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Dei delitti e delle pene Mi
restano ancora due questioni da esaminare; l’una se gli asili sieno
giusti; e se il patto di rendersi fra le nazioni reciprocamente i rei,
sia utile o no. Dentro ai confini di un paese non deve esservi alcun
luogo indipendente dalle leggi. La forza di esse seguir deve ogni
cittadino, come l’ombra segue il suo corpo. L’impunità e l’asilo non
differiscono che di più e meno; e come l’impressione della pena
consiste più nella sicurezza d’incontrarla, che nella forza di essa,
gli asili invitano più ai delitti, di quello che le pene non ne
allontanano. Moltiplicare gli asili è il formare tante piccole
sovranità; perché dove non sono leggi che comandano, ivi possono
formarsene delle nuove ed opposte alle comuni, e però uno spirito
opposto a quello del corpo intero della società. Tutte le istorie
fanno vedere che dagli asili sortirono grandi rivoluzioni negli Stati
e nelle opinioni degli uomini. Ma, se
sia utile il rendersi reciprocamente i rei fra le nazioni, io non
ardirei decidere questa Questione, finché le leggi più conformi ai
bisogni dell’umanità, le pene più dolci, ed estinta la dipendenza
dall’arbitrio e dalla opinione, non rendano sicura l’innocenza
oppressa e la detestata virtù: finché la tirannia non venga del tutto,
dalla ragione universale che sempre più unisce gli interessi del trono
e dei sudditi, confinata nelle vaste pianure dell’Asia: quantunque la
persuasione di non trovare un palmo di terra che perdoni ai veri
delitti, sarebbe un mezzo efficacissimo per prevenirli. Cesare Beccaria “Dei delitti e delle pene”, Giuffrè Editore, Milano, 1973. |
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