].
Si è dato conto in questa sede della complessità del problema[35]
e della difficoltà di addivenire ad un sistema coerente ed univoco. Si
noti che gran parte delle considerazioni riportate sopra sono
concepite con una chiara attenzione alla posizione dei ‘consumatori’ e
ben poco si è detto del delicato equilibrio tra la tutela del paziente
e l’etica professionale del personale sanitario[36].
Si corre il rischio, in questo modo, di concepire un sistema solo
‘virtualmente’ etico, ma di fatto inapplicabile proprio perché non
tiene conto della deontologia di chi dovrebbe attuarlo. La professione
medica, infatti, non è soltanto una tecnica di guarigione, bensì
costituisce una sfera autonoma della dimensione umana, con le sue
peculiarità ed i suoi precisi canoni di eccellenza tecnica ed etica.
Il rapporto medico-paziente non è quindi moralmente neutro, ma prevede
dei principi autonomi e dei valori umani prima ancora che scientifici[37].
Ciò che speriamo di aver tuttavia evidenziato con questo contributo è
che il settore sanitario è un settore particolare, anche dal punto di
vista della teoria economica. Molte complicazioni di natura
informativa ed etica rendono necessari degli interventi che
garantiscano risultati socialmente accettabili, tanto in termini di
efficienza che di equità. Con questo naturalmente non si vuole
intendere che le forze di mercato siano totalmente inappropriate in
sanità, anzi: la nostra trattazione muove dalla premessa che la sanità
debba essere concepita in un sistema di mercato, però opportunamente
corretto e regolamentato.
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Nyman, J.A. (1999), “The economics of moral hazard revisited” –
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OECD (1992), The Reform of Health Care: A Comparative Analysis of
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OMS (2000), The World Health Report 2000 – Health Systems: Improving
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(ed.) Health, Health Care and Health Economics: Perspectives on
Distribution – John Wiley & Sons, pp. 1-52.
[*]
Questo articolo è parzialmente ispirato a Paolucci e Bower (2003)
e A. Lanteri (2003, 2004).
[2] Bargh e
Chartrand (1999).
[11] Dal nome dell’economista
italiano Vilfredo Pareto. Una situazione di ottimo Paretiano è uno
stato in cui nessuno può incrementare la propria posizione senza
peggiorare quella di un altro.
[12] C. Lanteri e A. Lanteri
(2000).
[13] In quanto segue, discuteremo
solo alcune delle ipotesi qui suggerite. Si veda anche Rice (2002)
[14] Nei cosiddetti mercati
perfetti, ovvero in cui le condizioni concorrenziali sono tali da
‘costringere’ ciascuno a perseguire il massimo vantaggio possibile
come condizione necessaria per sopravvivere. Occorre altresì
sottolineare come nel caso della sanità si verifichino delle
situazioni di emergenza in cui il paziente non può prendere
decisioni coscienti, ovvero di dipendenza da sostanze che alterano
la capacità di intendere e di volere, nonché di disabilità
mentali. Il problema è eminentemente di natura legale (si veda,
per esempio Lupano 2004), perché l’economista tende a sostituire
il paziente con colui che prende le decisioni in sua vece. In una
simile situazione tuttavia il decisore non sta più cercando di
soddisfare al meglio i propri bisogni, bensì quelli di un altro
individuo, con l’emergere delle relative implicazioni razionali ed
etiche che una simile situazione determina.
[16] Curiosamente, dal momento che
la sua attribuzione è esplicitamente resa indipendente dal
‘merito’ ed invece accordata in base al ‘bisogno’.
[17] Seppure l’avversione al
rischio sia diversa nel caso di eventi negativi o positivi (Kahneman
e Tversky 1979, Tversky e Kahneman 1992).
[18] Questo particolare aspetto di
asimmetria informativa configura l’insorgere di problemi di natura
etica e legale riguardanti il rispetto dell’autonomia individuale.
Si vedano anche C. Lanteri e A. Lanteri (2000), A. Lanteri (2002),
A. Lanteri e M. Lupano (2004a,b) e Lupano (2004).
[20] Rothschild &
Stiglitz (1976)
[21] Pauly (1986), si veda però
anche Nyman (1999).
[22] Per una trattazione più
esaustiva e rigorosa delle imperfezioni e dei fallimenti di
mercato, si veda l’“Handbook of Health Economics” (Culyer e
Newhouse ed. 2000).
[24] Nei cosiddetti mercati
perfetti, ovvero in cui le condizioni concorrenziali sono tali da
‘costringere’ ciascuno a perseguire il massimo vantaggio possibile
come condizione necessaria per sopravvivere. Occorre altresì
sottolineare come nel caso della sanità si verifichino delle
situazioni di emergenza in cui il paziente non può prendere
decisioni coscienti, ovvero di dipendenza da sostanze che alterano
la capacità di intendere e di volere, nonché di disabilità
mentali. Il problema è eminentemente di natura legale (si veda,
per esempio Lupano 2004), perché l’economista tende a sostituire
il paziente con colui che prende le decisioni in sua vece. In una
simile situazione tuttavia il decisore non sta più cercando di
soddisfare al meglio i propri bisogni, bensì quelli di un altro
individuo, con l’emergere delle relative implicazioni razionali ed
etiche che una simile situazione determina.
[26] Curiosamente, dal momento che
la sua attribuzione è esplicitamente resa indipendente dal
‘merito’ ed invece accordata in base al ‘bisogno’.
[27] Seppure l’avversione al
rischio sia diversa nel caso di eventi negativi o positivi (Kahneman
e Tversky 1979, Tversky e Kahneman 1992).
[28] Questo particolare aspetto di
asimmetria informativa configura l’insorgere di problemi di natura
etica e legale riguardanti il rispetto dell’autonomia individuale.
Si vedano anche C. Lanteri e A. Lanteri (2000), A. Lanteri (2002),
A. Lanteri e M. Lupano (2004a,b) e Lupano (2004).
[30] Rothschild &
Stiglitz (1976)
[31] Pauly (1986), si veda però
anche Nyman (1999).
[32] Per una trattazione più
esaustiva e rigorosa delle imperfezioni e dei fallimenti di
mercato, si veda l’“Handbook of Health Economics” (Culyer e
Newhouse ed. 2000).
[34] MacLahan e Maynard (1982),
Mooney (1986).
[35] OECD (1992) e
Wagstaff e van Doorslaer (1993) suggeriscono che, alla luce delle
loro dichiarazioni, i politici sono in sostanziale accordo su cosa
si intenda per equità; Gillon (1985) tuttavia suggerisce che certi
aspetti dell’equità godano di una più ampia accettazione e di una
maggiore applicabilità.
[36] È curioso infatti il modo in
cui il ruolo del paziente sia quello di fornire al medico tutte le
informazioni necessarie affinché il medico possa decidere ed il
paziente possa infine fare ciò che ha deciso il medico (Williams
1988). Non stupiscono, quindi, la complessità e la delicatezza di
questo rapporto (A. Lanteri e M. Lupano 2004a,b).
[37] Donato (2004) e Lanteri
(2004c).
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