First
International Meeting on Finance and the Common
GoodBioetica, Diritti Umani e Multietnicità
Stato di avanzamento della ricerca
Roberta Rondini
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Nota del redattore
Il lancio di un progetto di ricerca triennale con questo
titolo è stato presentato nel numero di ottobre 1999 di
OIKONOMIA. Qui è riportato lo sviluppo finora della
ricerca del suo secondo gruppo del lavoro. Il progetto è
finanziato dall'Istituto Veritatis Splendor di Bologna,
dal Progetto Culturale della Conferenza Episcopale
Italiana, dalla Pontifican Università San Tommaso e
dalla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Roma
Tor Vergata.
La ricerca si prefigge di studiare i problemi teorici e
pratici che sorgono in ambito sanitario, e più in
generale bioetico, dal mescolarsi delle etnie che sempre
più caratterizza le società avanzate e in particolare
il nostro paese. Fine della ricerca è acquisire
strumenti teorici per elaborare proposte operative da
offrire all'attenzione delle forze politiche e degli
operatori socio-sanitari.
Alla ricerca collaborano due distinti gruppi di lavoro
che, pur lavorando autonomamente, sono costantemente
chiamati a integrare le loro esperienze. Il primo gruppo,
affidato alla responsabilità di Francesco D'Agostino,
docente di Filosofia del diritto presso la facoltà di
Giurisprudenza della Università degli studi di Roma Tor
Vergata, acquisirà i dati teorici del problema, con
particolare attenzione alle diverse "scuole"
che in bioetica si contendono il terreno e ai particolari
problemi politici e giuridici che da esso derivano.
Il secondo gruppo, che farà capo a Francesco Compagnoni,
docente di Bioetica presso la facoltà di Scienze sociali
della Pontificia Università San Tommaso d'Aquino -
Angelicum, avrà lo scopo di rilevare come le strutture
medico-sanitarie italiane rispondono alle esigenze di
cura e prevenzione degli stranieri presenti sul
territorio nazionale.
La ricerca, di respiro triennale, ha preso l'avvio nel
dicembre del 1999 e si concluderà nel novembre del 2002.
Alla fine del triennio verrà presentato un rapporto
finale integrato e verrà promosso un convegno per la
presentazione pubblica e una prima diffusione dei dati
della ricerca.
Secondo Gruppo di lavoro
Individuazione del campo d'indagine
Una nota dolente che ricorre storicamente nelle indagini
relative all'immigrazione nel nostro paese, quella della
grave inadeguatezza dei sistemi informativi a dar conto
della complessità della fenomenologia, si ripresenta
anche per quanto riguarda l'aspetto socio sanitario.
Anche in tale ambito di analisi, infatti, ci si imbatte
nella mancanza di dati quantitativamente esaurienti e
statisticamente affidabili. È difficile, perciò,
ricostruire un panorama statistico di una qualche
soddisfacente esaustività.
Si spiega così la scelta di condurre l'indagine secondo
una metodologia qualitativa che può comunque assicurare,
seppure da un altro versante euristico, la significatività
dei risultati. Infatti, nella prima parte l'indagine ha
approfondito una conoscenza delle tematiche più
rilevanti attraverso interviste a testimoni privilegiati,
mentre nella seconda lascerà spazio ad una analisi del
funzionamento e dell'organizzazione di alcune strutture
sociosanitarie, pubbliche e del volontariato.
Ciò non ha significato, però, da parte del gruppo di
ricerca, la non considerazione dei dati quantitativi,
bensì l'utilizzazione di quelli disponibili per
evidenziare preliminarmente nella disomogeneità delle
informazioni - per modalità di raccolta e di
classificazione e per tipologia d'utenza - l'evoluzione
della condizione dell'immigrato nel nostro paese.
Tale ricognizione è stata lo strumento indispensabile
per procedere:
- all'individuazione delle comunità straniere la cui
presenza è numericamente rilevante sul territorio
nazionale.
- All'individuazione delle aree geografiche, delle
regioni e, o, delle province all'interno delle quali è
maggiore la concentrazione degli stranieri.
- All'individuazione di differenze significative
all'interno delle comunità straniere.
Parte integrante dell'indagine sarà anche l'analisi
delle problematiche sanitarie riguardanti gli zingari
presenti nel nostro paese. Tale opzione s'impone a motivo
della specificità della cultura nomade, anche se giova
ricordare che una percentuale elevata di coloro che
appartengono a questa minoranza sono nati in Italia e
possiedono la cittadinanza italiana (circa il 75%,
secondo il censimento svolto dall'Opera Nomadi all'inizio
degli anni novanta).
A tale scopo, sono state individuate e utilizzate le
fonti già da tempo accreditate per delineare le
modificazioni avvenute nel corso dell'ultimo anno per
quanto riguarda le politiche sanitarie e la normativa;
particolare attenzione è stata posta, in primo luogo,
alla nuova legge sull'immigrazione (n.40/98) e, in
secondo luogo, all'emanazione del Piano Sanitario
Nazionale (PSN) per il triennio 1998-2000 (che prevede,
tra l'altro, di garantire agli immigrati l'accesso
all'assistenza sanitaria, secondo le normative vigenti).
In particolare, l'approvazione della legge 40 del 1998 e
l'emanazione del Regolamento d'attuazione del Testo unico
delle disposizioni concernenti la disciplina
dell'immigrazione e norme sulla condizione dello
straniero (Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n.286)
hanno rappresentato un consistente passo in avanti nel
considerare e nell'affrontare il fenomeno
dell'immigrazione non più come emergenza bensì come un
fenomeno sociale stabile e consolidato, meritevole di
provvedimenti approfonditi e meditati.
Pur nella constatazione che si tratti di un cammino
ancora agli inizi e che dovrà sempre più intensamente
coinvolgere i livelli amministrativi locali, non si
possono non sottolineare gli evidenti spiragli che sono
stati aperti dal punto di vista delle problematiche
sanitarie che la ricerca affronterà. Soprattutto, giova
ricordare l'introduzione della norma che consente a tutti
i cittadini stranieri, presenti regolarmente o meno sul
territorio nazionale, di accedere alle prestazioni
preventive, curative, riabilitative.
In parallelo è in corso l'analisi della letteratura più
significativa relativa alla situazione italiana, al fine
di delineare lo stato dei servizi medico-sanitari offerti
e fruiti dagli immigrati e le riflessioni scientifiche
avviate nell'ultimo periodo.
Obiettivi
L'obiettivo generale del secondo gruppo di ricerca,
attivo presso la facoltà di Scienze Sociali
dell'Angelicum, è, dunque, quello di rilevare come le
strutture medico sanitarie rispondono alle esigenze di
cura e prevenzione degli stranieri presenti sul
territorio italiano, con particolare riferimento alle
questioni di mediazione culturale connesse alla fruizione
dei suddetti servizi.
Obiettivi più specifici dell'indagine sono:
1. La rilevazione delle modalità con cui le strutture
pubbliche e private d'assistenza sanitaria rispondono in
maniera differenziata alle esigenze di cura e prevenzione
degli stranieri.
2. La rilevazione delle esigenze di prevenzione e cura
dei vari gruppi etnici, o relativamente ai paesi di
provenienza, rimaste tuttora inevase e di quelle cui si
riesce a dare risposta in modo diffuso e sostanziale.
3. La individuazione delle cause che impediscono agli
stranieri di fruire degli stessi servizi sociosanitari
offerti ai cittadini italiani (con particolare attenzione
a variabili come: il linguaggio, le modalità di
comunicazione, la disponibilità e l'accessibilità dei
servizi, l'eventuale inadeguatezza della normativa e/o
della sua applicazione).
4. La individuazione delle possibili risposte per quanto
riguarda il miglioramento dell'organizzazione di servizi
medico-sanitari di cura e prevenzione rivolti agli
stranieri.
5. La individuazione d'eventuali aspetti problematici,
che possano configurarsi come aree di gravi violazioni
dei diritti umani.
Ipotesi
Il gruppo di ricerca ha ipotizzato che, nel corso
dell'ultimo decennio,
- il variare numerico e qualitativo dei flussi migratori
e l'evoluzione della normativa ha prodotto una
trasformazione dell'intera fenomenologia socio sanitaria;
- questa trasformazione è stata caratterizzata da un
progressivo emergere della presenza del servizio
sociosanitario pubblico e da un parallelo cambiamento del
ruolo delle strutture del volontariato.
Costruzione dello strumento di indagine e individuazione
dei testimoni privilegiati
1. Lo strumento di indagine
A questo punto, è iniziata la costruzione del
questionario che è servito a garantire lo schema formale
di riferimento comune a tutti gli intervistatori,
indispensabile per ridurre al massimo l'incidenza di
elementi soggettivi nella conduzione delle interviste.
Particolare attenzione è stata prestata ad alcuni
aspetti di una certa rilevanza. In primo luogo, la
conoscenza delle trasformazioni intervenute negli ultimi
anni a livello quantitativo ha consentito
l'individuazione delle comunità straniere più
rappresentate e quindi ha indirizzato il percorso di
ricerca secondo direttrici significative.
In secondo luogo, come era nelle premesse, un intervento
analitico è stato condotto sulla "mediazione
culturale" che, a detta di alcuni esperti e addetti
ai lavori, non sembra ancora essere stata
sufficientemente sperimentata e valutata sul campo. Al
contrario, tale aspetto è molto interessante da
approfondire in considerazione dell'influenza che
l'introduzione del mediatore come figura professionale ha
avuto nel funzionamento di molte strutture pubbliche e
private che lavorano con gli immigrati.
Si tratta di una funzione di collegamento e ponte tra
realtà culturali, linguistiche, religiose, sociali
spesso estranee, quando non escludentesi nella non
conoscenza reciproca. In contesti spesso molto lontani
tra loro, nei quali la difficoltà di comunicazione
costruisce barriere insormontabili, l'introduzione della
figura del mediatore culturale ha rappresentato in
moltissime situazioni la soluzione dei problemi. Ciò è
avvenuto in molti ambiti, in quello scolastico, in quello
relativo ai servizi educativi per la prima infanzia, nei
centri interculturali, e, ovviamente, nelle strutture di
assistenza sanitaria. In ambito sanitario però la
consapevolezza delle difficoltà e dei rischi che una
mancata comunicazione può comportare è molto presente
ma non è chiaro se, univocamente, sia condivisa la
valutazione dell'importanza di tale ruolo.
Se il mediatore culturale agisca facilitando la
comunicazione e la comprensione tra persone di culture
diverse, allontanando malintesi pericolosi determinati da
diversi sistemi di codici e valori culturali o se, al
contrario, si inserisca come possibile elemento
perturbatore in una relazione tanto delicata quale quella
tra medico e paziente.
La strategia metodologica ha, pertanto, tenuto in gran
conto, nell'approntare lo schema di intervista, la
complessità dell'interazione dei fattori culturali e
l'incidenza di questi nel favorire o deviare la
comunicazione tra pazienti stranieri di differenti
nazionalità e culture e operatore sanitario. Nella
strutturazione e nella formulazione delle domande, i
diversi aspetti legati alla comunicazione, in particolare
quelli collegati alle difficoltà terapeutico-relazionali,
sono stati ampiamente considerati.
Sono dunque queste le aree tematiche ritenute
significative:
- In primo luogo, la conoscenza delle trasformazioni
intervenute negli ultimi anni a livello quantitativo che
ha consentito di individuare le comunità straniere più
rappresentate nel nostro paese.
- In secondo luogo, la complessità dell'interazione dei
fattori culturali e l'incidenza di questi nel favorire o
deviare la comunicazione tra pazienti stranieri di
differenti nazionalità e culture e operatore sanitario.
- In terzo luogo, l'analisi del tema della "mediazione
culturale".
2. I testimoni privilegiati
Nella prima fase dell'indagine, conclusa a fine 2000,
sono state condotte circa 40 interviste a testimoni
privilegiati, individuati tra i rappresentanti delle
comunità straniere in Italia, delle organizzazioni di
Terzo Settore e del volontariato che operano nell'ambito
della tutela e dell'assistenza agli stranieri e agli
zingari, delle istituzioni, degli enti locali e delle
ASL, individuati secondo il criterio della significatività
dell'area su cui operano e della innovatività degli
interventi svolti, di esperti di problemi
dell'immigrazione, della salute pubblica,
dell'organizzazione e valutazione dei servizi sociali e,
infine, i mediatori culturali.
Pur non trattandosi di una indagine quantitativa, con la
necessità quindi di una rappresentazione campionaria ben
distribuita, si è cercato, compatibilmente con le
dimensioni della ricerca, di garantire una certa
rappresentatività, sia geografica sia, in particolare,
per quanto riguarda le strutture sociosanitarie e le
organizzazioni di volontariato e del privato sociale.
Realizzazione di 12 studi di caso su strutture che
operano fornendo servizi medico-sanitari agli immigrati.
Nella seconda fase dell'indagine, iniziata nel 2001,
saranno realizzati 12 studi di caso su strutture che
operano fornendo servizi medico-sanitari agli immigrati,
con l'intento di verificare il funzionamento,
l'organizzazione e l'evoluzione delle stesse.
L'individuazione delle strutture pubbliche e private da
sottoporre ad osservazione avviene soprattutto secondo i
criteri della significatività: o perché operano su aree
dove la presenza d'immigrati è rilevante o perché
offrono servizi particolarmente innovativi. A questo
scopo ci si è avvalsi anche delle indicazioni emerse
dalle interviste ai testimoni privilegiati.
Infine, l'individuazione delle strutture sottoposte a
studi di caso risponde anche a criteri di distribuzione
geografica: nel Nord, nel Centro e nel Meridione.
Gli studi di caso, che sono in procinto di essere
condotti, si concentreranno sull'analisi di figure -
chiave della struttura da esaminare, sulla raccolta di
dati statistici disponibili, su documentazione
disponibile e relativa a progetti mirati in modo diretto
e indiretto alla fornitura di servizi di prevenzione e
cura per gli immigrati.
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