Il commercio internazionale dei servizi Luigi Troiani Nella
crescita dei paesi economicamente più avanzati, nello
sviluppo dei paesi economicamente arretrati, il commercio
internazionale è fattore di forte rilievo. A
prescindere dagli eccessi di strategie di sviluppo
fondate esclusivamente sullexport led
growth (che possono tradursi in impoverimento delle
opportunità di un paese, in particolare della parte meno
favorita della popolazione)[1], le vendite sullestero hanno la
caratteristica di promuovere posti di lavoro, avanzamento
tecnologico, ricavi in divisa. Nello
scorso decennio il commercio internazionale è cresciuto
con tassi più che doppi rispetto al prodotto interno
lordo, Pil: contro un tasso annuo medio di crescita del
Pil mondiale del 3%, il commercio è lievitato in volume
del 6,7% lanno. Nel rapporto in valore con il Pil
mondiale (commercio/Pil), il commercio è passato dal 19%
del 1990 al 24% circa del 1999. In termini nominali, con
base il dollaro statunitense, la crescita totale nel
decennio è stata del 55%, passando da 4.300 a 6.700
miliardi di dollari. In quellultimo anno del
decennio, dopo la pausa nella crescita derivante dalla
crisi asiatica avvenuta subito dopo la metà degli anni
90, il commercio di beni e servizi è salito del 4,5%
con una netta accelerazione a fine anno. Nellultimo
trimestre, lespansione ha superato il 6,5% medio
registrato negli anni Novanta. In valore lexport
globale è aumentato del 3,5%, raggiungendo i 5460
miliardi di dollari. Alcuni richiami e
definizioni Adam
Smith (1723-1790, The Wealth of Nations è del 1776),
dimostra che il commercio internazionale conviene a
tutti, e che, specializzandosi in un certo prodotto e nel
suo commercio, un paese incontra la propria fortuna. Il
commercio con partner esteri promuove la
specializzazione; la specializzazione a sua volta
incrementa le dosi di produttività. Nel lungo periodo lincremento
di commercio e di produttività innalza gli standard di
vita di chi è coinvolto nel gioco virtuoso del commercio
internazionale. David
Ricardo (1772-1823), maestro nellutilizzo della
teoria dei costi comparati, preciserà che il commercio
convince un produttore, quando deve allocare risorse
aderire ai risultati offerti dal vantaggio comparato.
Ricardo dimostra che ciò finisce per accadere anche nel
caso di produttore che voglia mantenere una produzione
non razionale, che cioè non tenga in conto i
vantaggi suggeriti dalle operazioni commerciali con altri
paesi basate sulla specializzazione e la teoria del
vantaggio comparato. Si
fa commercio internazionale per la diversità tra paesi
nelle condizioni di produzione, per i costi decrescenti
di produzione, per la differenza di gusti tra le nazioni.
Queste sono state le motivazioni del grande impulso al
commercio avvenuto ovunque, in forme dapprima primitive
poi più avanzate, come ad esempio nel mar Mediterraneo
già allepoca fenicia e greco-antica. In tempi
vicini, è stato il commercio a spingere la curva della
prosperità nelle nazioni europee a partire dal
Cinquecento, in particolare dopo la scoperta del
continente americano e lavvio dellepoca
coloniale. Angus Maddison ha scritto: Fino al XIX
secolo la prosperità crebbe attraverso il commercio ...
Ci fu unintera successione di nazioni ricche che
costruirono la propria fortuna a spese dei rivali. Per
esempio, Spagna e Portogallo sostituirono Venezia e
Genova come principali commercianti con i paesi dellest,
allontanando verso lAsia dal Mediterraneo le vie
del commercio. La prosperità olandese fu raggiunta
erodendo gli imperi commerciali portoghesi e spagnoli ed
impoverendo le regioni meridionali dei Paesi Bassi (lattuale
Belgio). Lespansione commerciale inglese e francese
del XVIII secolo avvenne in larga parte a spese dellOlanda[2]. Nellandamento
della storia, il commercio internazionale si è
presentato soprattutto come vendita e acquisto di materie
prime e commodities, di prodotti agricoli, di manufatti
derivati prima dallartigianato poi dallindustria. Per
quanto riguarda i servizi, questi da sempre risultano
commerciati tra le nazioni. Quando egizi, fenici, greci,
romani, spedivano le loro navi nel Mediterraneo,
utilizzavano modalità arcaiche di noli, servizi
portuali, lettere di pagamento. E sempre ci sono stati
viaggiatori e turisti che hanno soggiornato in locande,
acquistato biglietti, ceduto o rilevato cultura e
invenzioni (il moderno copyright). Da sempre monete,
servizi di banchi di credito e pegno, hanno sostenuto i
rapporti internazionali tra popoli e nazioni.
Solo nei decenni recenti queste (ed altre) attività di
servizio hanno però trovato una crescita quantitativa e
una caratterizzazione qualitativa tali da schizzare verso
valore aggiunto e cifre complessive di tutto rispetto. I
servizi sono così divenuti una voce di primario
interesse delle bilance commerciali delle nazioni. La
massa di esportazioni manifatturiere mondiali superò in
valore le esportazioni di partite agricole solo nel 1957.
Mezzo secolo dopo le esportazioni mondiali di servizi
giungeranno a rappresentare quasi un quarto del commercio
mondiale. Per
servizi scambiati internazionalmente si intendono qui
tutte le transazioni che hanno per oggetto attività
terziarie che transitano attraverso le frontiere statali,
e come tali sono registrate dalle autorità doganali e/o
monetarie. Sotto
il termine servizi si ritrovano le attività
o i beni immateriali internazionalmente classificati come
tali. Trattasi di un settore esteso, tuttora in crescita,
che appare spesso di difficile interpretazione. Esso
include beni e attività di confine,
identificabili sia come secondario che terziario, tanto
da creare non pochi problemi agli statistici, ai
rilevatori, alle autorità fiscali e doganali. Nessuna
attività economica corrisponde come i servizi alla
destrutturazione che va assumendo il sistema
contemporaneo della produzione e degli scambi. Il de-materializzarsi
e il de-territorializzarsi del sistema economico
mondiale[3], i due massimi fenomeni delleconomia
contemporanea, hanno contribuito alla creazione di una
struttura economica-mondo che rende spesso difficile la
differenziazione netta tra settori economici, tenuti
invece ben distinti dalleconomia tradizionale. Il
settore servizi è certamente elemento preponderante
della cosiddetta economia intangible (dei
beni in-toccabili), e immaterial (dei beni im-materiali). Per
avere unidea delle dimensioni di un fenomeno che
qui si analizza esclusivamente nel rapporto con lestero,
si pensi che nellEuropa comunitaria (Eurostat,
99) i servizi commerciali (esclusi quindi quelli,
vastissimi, pubblici) contano per il 50% del Pil: erano
soltanto il 36% del Pil ancora nel 1970. Il commercio
interno, la distribuzione commerciale, conta per il 13%.
In quanto a contributo alloccupazione la
distribuzione interna conta per il 16%: in Italia le
cifre sono anche più alte, con quasi il 20% del Pil e
circa 5 milioni di occupati. Ciò
premesso, si consideri quali attività economiche sono
considerate, dallOrganizzazione mondiale del
commercio, Omc, servizi commerciali[4]. Ci si riferisce a volumi e valori
attinenti esclusivamente servizi che attraversino le
frontiere (cross frontier), escludendo non solo il
commercio interno di servizi esplicati allinterno
di un paese, ma quei servizi che non sono venduti e
vendibili. Tali attività economiche comportano attori di
paesi diversi, transito attraverso le frontiere di beni
registrati, con pagamenti internazionali[5], ovvero con scambio di pagamenti e
ricchezza che superino le frontiere tra paesi. Non sono
comprese le vendite di servizi interne a un paese, né le
vendite cross frontier di servizi pubblici o a utilità
pubblica gestiti dallo stato o entità pubbliche, a meno
che non siano strettamente commerciali (es: monopolio
pubblico delle telecomunicazioni in alcuni paesi, vendita
dei servizi collegati). La
classificazione della ricchezza venduta e vendibile, in
questambito, viene distinta dallOmc in due
grandi gruppi di beni: ·
commercio di merci (agricole, minerarie, industriali) ·
commercio di servizi commerciali (trade in commercial
services). Ci si
occupa qui esclusivamente della seconda categoria di beni.
Le cifre riportate, derivano dalle tabelle del Fondo
monetario internazionale, Fmi, basate sul manuale
statistico del Fondo. Per i paesi non aderenti al Fmi, i
dati sono derivati dalle statistiche nazionali (è il
caso della Cina). I
servizi commerciali sono divisi, dal Fmi, in altre
subclassificazioni: ·
trasporti, ·
viaggi, ·
altri servizi commerciali. Sotto
la categoria trasporti, si ritrovano tutti i
servizi legati al trasporto di persone e/o beni (mare,
aria, terra, acque interne, spazio e pipeline) realizzati
da residenti di uneconomia per residenti di unaltra
economia, che comportino trasporto di passeggeri,
movimento di beni (freight), noleggi e affitti (charters)
di mezzi di trasporto (carriers) con personale/equipaggio
(crew) e servizi ausiliari. Sotto
la categoria viaggi, sono compresi beni e servizi
acquisiti da viaggiatori singoli, per ragioni di salute,
studio, o altri fini, e da viaggiatori daffari. Il
viaggio non appare come servizio singolo, ma come insieme
di servizi legati ai consumi effettuati da un viaggiatore
durante i suoi trasferimenti. Si pensi allospitalità
alberghiera, allassunzione di cibo, ai trasporti o
al divertimento, ai presenti e ai souvenir acquistati. Sotto
la categoria altri servizi sono raccolte le
seguenti prestazioni: ·
servizi di comunicazione (telecomunicazioni, posta e
corriere) ·
servizi alle costruzioni ·
servizi assicurativi ·
servizi finanziari ·
servizi a computer e informazione (vi sono incluse le
agenzie di informazione) ·
diritti come royalties e licenze, pagamenti e ricevute
dalluso di attività (assets) intangibili non-finanziarie
e di diritti di proprietà intellettuale come patenti,
copyright, marchi, processi industriali, franchising ·
altri servizi daffari, come servizi legati al
commercio, leasing operativi (come il rent a car),
servizi daffari di calibro minore (traduzioni) e
servizi professionali (hostess, accompagnatori, autisti),
servizi professionali (avvocati, consulenti finanziari,
commercialisti, ricerche di mercato, inchieste dopinione,
progettualità architettonica o di arredamento,
agricoltura, miniere, elaborazione dati, ecc.) ·
servizi alla persona, culturali, ricreativi, inclusi gli
audiovisivi. Nello
scorso decennio i servizi ai trasporti sono cresciuti del
3,5% annuo, quelli collegati ai viaggi del 6%, gli altri
servizi dell8,5%. Il totale dei servizi
commerciali esportati, nel 99, è stato di 1350
miliardi di dollari, così suddivisi: 440 viaggi, 310
trasporti, 600 altri servizi. In
valore, ovvero in valore aggiunto, nel decennio, crescono
decisamente di più i servizi altri che hanno
più contenuto innovativo e tecnologico. Stagnanti i
valori dei servizi trasporti (che comunque, su base
mondo, scendono pesantemente in valori percentuali). In
quanto ai servizi legati ai viaggi, diminuiscono in
percentuale, si stabilizzano in quanto a valore, con
tendenza cauta allapprezzamento. Per
alcune delle ragioni esposte (immaterialità,
intangibilità, ubiquità dei servizi) ed altre che si
comprenderanno nel procedere del ragionamento, copertura
e comparabilità dei dati riguardanti il commercio dei
servizi presentano qualche problema. Ci sono paesi che
non raccolgono statistiche per certe categorie di servizi.
Ci sono transazioni della categoria servizi che nessuno
registra. Si pensi ai servizi trasmessi elettronicamente
allinterno di imprese transnazionali tra paese e
paese. Si pensi alle transazioni finanziarie che non
passano tra intermediari ufficiali. Ci sono poi i
pagamenti di servizi su base di compensazione (trasporti
ferroviari, servizi di comunicazione). Dubbi non mancano
neppure allinterno degli stessi enti internazionali
di rilevazione: sono tuttora in corso nei competenti
uffici del Fondo monetario, chiarificazioni sulla
raccolta dati. Il Bpm, Balance of Payments Manual del
Fmi, giunto alla 5a edizione, ha problemi di
assimilazione con la sua 4a edizione: i beni
procurati nei porti, come il carburante, per Bpm5 sono
merci (goods), per Bpm4 sono servizi (trasporto), lassicurazione
per il trasporto è trasporto in Bpm4 e
servizi di assicurazione in Bpm5. Si
tenga inoltre presente che, a livello di
concettualizzazione del commercio internazionale di
servizi, il Gats (General Agreement on Trade in Services)
ha elaborato 4 categorie di servizi commerciali: ·
servizi forniti dal territorio di un paese sul territorio
di un altro paese (es. le chiamate telefoniche
internazionali), con operazioni ufficialmente conosciute
come forniture cross-border) ·
servizi goduti da consumatori o imprese in paese diverso
da quello dorigine (es. il turismo), conosciuti
ufficialmente come consumo allestero ·
servizi forniti in paese diverso dal proprio, da impresa
straniera attraverso filiali o rappresentanze, con una
formula ufficialmente detta presenza commerciale ·
servizi offerti da soggetti che si spostano dal proprio
paese per effettuare forniture in paesi terzi (es.
modelle di moda o consulenti) realizzando unoperazione
classificata come presenza di persone in natura. Come cresce il
commercio e il commercio di servizi Nella curva
storica dello sviluppo economico, i servizi divengono
fenomeno di rilevanza macro nellultima parte del
secolo ventesimo. Nellepoca arcaica erano
agricoltura e minerario a rappresentare la parte
predominante delleconomia. Successivamente lindustria
ha assunto il ruolo di motore della produzione e delloccupazione.
Nelle società cosiddette postindustriali, i servizi
tendono a costituire, e nelle economie avanzate il
fenomeno è già completato, il settore più rilevante
del sistema economico, in termini sia di occupazione che
di contributo al prodotto interno. Il commercio di
servizi sta crescendo e assumendo rilevanza in questambiente
di sempre maggiore status del terziario rispetto a
industria e agricoltura. Si
è detto di come i servizi da sempre facciano parte degli
scambi tra i popoli. Negli scambi terziari odierni sincontrano
molti e diversi prodotti innovati: finanza,
accompagnamento e soft dellinnovazione tecnologica,
logistica di sistemi avanzati, formazione e istruzione,
copyright di invenzioni e stili, ingredienti della
cosiddetta nuova economia. La qualità e leccellenza
delleconomia contemporanea si combinano in molti
dei servizi commerciali scambiati internazionalmente. Andando
al concreto degli scambi, nel 99, ultimo anno con
dati completi disponibili per lanalisi, nonostante
il fatturato dei servizi sia cresciuto più di quello dei
beni manufatti, il commercio terziario ha manifestato una
crescita inferiore a quella del commercio di merci. Un
dato che non va ad intaccare la crescita maggiore che,
rispetto al commercio di manufatti, i servizi hanno
documentato nellarco dellintero decennio 1990-99,
e che andrebbe quindi interpretato come congiunturale,
risultando influenzato, ad esempio, dai prezzi in
crescita del petrolio. Il
commercio di servizi di mercato, nel 99, è salito
in valore dell1,5 per cento, contro il 3,5 per
cento di crescita del commercio di beni tangibili e merci.
E peraltro, nel confronto con il 98, nel 99
il commercio di servizi ha comportato luscita dalla
stagnazione certificata nei risultati dellanno
precedente, con una crescita che, seppure bassa in volume
e valori, ha toccato tutti indistintamente i maggiori
settori del terziario commerciale. Con la minore
performance nei servizi legati al trasporto, e la
maggiore nei servizi di viaggi/turismo. Interessante,
che il valore aggiunto dei servizi continui a crescere più
del valore aggiunto delle merci: mentre, a causa anche
della debolezza delleuro, i prezzi internazionali
delle merci sono in genere diminuiti nel corso del 99,
i prezzi dei servizi hanno dato un leggero aumento,
probabilmente anche a causa della forte presenza
statunitense (e quindi del dollaro Usa) nel commercio di
servizi. Questo però significa che la caduta della
crescita del commercio di servizi rispetto al commercio
di merci, riguarda pure il volume degli scambi. Nel
complesso, lo sviluppo del confronto tra commercio di
merci e di servizi, su base ultimo triennio, può essere
riassunto dalla seguente tabella 1[6]: Tabella
1
Esportazioni mondiali di merci e di
servizi commerciali 1997-99
Valore (tril. $) Crescita per anno
1999 1997 1998 1999
Merci 5,45 3,5 -1,5% 3,5%
Servizi commerciali 1,34 4,0 0,0% 1,5% Grazie
a questo sviluppo complessivo, circa un quinto del
commercio internazionale è ora commercio di servizi. Le
esportazioni globali di servizi commerciali sono
arrivate, nel 99, a 1,3 trilioni di dollari, con
una crescita dell1,5 per cento rispetto allanno
precedente. Guardando
alle aree e ai paesi coinvolti negli scambi di servizi
commerciali, appare evidente che le economie con più
forte crescita dellultimo decennio, Stati Uniti e
Asia, costituiscono le aree con più accreditato
dinamismo nel commercio di servizi anche nel 1999. Tra le
due aree si dà una rilevante differenziazione. Mentre
per gli Stati Uniti la crescita nelle importazioni di
servizi commerciali è inferiore a quella registrata per
le esportazioni, esportazioni e importazioni di servizi
in Asia si sono mosse alla stessa velocità, tra il 4 e
il 5 per cento. A bassa intensità invece, nel 99,
la crescita degli scambi di servizi in Europa
occidentale, addirittura in retrocessione rispetto al
98. E andata anche peggio la movimentazione
internazionale dei servizi commerciali nelle economie
europee di transizione. Il
commercio di servizi ha continuato a dare un interessante
contributo allo sviluppo: le esportazioni di merci dai
paesi economicamente più arretrati, durante il 99,
hanno coperto il 27,5 per cento delle esportazioni
mondiali, ma lesportazione di servizi commerciali
ha fatto registrare un rispettabile 23 per cento, con un
incremento di quattro punti rispetto allinizio del
decennio. La
tabella 2 sintetizza lo stato degli scambi di servizi
commerciali alla fine del 99, e il movimento nel
recente triennio. Nella classifica dei più grandi
esportatori di servizi, gli Stati Uniti continuano a
risultare al primo posto, con una massa di circa 252
miliardi di dollari, pari al 18,8 per cento delle
esportazioni totali mondo. Gli Usa sono anche il più
grande importatore di servizi, con più di 182 milioni di
dollari, e il 13,7 per cento della torta mondo. Il Regno
Unito è il secondo classificato in fatto di
esportazioni, con 101,4 miliardi di dollari, e il 7,6 per
cento delle esportazioni totali mondo. Per ambedue i
paesi il surplus nei servizi maschera Tabella 2
Crescita nel valore del commercio
mondiale dei servizi commerciali per aree, 1997-99
(in
miliardi di dollari e crescita percentuale)
Tabella 3
Scambi internazionali di servizi
commerciali, 1999
(in miliardi di dollari, % crescita
annua)
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