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Dal living will al modo sbagliato d’interpretare il diritto all’autonomia
Béatrice Maurer Libori
Dopo il
recente referendum sulla legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente
assistita, un’altra sfida fondamentale sulla vita rischia di dividere
l’opinione pubblica italiana. In effetti, diversi progetti di legge
sul living will, o testamento biologico, pendono in Parlamento,
e il Comitato nazionale di Bioetica italiano ha trovato un compromesso,
noto ma discutibile, in materia. Orbene, la questione del living
will richiede importanti approfondimenti sull’accanimento
terapeutico, la valenza del consenso giuridico anticipato, ecc. In
particolare si rende necessario esaminare il dibattito giuridico di
fondo, quello, cioè, sul diritto al autonomia, attualmente
esasperatamente gonfiato e quindi interpretato e applicato in modo
errato. Come l’illustra la decisione della Corte europea dei diritti
dell’uomo Pretty c. R.U., del 29 aprile 2002, purtroppo male
interpretata dagli avversari dell’eutanasia.
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