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Vincent
Aucant, Roberto Papini (cur.)
Jacques Maritain: la politica della saggezza.
Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2005, pp. 240, € 12,00.
Francesco Compagnoni
Si
tratta degli atti del convegno tenuto a Roma in occasione del
trentesimo anniversario della morte del filosofo, organizzato dal
Centre Culturel Saint-Luis de France (fondato dallo stesso Maritain a
Roma) e dall’Istituto Internazionale J. Maritain, e dedicato allo
studio del suo pensiero politico. Di fatto si è trattato di
concentrarsi in particolare sulla sua produzione e la sua azione degli
anni ’30 e ’40 quando fu più intensa la sua attività in questo campo e
apparvero opere fondamentali come Umanesimo Integrale (1936) e
L’uomo e lo stato (1951).
I dodici contributi sono organizzati equamente in tre sezioni:
L’umanesimo integrale e la democrazia; Globalizzazione e democrazia;
Impegno e linee di fatto.
Al primo gruppo appartengono i seguenti contributi: Philippe Chenaux
(storico, Roma): ‘Umanesimo integrale’ nel contesto degli anni
Trenta; Vittorio Possenti (filosofo, Venezia): Religione e vita
civile: J.M. filosofo della città; Michel Fourcade (storico,
Montpellier): J.M. e la secolarizzazione; Vincent Aucante
(filosofo, Roma), Religione e Stato in Edith Stein e J.M.
Al secondo: Roberto Papini (politologo, Roma): ‘L’uomo e lo Stato’.
Il problema dell’organizzazione politica del mondo; Jean-Yves
Calvez (politologo, Parigi): I diritti dell’uomo secondo M.;
Olivier Mongin (politologo, Parigi): Il pensiero di M. e la
globalizzazione; Luigi Bonanate (politologo, Torino): Pace e
globalizzazione.
Ed al terzo gruppo: Giorgio Campanili (storico, Parma): I
‘manifesti politici’ di J.M. (1934-1938); Yves Chevalier (storico,
Tours): J.M. e l’antisemitismo; Piero Viotto (filosofo,
Milano): J.M. e l’Italia; Guillermo Leòn Escobar-Herràn
(storico, Roma): L’influenza di J. M. in Colombia.
Il contributo di Chenaux sugli anni Trenta è di elevato interesse sia
per collocare gli interventi di diverso tipo fatti all’epoca da J. M.
sia anche perché tratta di un periodo cruciale in tutta Europa per la
formazione degli ideali che permisero dopo la guerra la nascita dei
partiti democratici cristiani. Si trattava di respingere qualsiasi
forma di adesione ai due totalitarismi imperanti e di ridestare una
nuova speranza cristiana per la vita politica che non fosse segnata
dalle reminiscenze sacrali del medioevo. J. M. si distanziava in
questo da gruppi di cattolici tedeschi che avevano sviluppato una
teologia del Sacrum Imperium e addirittura del Terzo Reich stesso.
“Senza pregiudicare la loro validità per il presente non era inutile,
per la loro [delle posizioni politiche di J. M.] buona comprensione
dal punto di vista storico, ricordare la congiuntura nella quale
furono concepite ed accolte, quella di un periodo in cui l’invenzione
di una nuova speranza sociale cristiana appariva, di fronte alla
doppia minaccia dei totalitarismi fascisti e comunisti, come urgente
(sul piano politico) e così piena di equivoci (sul piano teologico)”
(p. 34).
L’intervento di Vittorio Possenti, incentrato sulla religione e vita
civile, mette in risalto il concetto maritainiano di “nuova
cristianità”. “Si intende il Vangelo non solo come codice celeste, ma
altresì come portatore di una speranza di vita terrestre; in secondo
luogo si esplora la matrice teologica della società civile, nella
prospettiva di raggiungere una società laica vitalmente cristiana e
che porti il segno di ciò nella sua concezione della vita, della
legge, della famiglia, della politica, della pace ecc” (p. 39). Per
Possenti questa posizione è ancora valida oggi pur in un contesto
storico molto diverso, in quanto le aspettative illuministiche di
separare prima chiesa e stato, e ridurre poi al puro privato la
religione in attesa della sua scomparsa totale, non si sono
realizzate.
Lo studio dedicato da Roberto Papini alle proposte maritainiano
dell’organizzazione del mondo si concentra su quanto esposto
nell’ultimo capitolo di L’uomo e lo stato, che pubblicato nel
l951 è la raccolta delle lezioni tenute nel l949 all’Università di
Chicago, sulla scia dello slogan di come vincere la pace dopo aver
vinta la guerra. J. M. non ritiene che il cammino verso un’autorità
mondiale possa avvenire con un semplice passaggio di poteri dagli
stati nazionali ad enti sopranazionali. “M. ritiene ipotizzabile la
realizzazione della teoria da lui disegnata solo a lungo termine e a
certe condizioni invero assai problematiche, innanzitutto attraverso
un cambiamento nelle strutture interne della moralità e della
socialità dell’uomo, ma anche attraverso l’accettazione di profondi
mutamenti nelle strutture sociali ed economiche della vita nazionale
ed internazionale dei popoli, e una seria ripercussione di tali
mutamenti sulle libere attività economiche di molti individui che non
sono nel mondo la maggioranza, ma sono più interessati al guadagno”(p.
98). Questa preparazione di lungo respiro della società permetterà che
l’utopia possa diventare un ideale realizzabile, in assenza del quale
avremmo una visione tragica sia tra i popoli che tra i governi.
Lo studio di Jean-Yves Calvez sui diritti dell’uomo in J.M. è un
contributo sintetico estremamente lucido e mette chiaramente in luce i
fondamenti dei diritti sostenuti dal nostro Autore. Il suo impegno per
i diritti umani non fu solo teoretico, bensì anche pratico soprattutto
attraverso le sue varie cooperazioni con l’UNESCO. J. M. non lavorò
invece direttamente per la Dichiarazione Universale del 1948, per
quanto gli si possa attribuire un qualche contributo indiretto tramite
appunto la citata agenzia ONU per la cultura. Per conoscere le sue
posizioni, oltre al libretto del 1942 I diritti dell’uomo e la
legge naturale, sono da considerare diversi contributi per
l’UNESCO e il capitolo IV de L’uomo e lo stato. La legge
naturale è il fondamento ultimo, ma J. M. sviluppa ampiamente l’idea
che anche coloro che non condividono la fondazione teoretica possono
trovarsi d’accordo nelle prassi di riconoscimento e difesa dei diritti
umani. Questa posizione non è fondata evidentemente su un pragmatismo
di basso livello, bensì sulla distinzione aristotelica tra ragione
teoretica e ragione pratica: da quest’ultima derivano i principi e i
ragionamenti che guidano l’agire morale. Nella società l’ideale
sarebbe di poter condividere fondazione teoretica e ragionamento
pratico, ma il secondo permette comunque, in un mondo pluralista,
un’azione comune socialmente preziosa. L’esposizione teoretica
maritainiana è comunque di grande utilità per il problema della
fondazione dei diritti umani, perché oggi, di fronte a richieste
sempre nuove di riconoscere ulteriori diritti, accanto all’accordo
pratico è divenuto sempre più impellente avere un orientamento
teoretico che serva al discernimento della prassi futura.
Dall’ultima parte del volume vorremmo segnalare in modo particolare
due contributi.
Innanzitutto vale la pena di leggere quello di Giorgio Campanili sui
manifesti politici firmati o formulati da J. M. a metà degli anni
Trenta: esso è in qualche modo complementare allo studio di P. Chenaux
sul contesto degli stessi anni, e contribuisce a rendere il quadro
storico più vivo e vicino alla realtà degli avvenimenti contrastanti.
L’attività del Comité pour la paix civile et religiose en Espagne,
di cui J. M era fondatore e principale animatore, è quella più
nota e anche, a suo tempo, la più contrastata in quanto sembrava che
l’equidistanza dai due totalitarismi andasse troppo lontano nel caso
della guerra civile spagnola.
Piero Viotto, invece, racconta con grande dovizia di particolari i
rapporti con J. M. con italiani, come il pittore futurista Gino
Severini o don Giovanni Stecco, professore al Seminario di Vicenza. I
rapporti con G. B. Montini sono messi in particolare risalto data la
loro intensità, durata e l’importanza dell’interlocutore. Nella
curatissima cronologia trovano posto anche l’elenco delle conferenze
tenute all’Ateneo Angelicum di Roma negli anni ’20, ’30 e ’40.
La presentazioni editoriale del volume sul risvolto di copertina dice:
“Per la profondità delle analisi, il volume si presenta come uno dei
migliori compendi del pensiero politico del filosofo di Meudon et di
Chicago”. Ci sentiamo di condividere l’apprezzamento, aggiungendo che
il volume è stato particolarmente curato, non solo con l’indice dei
nomi, ma anche con un elenco dettagliato delle opere di J. M. citate.
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