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G. Rusconi , M. Dorigatti
Teoria generale del bilancio sociale e applicazioni pratiche,
Franco Angeli, Milano, 2004, pp. 222.
Daniele
Carelli
Il
secondo volume della collana Persona, Imprese e Società 2 è un utile
manuale per conoscere il bilancio sociale. Il testo, curato dal
professor Rusconi e dal responsabile Area Responsabilità Sociale
d’Impresa presso le Acli Milanesi, Michele Dorigatti, è la raccolta di
12 contributi di autori diversi che dalla teoria più generale (poca)
fino all’esame di più casi pratici ci spingono alla conoscenza della
rendicontazione sociale.
Il Professor Rusconi, ordinario di ragioneria ed etica di impresa e
bilancio sociale presso la Facoltà di Economia di Bergamo, apre gli
interventi con una chiara e schematica descrizione di cosa è un
bilancio sociale e a cosa serve, come dovrebbe essere fatto, ovvero i
principi di redazione, e quali sono i contro di una simile
rendicontazione. Molto utile l’ampia bibliografia che permette di
approfondire questa introduzione stringata e senza fronzoli. Il
secondo capitolo ci catapulta subito nel tecnico. La Prof.ssa Gabrovec
Mei (di economia Aziendale a Trieste), dopo una breve analisi dei vari
modelli di bilancio sociale si concentra su due standard - uno
italiano, il GBS, ed uno internazionale, il GRI - mettendoli a
confronto su caratteristiche, struttura e contenuto. Quindi concentra
l’ultima parte del lavoro sulla determinazione del Valore aggiunto e
sulla sua ripartizione, che è indubbiamente l’elemento centrale e di
sintesi di ogni forma di rendicontazione sociale. Le formule e gli
schemi permettono un immediato utilizzo.
Il terzo “paper” (che forse andava posto in seconda posizione) esamina
la letteratura internazionale, soprattutto anglosassone, sull’utilità
o meno della rendicontazione sociale. Il dott. Contraffatto,
ricercatore di strategia aziendale e di accounting, dopo una breve
analisi storica, inquadra gli economisti in diversi schieramenti: i
liberisti radicali, i radicalisti socialisti, i managerialisti e gli
educazionalisti. A parte la scarsa fantasia nei nomi, l’analisi
teorica è ben strutturata e sintetizzata. Potrebbe essere utile per
creare un test sui manager per comprendere la loro disposizione
d’animo alla rendicontazione sociale.
Il quarto contributo è un abstract di John Elkington, guru della
sostenibilità aziendale, dal suo testo Cannibals with forks: the
Triple Botton Line of 21st Century Business. L’autore
allarga il discorso dalla rendicontazione sociale ad un approccio
strategico che le imprese dovrebbero avere per accrescere la loro
sostenibilità: la Triple Bottom Line. Ovvero l’idea che le imprese
debbano incorporare nella propria strategia obiettivi di prosperità
economica, di qualità ambientale e di giustizia sociale. L’autore
molto schematicamente pone delle domande a cui ogni azienda dovrebbe
rispondere, non solo in termini di comunicazione esterna, ma in fase
di pianificazione strategica. Molto utile per un primo briefing di
sostenibilità.
Il quinto intervento è consequenziale al precedente e molto specifico:
si occupa di descrivere, a grandi linee, il modello Q-Res, in cui il
bilancio sociale è solo una fase di un processo di
responsabilizzazione. L’autrice Emma Baldin introduce il modello con
una analisi teorico - contrattualistica molto interessante.
Il sesto intervento e il settimo intervento uno del Prof Luciano Hinna,
esperto di bilanci sociali, l’altro di Marco Livia direttore dell’IREF
trattano il tema della rendicontazione sociale nel settore non profit.
Forse il documento di Livia andava preposto a quello di Hinna, in
quanto più generale sul passaggio da bilancio sociale a bilancio di
missione. Il testo del professore di Tor Vergata invece si concentra
sulle fondazioni di origine bancaria e sul ruolo del bilancio di
missione più come fase di un processo strategico che di documento
comunicativo. Luisa Pulejo autrice di varie opere sulla responsabilità
sociale d’impresa, descrive nel suo contributo evoluzioni e
prospettive del bilancio sociale in Francia che è documento
obbligatorio per talune imprese fin dal 1970. In realtà tale documento
descrive solo alcuni elementi riguardanti i rapporti di lavoro e non
compie un esame su tutti gli stakeholders. L’autrice effettua comunque
un’analisi del contesto normativo per poi concentrarsi sui limiti del
modello statale e sulla distanza tra intenzioni del legislatore ed
applicazione pratica. Chiude il lungo intervento con delle riflessioni
sulle future prospettive della rendicontazione sociale in Francia.
Il nono intervento è un po’ atipico e tratta dei premi e dei sistemi
di benchmark per i bilanci. In particolare analizza l’Oscar di
bilancio e la sua evoluzione nel tempo, da premio per la trasparenza e
la chiarezza della rendicontazione civilistica, a premio per una
comunicazione triple bottom line. L’autore è Ruggero Bodo, socio
fondatore di Sodalitas.
Gli ultimi 3 capitoli sono dedicati a tre casi: Sabaf, BCC di
Treviglio e Geradadda, Granarolo. Il caso Sabaf è presentato dal
coordinatore del progetto bilancio sociale della società stessa; il
contributo (forse troppo breve) fa che un’analisi di struttura molto
oggettiva del documento di rendicontazione ma non risponde appieno
alle aspettative del titolo “dalla cultura d’impresa alla gestione
della sostenibilità”. Sabaf infatti per gli analisti di CSR è
un’azienda modello e ci si sarebbe aspettato una descrizione un po’
più approfondita. Molto più dettagliato e completo il caso sulla BCC
di Treviglio e Geradadda, presentato da un responsabile dell’azienda e
un consulente esterno. Dopo una sintetica descrizione dell’attività e
dell’identità aziendale, si spiegano i motivi del documento ed il
processo seguito (tra l’altro evidenziando l’integrazione con il piano
strategico e la prospettiva di miglioramento continuo). Viene
brevemente descritta la struttura del documento riportando alcuni
indicatori “sociali” e sottolineando l’importanza dell’analisi del
valore aggiunto. Si evidenzia poi la componente comunicativa
(d’altronde è il tema del volume) e si conclude con l’obiettivo
futuro: il maggior coinvolgimento degli stakeholder.
Dulcis in fundo il caso Granarolo, descritto da Maria Luisa Parmigiani
che ha collaborato alla redazione del bilancio sociale della società.
La consulente descrive il processo culturale - organizzativo che ha
permesso a Granarolo di diventare un modello di impresa socialmente
responsabile (oltre che supportarne il successo di mercato). In
particolare analizza quattro aree rilevanti toccate dalla redazione
del bilancio sociale che sono state le fasi storiche di questo
processo. Il contributo continua con una ricostruzione della struttura
del bilancio attraverso l’evoluzione storica e le varie figure
coinvolte nella redazione, per concludere con le aree di
miglioramento. Certo è che non bastano 16 pagine per descrivere
l’interessante modello di Granarolo.
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