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Il Commercio internazionale dei servizi
Luigi Troiani
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L'articolo esamina lo stato attuale del commercio
internazionale dei servizi. Si definisce che cosa
costituisce un servizio e quali sono le diverse categorie
del settore, notando le difficoltà con i sistemi di
classificazione e la raccolta di dati sui servizi. Il
commercio internazionale in sè è cresciuto con tassi più
che doppi rispetto al pil nello scorso decennio.
Nell'ultimo anno per il quale esistono già i dati, 1999,
la crescita del commercio di servizi non è stata così
grande come quella dei beni tangibili, mentre il valore
aggiunto dei servizi continua a crescere più di quello
delle merci. Circa un quinto del commercio internazionale
è ora commercio di servizi. Vengono analizzate le
esportazioni e le importazioni per aree. Viene esaminato
da diversi punti di vista il possibile impatto della
liberalizzazione del commercio internazionale dei servizi
portata dalla GATS (General Agreement on Trade in
Services). Viene presentata la posizione dell'Italia in
questo commercio; in generale, il commercio dei servizi
è in stagnazione o in calo; ciò si avviene anche a
livello europeo. I dati evidenziano la povertà della
offerta tecnologica dell'Italia. L'articolo si conclude
con una considerazione relativa al dibattito sulla
liberalizzazione del settore dei servizi. L'Undp ha
fornito dati sull'esclusione dei paesi poveri
dall'infrastruttura tecnologica, ma questa stessa
tecnologia offre nuove possibilità ai paesi arretrati.
The article considers the present situation of
international trade in services. Definitions of what
constitutes a service, and what the different categories
of services are, are given, noting the difficulties
associated with systems of classification and data
collection. International trade itself has grown by rates
more than double those of GDP in the last decade. In the
last year for which data are available, 1999, growth in
trade in services was less than that of material goods,
while value added in the service sector continues to grow
faster than that in the goods sector. Around one fifth of
international trade is now in services. Exports and
imports by region are analysed. The possible impact of
the GATS (General Agreement on Trade in Services)
agreement is discussed from several points of view. The
position of Italy in this sector is presented; in
general, trade in services is stagnant or falling, which
also reflects the situation at European level. The data
shows up Italy's poor technological offering. The article
concludes with a consideration of the debate on the
liberalisation of the services sector. The UNDP has
provided evidence of the exclusion of poor countries from
the world's technological infrastructure, but at the same
time it is this same technology that offers new
possibilities to backward countries.
Catholicism and Politics in France, Part II
Hugues Puel
Quest'articolo segue la prima parte, pubblicata in
OIKONOMIA di febbraio 2001. Qui sono presentate altre due
figure: Robert Schuman e Eugène Descamps. E'
tratteggiata una corta biografia di entrambi, seguita da
una discussione dei loro contributi principali alla
politica in Francia. Schuman, con l'aiuto di Jean Monnet,
ha avuto un ruolo centrale nel lancio del Trattato
Europeo del Carbone e dell'Acciaio. Robert Schuman ha
fatto parte del Mouvement Républicain Populaire (MRP),
che sorse nella vita politica della Francia dai cattolici
coinvolti nella Resistenza. Schuman è un grande esempio
di un cristiano impegnato in politica, di chi porta
avanti una nuova idea geopolitica in modo umile e
concreto nel cuore di uno stato democratico laicizzato.
Eugène Descamps, formato nella Jeunesse Ouvrière Chrétienne
(GIOC), ha avuto un suo ruolo centrale nella
deconfessionalizzazione della confederazione cristiana
dei sindacati (CFTC) in Francia, dandole la possibilità
di diventare la prima confederazione nella Repubblica
francese (adesso nominata CFDT). L'articolo discute il
processo attraverso cui la CFTC è arrivata alla
deconfessionalizzazione, il ruolo di Eugène Descamps in
questo, e i contributi significativi della CFDT alle
politiche del reddito, il rinnovamento della sinistra
politica in Francia, e verso l'unità economica
dell'Europa.
This article follows on from Part I, published in the
February 2001 number of OIKONOMIA. Two further figures
are presented: Robert Schuman and Eugène Descamps. A
short biography of both men is given, followed by a
discussion of their main contributions to politics in
France. Schuman, with the help of Jean Monnet, was
instrumental in launching the European Coal and Steel
Community (ECSC). Robert Schuman was a member of the
Mouvement Républicain Populaire (MRP), which arose in
the political life of France from among the Catholics
involved in the Resistance. Schuman is a great example of
a Christian engaged in politics, who advanced in a modest
and effective way, at the heart of a secularised
democratic society, a new geopolitical idea. Eugène
Descamps, formed in the Jeunesse Ouvrière Chrétienne (Young
Christian Workers), was instrumental in bringing about
the deconfessionalisation of the Christian trade union
confederation in France (CFTC) and thus paving the way
for it to become the premier union confederation in the
French republic (now named the CFDT). The article
discusses the process by which the CFTC came to adopt
deconfessionalisation, the role of Eugène Descamps in
this and the particularly important contributions the
CFDT has made, in terms of incomes policy, the renewal of
the political left in France and towards European
economic unity.
Flessibilità del mercato del lavoro e reddito di base (Basic
Income)
Charles M. A. Clark
L'idea di fondo dietro il "reddito di base" è
molto semplice: dare a tutti un reddito che sia
sufficiente per vivere. Questo reddito non dipende dal
lavoro svolto nell'economia, ma dipende solamente dalla
cittadinanza. Sono sintetizzati e discussi i cambiamenti
attuali nel mercato del lavoro, in particolare i diversi
generi di flessibilità richiesti dalla "new economy".
Il compito principale del mercato del lavoro del futuro
è di trovare i meccanismi giusti per assecondare le
richieste della flessibilità della "new economy",
appoggiando la posizione del lavoratore in un ambiente di
alta mobilità del capitale e allo stesso tempo
assicurando la condivisione dei vantaggi del progresso
economico fra tutti i cittadini. Nel contesto dei
cambiamenti del lavoro, si considera come una politica di
reddito di base influisce sull'offerta e sulla domanda
del lavoro, esaminando il caso particolare dell'Irlanda.
Un elemento importante analizzato dettagliatamente è
l'effetto della sicurezza sociale sul mercato del lavoro.
Utilizzando i due indicatori, la "tax wedge" (il
"cuneo fiscale") e il "replacement ratio"
(il "rapporto di sostituzione"), si vede che
con un sistema di reddito di base i disoccupati hanno più
incentivi per entrare nel mercato del lavoro, mentre il
reddito di base fa sì che le madri con figli piccoli non
siano costrette a lasciarli a casa per guadagnare
abbastanza da vivere. L'articolo conclude con una
considerazione sull'effetto del sistema di reddito di
base sulla competitività di un paese, indicando che in
casi normali, dovrebbe essere positivo.
The idea behind "basic income" is very simple:
to give everyone a sufficient income for living. This
income does not depend on work done in the economy, but
only on citizenship. Present changes in the labour market
are summarised and discussed, in particular, the
different kinds of flexibility required by the "new"
economy. In the context of these changes, the influence
of a system of basic income on the supply and demand for
labour is outlined, using Ireland as an example. An
important element, discussed in detail, is the effect of
social security on the labour market. Using two
statistics, the tax wedge and replacement ratios, it can
be shown that with a system of basic income, the
unemployed have more incentives to enter the labour
market, while the basic income itself means that there is
not the same pressure on mothers with young children to
leave them at home in order to earn enough to live. The
article concludes with a consideration of the effect of a
basic income system on the competitivity of a country,
indicating that normally it should be positive.
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