Luigino Bruni:
La ferita dell’altro Economia e relazioni umane.
Il Margine, Trento, 2007
Tommaso Reggiani
Nel campo dell'economia, la sovra-specializzazione è
doppiamente disastrosa. Un uomo che è matematico e nulla
più che matematico potrà condurre una vita di stenti, ma
non reca danno ad alcuno. Un economista che è nulla più
che un economista è un pericolo per il suo prossimo.
L'economia non è una cosa in sé; è lo studio di un
aspetto della vita dell'uomo in società. L'economista di
domani sarà certamente a conoscenza di ciò su cui
fondare i suoi consigli economici; ma se, a causa di una
crescente specializzazione, il suo sapere economico
resta divorziato da ogni retroterra di filosofia
sociale,egli rischia veramente di diventare un venditore
di fumo, dotato di ingegnosi stratagemmi per uscire
dalle varie difficoltà ma incapace di tenere il contatto
con quelle virtù fondamentali su cui si fonda una
società sana. La moderna scienza economica va soggetta
ad un rischio reale di Machiavellismo: la trattazione
dei problemi sociali come mere questioni tecniche e non
come un aspetto della generale ricerca della Buona
Vita».
Questa è la conclusione dell’audace appello che John
Hicks, rivolse alla comunità scientifico-economica nel
lontano 1941[1]
.
Un appello che per molti decenni è rimasto disatteso,
«ma se non vado errato, -afferma oggi Giacomo Becattini[2]-
una rivoluzione paradigmatica si sta, per adesso
sommessamente, quasi clandestinamente, preparando negli
studi economici.[…] La domanda da porsi oggi è: da dove
avviare la critica di una cultura generale tanto
economicocentrica? La risposta è ovvia: dalla critica
dell’economia».
E’ bello poter constatare come in questa “rivoluzione
sommessa e clandestina”, spicchi il contributo apportato,
tra gli alti, anche dell’emergente -ma già estremamente
autorevole- manipolo di studiosi esponenti del
contemporaneo pensiero socio-economico[3]
italiano.
E’ esattamente in questo solco metodologico e culturale,
che si inserisce il bel saggio scaturito dalla proficua
collaborazione tra l’economista d’avanguardia Luigino
Bruni e la giovane casa editrice trentina Il Margine.
L’origine della riflessione sviluppata in questo
interessante saggio, risiede essenzialmente in
un’immagine e in un’intuizione. L’icona -con la quale
esordisce il volume- è costituita dal “combattimento di
Giacobbe con l’angelo” (Gen 32, 23-31). L’intuizione
correlata all’immagine, consta nel fatto di ritenere
come inscindibile il legame fra “ferita” e “benedizione”
quali caratteristiche fondanti di ogni autentico
rapporto umano: esplicitare cioè che non può esserci
Buona Vita senza mettersi in discussione affrontando il
territorio buio e vacillante dell’altro, e che qualsiasi
surrogato di questo percorso, a volte scomodo e
doloroso, conduce inevitabilmente ad una condizione
umana priva di gioia e genuinità[4]:
«Non possiamo permettere alla paura della ferita di
evitarci l’abbraccio, fosse anche dover rischiare che la
ferita sia mortale, perché da quella ferita aperta a
causa dell’altro, e che noi causiamo all’altro, si spira
la sola benedizione che rende la vita umana degna di
essere vissuta» (pp. 194-95).
Questi, in estrema, sintesi sono gli stimoli offertici
dal volume che si propone come un pionieristico
tentativo di far ri-dialogare l’economia con questo “combattimento”,
con la fatica (ferita) e la gioia (benedizione) di
vivere attivamente in relazione con il prossimo (l’altro).
Il mercato, questa “zona franca” dove potersi incontrare
volontariamente e senza sacrificio, in modo mediato e
mutuamente vantaggioso, costituisce senza alcun dubbio
uno strumento di grande civiltà, tuttavia, esiste un
punto critico oltrepassato il quale la relazione anonima
dei mercati produce dannose forme di atomismo sociale[5],
solitudine e smarrimento dei legami identitari: è chiara
impressione dell’autore del saggio, che ad oggi le
nostre opulente e sazie società occidentali abbiano
ormai ampiamente oltrepassato questa soglia critica.
La scienza economica, infatti, con la sua promessa di
una “vita in comune senza sacrificio” conseguibile
attraverso la dinamica di mercato, ha rappresentato in
epoca moderna la principale via di fuga dalla
contaminazione implicata dalla relazione diretta con
l’altro. Secondo l’autore è esattamente in questa
degenerazione, che risiede una delle maggiori cause a
cui imputare l’attuale deriva individualistica
caratterizzata da “passioni tristi”[6],
quali diretta espressione delle nostre moderne società,
edificate sul mero sistema di mercato. Una situazione
apatica e priva di gioia, che si è potuta consolidare
anche a causa dell’abdicazione a favore di un miraggio
scientifico-culturale secondo il quale il mercato
avrebbe potuto rendersi garante e fautore di una buona
convivenza sociale, esente però da qualsivoglia dolore;
un mercato che tramite la sua miriade di contratti e
intermediazioni impersonali ci consentisse di incontrare
un altro che non ci ferisse, che non combattesse (leggasi
“vivere attivamente”) ma semplicemente scambiasse (leggasi
“commerciare per mutuo interesse”). L’equivoco risiede
nel fatto che questo innocuo e sterile incontro con il
prossimo esente da ferite (nel senso di rischi/dolori),
è anche un incontro privo di genuinità e di qualsivoglia
forma di gratuità[7],
non capace perciò di condurre ad una Vita Buona, né per
la persona né per la società nel suo complesso. E’ bene
notare, che il libro non si fa in alcun modo portatore
di nessun appello contro i mercati, o promotore di una
società libera da ogni tipologia di mercato[8],
infatti, sin dalle primissime pagine, si procede
opportunamente a puntualizzare come «una società priva
di mercati e contratti non sia una società decente» (p.
13); ma altrettanto invivibile -se non ancor peggiore- è
una società che ricorre solo e soltanto ai mercati come
strumento di regolazione di rapporti umani. Buona parte
delle pagine del libro, si muovono proprio a cavallo
dell’analisi di questo ostico terreno compreso tra
l’utopico “senza” e l’odierno “solo” mercato. I
“paradossi della felicità”[9]
che affliggono le nostre società di mercato, stanno
esattamente ad indicare a quale caro prezzo stiamo
pagando oggi il sacrificio del principio -potenzialmente
doloroso- di fraternità[10].
La grande sfida della post-modernità sarà perciò quella
di reintegrare, insieme agli altri due principi di
eguaglianza e legalità, anche il terzo principio
illuministico ovvero la fraternità: senza di essa, la
genuina reciprocità[11]
non potrà mai affermasi con successo all’interno dei
marcati.
Una riflessione offertaci da un economista, capace però
di far volare alto il suo sguardo, molto al di là
rispetto agli angusti confini disciplinari. Utilizzando
la “cassetta degli attrezzi” dell’economia ed
integrandola con opportune nozioni sociologiche e di
filosofia sociale, il saggio sviluppa un pensiero
sistemico e coordinato riguardo le relazioni umane (soprattutto
quelle di natura orizzontale) nella loro ontologia: esse
si impongono dunque quale naturale filo conduttore
dell’intera trattazione. Interessante, a questo stretto
riguardo, è l’analisi della variegata gamma delle forme
di relazionalità umana. Si argomenta con acume e rigore
teorico (ed è questa la maggior critica che Bruni
rivolge -in questa sede- alla dottrina economica) come
la scienza economica si sia miopemente evoluta basandosi
esclusivamente su una sola forma di relazionalità,
ovvero quella assimilabile all’eros (approccio
squisitamente strumentale, che fiorisce e appassisce
contestualmente alla soddisfazione del bisogno).
Abbracciando l’eros, l’economia, ha quindi trascurato la
philìa (amicizia ovvero cooperazione) ed emarginando
tout-cour l’agàpe (relazionalità espressione diretta di
gratuità incondizionale) poiché potenziale fonte di
sofferenza, data sua genetica impossibilità di poter
essere assoggettata a qualsivoglia controllo o dominio.
Concludendo, è prezioso mettere in rilievo la
particolare prospettiva attraverso la quale Bruni
conduce e sviluppa tutta la sua analisi: descrivendo e
stilizzando la dinamica socio-economica contemporanea,
egli non si pone mai in un’ottica esterna e sterile,
tipicamente eletta come l’unica prospettiva adeguata e
consona al ruolo scientifico dalla stragrande parte
degli economisti, bensì ci offre un’analisi cruda e
diretta esattamente dall’interno della realtà medesima,
condividendone in prima persona tutte le tensioni, le
problematiche e le contraddizioni che la
contraddistinguono. Proprio questa sua originale ed
efficace prospettiva di indagine, influenza in modo
fondamentale l’intero saggio: più che offrire risposte o
soluzioni, il libro risulta quindi sorprendentemente
capace di far scaturire nuove domande e nuovi stimoli
sui quali concentrarsi e poter riflettere, così da
rendere vero protagonista del volume ogni singolo
lettore che si cimenterà sua lettura.
BIBLIOGRAFIA:
Bruni, L. (2007), La ferita dell’altro: economia e
relazioni umane, Il Margine, Trento.
Baggio, A.M. (2007), a cura di, Il principio dimenticato,
Città Nuova, Roma.
Becattini, G. (2004), Introduzione, in Bruni, L. e Porta,
P.L. (2004), a cura di, Felicità ed economia, Guerini e
associalti, Milano.
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passioni tristi, Feltrinelli, Milano.
Bruni, L. (2004), L’economia, la felicità e gli altri,
Città Nuova, Roma.
Bruni, L. (2006), Reciprocità: dinamiche di cooperazione,
economia e società civile, Bruno Mondadori, Milano.
Bruni, L. e Sugden, R. (2007), The road not taken: how
psicology was removed from economics, and how it may it
might be brought back, The Economic Journal, 177
(January), pp. 146-173.
Bruni, L. e Sugden, R. (forthcoming), Fraternity: why
the market need not to be a morally free zone, in
Economics&Philosophy.
Colombo, G. (2003), a cura di, Persona e comunità, Città
Aperta, Troina.
Donati, P. e Colozzi, I. (2006), a cura di, Il paradigma
relazionale nelle scienze sociali: le prospettive
sociologiche, Il Mulino, Bologna.
Hicks, J. (1941), Education in economics, Manchester
Statistical Society, Manchester, April.
Latouche, S. (2001 tr. it.), L’invenzione dell’economia,
Arianna, Casalecchio.
Marzanati, A. e Mattioni, A. (2007), a cura di, La
fraternità come principio del diritto pubblico,
Città Nuova, Roma.
Sacco, P.L. Zamagni, S. (2002), Complessità relazionale
e comportamento economico: materiali
per un nuovo paradigma di razionalità, Il Mulino,
Bologna.
Sacco, P.L. e Zamagni, S. e (2006), a cura di, Teoria
economica e relazioni interpersonali, Il
Mulino, Bologna.
Scitovsky, T. (2007 tr. it.), L’economia senza gioia,
Città Nuova, Roma.
NOTE:
[1] Hicks, J.
(1941), Education in economics, Manchester
Statistical Society, Manchester, April.
[2]
Becattini, G. (2004), Introduzione, in Bruni, L.
e Porta, P.L. (2004), a cura di, Felicità ed
economia, Guerini e associalti, Milano.
[3]
Sacco, P.L. e Zamagni, S. (2002), Complessità
relazionale e comportamento economico: materiali per un
nuovo paradigma di razionalità, Il Mulino, Bologna.
Sacco, P.L. e Zamagni, S. (2006), a cura di, Teoria
economica e relazioni interpersonali, Il Mulino,
Bologna. Inoltre in Bruni, L. e
Sugden, R. (2007), The road not taken: how psicology
was removed from economics, and how it may it might be
brought back, The Economic Journal, 177 (January),
pp. 146-173. In prospettiva sociologica,
l’argomento è ben illustrato in Donati, P. e Colozzi, I.
(2006), a cura di, Il paradigma relazionale nelle
scienze sociali: le prospettive sociologiche, Il
Mulino, Bologna.
[4]
Argomento affrontato, in modo indipendente ma con
risultati convergenti a quelli dell’A., anche in
Colombo, G. (2003), a cura di, Persona e comunità,
Città Aperta, Troina.
[5]
Rimando inoltre all’analisi dei “beni di stimolazione”
contrapposti ai “beni di comfort” proposta da Scitovsky,
T. (2007 tr. it.), L’economia senza gioia, Città
Nuova, Roma. L’analisi della valenza e del ruolo dei
“beni relazionali”, è proposta dall’A. all’interno del
capitolo 6.
[6]
Spinoza intendeva con la definizione “passioni tristi”,
non la tristezza del pianto o della sofferenza, bensì
quella dell’impotenza, della frammentazione: la
tristezza prodotta dalla delusione e dalla perdita di
fiducia. E’ questo tipo di tristezza che spegne lo
slancio vitale delle persone e della società. Tale
pensiero è stato recentemente ben rivisitato in
Benasayag, M. e Schmit, G. (2004 tr. it.), L’epoca
delle passioni tristi, Feltrinelli, Milano.
[7]
«[…] dove il territorio dell’umano inizia con la
gratuità, che è sempre un’esperienza di relazione
interumana rischiosa e quindi potenzialmente dolorosa»
(p. 11).
[8]
Si tratta della prospettiva promossa dal gruppo di
ricerca francese del MAUSS. Argomentazione esposta in
Latouche, S. (2001 tr. it.), L’invenzione
dell’economia, Arianna, Casalecchio.
[9]
Bruni, L. (2004), L’economia, la felicità e gli altri,
Città Nuova, Roma.
[10]
Sul principio di Fraternità quale principio incompiuto
della modernità rimando a Baggio, A.M. (2007), a cura di,
Il principio dimenticato, Città Nuova, Roma. In
ottica pubblicistica, l’argomento è ben sviluppato in
Marzanati, A. e Mattioni, A. (2007), a cura di, La
fraternità come principio del diritto pubblico,
Città Nuova, Roma. Sul principio di fraternità in ottica
prettamente economica, dettagliata esposizione in Bruni,
L. e Sugden, R.(forthcoming), Fraternity: why the
market need not to be a morally free zone, in
Economics&Philosophy.
[11]
Bruni, L. (2006), Reciprocità: dinamiche di
cooperazione, economia e società civile, Bruno
Mondadori, Milano.