|
I DIRITTI
UMANI
Francesco Compagnoni
- Il cinquantesimo anniversario
della Dichiarazione Universale dei Diritti
dell'Uomo è un'ottima data per iniziare la
nostra rivista. Intendiamo infatti sviluppare una
visione del mondo umano ispirato alla tradizione
cattolica, intesa sia come forma specifica di
cristianesimo che come ecumenicità di visione.
Partiamo dalla pretesa ideale che esista nelle
scienze dell'uomo una sola verità e una sola
logica e che pertanto nessuno le possieda in toto
ma che tutti possono contribuirvi.
L'universalità delle poche certezze
raggiungibili sull'uomo, sulla sua storia e sulle
sue società danno sicurezza alla nostra ricerca
e l'indirizzano. Ugualmente l'esplicito e previo
riconoscimento dell'assoluta necessità e
dell'autonomia delle scienze umane per ogni
discorso più generale, permette di avanzare un
discorso etico metodologicamente corretto e
scientificamente fondato. Intendiamo pertanto
collaborare, partendo dalla nostra specifica
tradizione, allo sviluppo di una ricerca
sull'uomo, modesta ma tesa a portare una propria
'tessera' al grande mosaico comune che la nostra
generazione va componendo.
- Proprio con i diritti umani ci
troviamo davanti ad una costruzione di consenso
sociale unica nella storia dell'umanità, sia per
la sua estensione geopolitica che per quella
culturale. Il loro diffondersi, dapprima lento e
circoscritto alle élites emergenti di pochi
stati, è diventato sempre più veloce e ricopre
oggi virtualmente tutti gli stati della terra.
Stiamo andando, sembra, verso un consenso
mondiale su pochi principi orientativi della vita
sociale, statale e internazionale, che servano
proprio per la loro essenzialità da punto di
orientamento. Tale consenso è fondato
sull'intuizione basilare che ogni persona umana,
in quanto tale e non per la qualità delle sue
azioni, ha una intrinseca e autonoma dignità che
gli conferisce dei diritti e dei doveri nella
relazione con gli altri. Quanto all' origine
storica, c'è chi afferma che essi sono
espressamente nati per combattere il
cristianesimo in quanto forza sociale dominante -
la Cristianità - e quindi fa valere come prime
fonti rilevanti dei diritti umani quelle del XVII
secolo inglese e del XVIII secolo americano e
francese.Sono di questa opinione gli autori che
sostengono che alla Cristianità mancavano i due
diritti fondamentali quello della libertà e
quello dell' uguaglianza. Costoro però intendono
tali diritti in senso giuridico, pubblico e
privato, e non tengono conto, ad es., che sia
Paolo che Tommaso d'Aquino non respingono in nome
del cristianesimo la schiavitù come istituzione
sociale e giuridica ma vi pongono dei forti
limiti, tali da salvare l'autonomia
dell'interiorità della persona. Nella stessa
ottica, ci sembra errata l'affermazione corrente
che le teorie medievali del diritto naturale
siano state incentrate sui doveri e non sui
diritti. In realtà le teorie del diritto
naturale servivano nella riflessione politica e
nella prassi sociale a limitare i diritti del
sovrano e dei signori medievali. Era una
esplicita accettazione dell'antica teoria che il
potere politico era giustificato solo in funzione
del bene comune, con la conseguenza della giusta
morte da infliggere al tiranno in casi estremi.
Inoltre Papi come Leone Magno (V secolo) e
Gregorio Magno (VI secolo) con al loro
teorizzazione della dignità umana e
soprannaturale di ogni cristiano (in quanto
persona, non per meriti acquisiti) hanno dato un
contributo teoretico che ha permesso gli sviluppi
successivi del concetto di 'persona' in morale e
in filosofia del diritto. Anche i teologi
spagnoli del secolo d'oro (XVI secolo) sono da
considerarsi un essenziale punto di passaggio sia
teoretico-morale che pratico-politico. La portata
politica della loro teorizzazione e
sistematizzazione di quanto i missionari nelle
Indie stavano vivendo all'interno del regime
illegale istituito dai conquistadores non deve
essere sottovalutata, soprattutto se a motivo di
passate polemiche ideologiche confessionali o
anticlericali.Si può piuttosto dire che i
diritti dell'uomo come li intendiamo oggi
rappresentano la congiunzione fortunata del
diritto naturale medievale cristiano e dello
sviluppo della democrazia dell'epoca moderna in
Occidente. Senza queste due componenti non
avremmo la realtà odierna delle Dichiarazioni,
delle Convenzioni e dell'assunzione
costituzionale dei diritti dell'uomo.
- E' vero che dal punto di vista
teologico si può parlare di 'fondamenti biblici'
dei diritti umani in modo solo mediato,
indiretto; il che non significa però
assolutamente che sia corretto sottacere
l'apporto scritturistico. Ci riferiamo, infatti,
al concetto di persona che nasce all'interno
della nostra civiltà sotto la spinta della
Rivelazione giudeo-cristiana. La visione
creazionista, quella cristocentrica e quella
escatologica, tutt'e tre essenziali
all'elaborazione della teologia del
cristianesimo, hanno dato un nuovo senso alla
storia dell'uomo e quindi alla nozione di
'persona umana' stessa. Con questa nuova
dimensione inizia - o forse continua con una
decisiva impennata - lo sviluppo storico che ha
portato agli attuali standards criteri per
misurare il comportamento sociale e politico
all'interno delle società e di esse tra di
loro.Al centro del vivere sociale è posto
l'uomo, e non più le élites come espressione
superiore del rispettivo gruppo sociale. Non si
esaltano più le proiezioni collettive o
nazionalistiche di potenza bensì le prospettive
di sviluppo umano dei singoli e delle società.
La storia della civiltà umana, locale o globale,
non può essere riconosciuta come progressista se
non tende a realizzare una cultura
dell'assolutezza della persona e una politica
basata su di essa. Lo sviluppo personale e
sociale è possibile solo attraverso la
realizzazione nei fatti di alcuni valori morali
assoluti: valori che sono portati dalla persona e
da tutte le persone, sia come singoli che come
entità associative.Non dimentichiamo comunque
che J. Bentham (1748-1832) e J. Stuart Mill
(1806-1873), i due padri fondatori
dell'utilitarismo oggi dominante in etica, erano
per coerenza teoretica del tutto contrari ai
diritti umani.Se astraiamo dalla considerazione
storica e passiamo a quella descrittiva, possiamo
dire che oggi i diritti dell'uomo sono un insieme
teoretico e un fenomeno sociale mondiale che
fornisce un criterio ultimo di giudizio e di
intervento affinché la persona di tutti gli
uomini e le donne della terra venga a godere di
un minimo di uguali diritti e doveri
fondamentali. Deve, però, essere anche
sottolineato che non ci si può attendere dalla
realizzazione dei diritti umani la soluzione di
tutti i problemi etici emergenti nella vita
sociale. Essi ricoprono una parte soltanto del
campo della morale comunitaria, quello dei
rapporti tra cittadini e il potere politico, e
dei poteri politici tra di loro per quello che
riguarda alcuni diritti fondamentali di ogni
popolo.Ogni gruppo ideologico e ogni famiglia
spirituale dà ad essi un fondamento parzialmente
o totalmente diverso, ma questo non ha impedito
il loro splendido dilagare negli ultimi cinquanta
anni. Con la fondazione o la giustificazione dei
diritti umani si esplicita tutta la struttura
della visione della società, dei rapporti tra
politica ed etica, e in definitiva del senso
globale del vivere in società. Per questo è
naturale che ci siano tanti modi di affrontare la
loro fondazione / giustificazione. Le posizioni
teoretiche, comunque, che non affrontano il
problema o che negano la possibilità di una
fondazione/giustificazione - magari optando per
la prassi impegnata - non possono cooperare alla
soluzione di sempre nuovi problemi connessi con
l'esercizio dei diritti umani e con le nuove
formulazioni di essi. Si pensi ai problemi
dell'emigrazione dal sud al nord del mondo e a
quello dello sviluppo umano: come è possibile
anche solo impostarli se non si dispone di una
visione in qualche modo normativa di cosa sia la
persona umana?
- I diritti umani possono oggi
svolgere una essenziale funzione di solidarietà
e orientamento in una società pluralista non
solo per diversi filoni di idee, ma anche per
diverse provenienze culturali e continentali.
Infatti il principio formale: "Tolleranza
reciproca e rispetto delle tradizioni
altrui" non funziona più. Il consenso
fattuale generale si restringe continuamente e
non riguarda più alcuni valori essenziali alla
convivenza. Sembra che sia necessario, per far
funzionare la società e per ridare sicurezza
all'individuo, ritrovare un corpus minimo di
regole e di contenuti per le scelte collettive
che si possa esplicitare e quindi diventare
operativo nella discussione e nella ricerca
pubblica.Si deve anche considerare che il
rispetto conseguente, e non solo occasionale, dei
diritti umani comporta sempre costi politici ed
economici di vario genere. Da qui la
verosimiglianza che non vengano facilmente
rispettati dalle autorità né promossi dai vari
gruppi di rappresentanza di interessi settoriali.
Pur rispettando quindi la distinzione tra nozione
giuridica e nozione morale dei diritti dell'uomo,
sembra chiaro che le due dimensioni vanno di
fatto insieme: se è vero che senza diritti
codificati l'impulso morale ha poca presa reale,
è anche vero che senza quest'ultimo i primi
restano paragrafi vuoti di reticente applicazione
e di facile retorica. Ne segue, tra l'altro, la
necessità di una pedagogia dei diritti umani, la
necessità di apprenderli, di riapprenderli e
farli apprendere per la prima volta alle nuove
generazioni. Il nostro impegno come rivista
andrà anche in questo senso.
|