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An Update on Islamic Banking

 

Athar Murtuza

 

L’articolo riprende la storia dal sistema bancario islamico, da dove era stata lasciata dai due contributi di Alford e Renaud nel numero di OIKONOMIA di febbraio 2003. Da allora, sviluppi importanti riguardano l’entrata di alcune delle più importanti banche in questo settore, il rilevante aumento di fondi disponibili e la crescita fino alla maturità di quella che può essere chiamata l’Industria Islamica di Servizi Finanziari, con il proprio istituto giurisdizionale nel Consiglio Islamico dei Servizi Finanziari con sede a Kuala Lumpur. Sebbene si possa discutere se l’apposizione dell’etichetta “fedele alla shari’a” su un prodotto non sia che un’astuta strategia di marketing, guardando agli aspetti positivi, le nuove forme di servizi offerte ai musulmani sia nei paesi musulmani che in Occidente aiutano ad accedere ai servizi finanziari coloro che altrimenti, spesso poveri, li rifiuterebbero per motivi religiosi. L’articolo analizza una serie di strumenti finanziari che stanno crescendo di importanza, come le obbligazioni islamiche, i sukuks, e dà un ampia descrizione dei tanti aspetti del pensiero islamico sulle pratiche economiche. Se ci fosse miglior comprensione e  maggior rispetto reciproco fra i paesi occidentali e l’Islam, sarebbe più facile valutare l'importanza e i valori del sistema  bancario islamico in modo obiettivo.

The paper takes up the story regarding Islamic banking as it was left after the two articles by Alford and Renaud in the Feb 2003 number of OIKONOMIA. Since then, important developments include the move of some of the major banks into this sector, the big increase in funds available and the growing to maturity of what can genuinely be called as Islamic Financial Services Industry, with its own regulator in the Islamic Financial Services Board based in Kuala Lumpur. Although there is the concern that attaching the description "shari'a compliant" to a product may be little more than a marketing ploy, on the positive side, the new forms of products being offered to Muslims in both Muslim countries and in the West is that they help people who are often poor to gain access to financial services that they would otherwise refuse on religious grounds. The paper details a number of financial instruments that are growing in importance, such as Islamic bonds, sukuks, and gives full descriptions of several aspects of Islamic thinking on economic practices. If there were better understanding and greater mutual respect between Western countries and Islam, it would be easier to evaluate the importance and validity of Islamic banking in an objective way.
 

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